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IlParoliere
"NOI VI DIAMO LA PAROLA, VOI CI RACCONTATE IL MONDO".


Diario


20 novembre 2011

Lo Spread siamo noi

Lo spreadsiamo noi, nessuno si senta offeso,

 

siamonoi questa folla di indignati sotto il palazzo.

Lo spread,siamo noi, attenzione, nessuno si senta illeso,

Lo spreadsiamo noi, siamo noi questi mutui da pagare,

questebanche che ti chiamano per versare,

questi clientiche hanno sempre meno da prelevare.

 

E poiti dicono “Tutto va bene, tutti i ristoranti sono pieni la sera”

Ma èsolo un modo per spingerti a spendere comunque alla stessa maniera.

Però lospread non si ferma davvero davanti ad un premier secchione

lo spreadsfonda le porte delle fabbriche, le chiude

lo spreadesplode mentre schiacci un bottone

 

Lo spreadsiamo noi, siamo noi che riceviamo le lettere,

siamonoi che avevamo un lavoro, prima di vederlo perdere

 

No no no – si si si,

No no no - si si si,

No no no - no no no – no nono

 

E poi la gente, (perché è la gente che alza lo spread)

quando si tratta di doversela cavare,

te la ritrovi tutta insieme, negli uffici e nellepiazze

che cercano qualcuno da cui farsi raccomandare

Quelli che prendono euro a milioni

e quelli che non sanno cosa mangiare

Ed è per questo che lo spread lascia i lividi

perché sono gli stessi a doverlo pagare

Lo spread siamo noi, siamo noi padri e figli,

siamo noi, pensioni che salutiamo

Lo spread non ha rispetto né limiti,

Lo spread non lascia niente in mano

Lo spread siamo noi…Siamo noi, pure quando crepiamo…

 

No no no – si si si,

No no no - si si si,

No no no - no no no – SI SISI

 

Chiediamo scusa a quel grande maestro che è Francesco De Gregori, ma di questi tempi vale più lo spread della storia...Se ce la musicate e citate la fonte ci fate un piacere




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13 ottobre 2011

Pellegrini portabandiera? no grazie!

Ci fa piacere che Federica Pellegriniprovi fatica nel ricoprire il ruolo di portabandiera e lo abbia rifiutato. La bandiera è un oggettopesante che richiede anni di dedizione, di sacrificio ma anche un esempio diserietà e di amore per la maglia e sfortunatamente la Pellegrini ama solo séstessa, il suo personaggio, il gossip che raccoglie volontariamente, salvo poiusare i facili trucchi da attrici quando viene pescata in fallo, ovvero dare lacolpa ai giornalisti che la inseguono. Di recordman è pieno il mondo, dipersone che sono speciale perché uniscono veramente un paese e danno lasensazione di essere campioni nella vita di tutti i giorni, ce ne sono poche esi potrebbero scegliere proprio quelle ad occhi chiusi per il ruolo di portabandiera,dalla Idem alla Cagnotto, dai pallanuotisti ai tiratori italiani, gente che incarnail vero spirito olimpico e che si sudava il pass olimpico mentre la “GrandeFederica” spostava un po’ di gossip dalle aule parlamentari all’atmosferasobria di Shanghai durante i mondiali, come l’ape che passa di polline inpolline, la diva che dice “notatemi, sono la migliore e tutti gli uominivengono a me…”. Certo, per il triste periodo d’immagine che l’Italiaattraversa, la Pellegrini sarebbe degna rappresentante di una generazione e diquesti tempi per il paese, ma noi sinceramente vorremmo iniziare ad aspirare aqualcos’altro. Anzi, il vero errore lo ha commesso chi ha proposto questa improponibile candidatura.

Il Paroliere. 


6 ottobre 2011

Un testamento per il mondo

 

È morto sconfitto da qualcosa che non è riuscito a scoprire e difficilmente lo avrebbe fatto perché non era il suo ramo specifico, ma chissà se le sue scoperte tecnologiche un giorno non avranno un’influenza anche su questo. Steve Jobs muore ma lascia tanto al mondo, soprattutto in un periodo senza speranza. Le parole che pronunciò ai giovani dell’Università di Stanford il 12 giugno 2005 quando il tumore lo aveva già colpito, sono il suo manifesto, un invito ai giovani ma al mondo in generale. “Siate affamati, siate folli”, concluse. Il mondo ormai è senza fame, ragiona, anzi sragiona su conti, su economia virtuale, su macabri e vuoti giochi politici, sulla speculazione delle tragedie e di facili successi. Non esiste la follia positiva, ma solo quella del potere, quella assassina, quella ludica e senza significato. Il mondo avrebbe tanto bisogno di chi fa comunicazione ma non necessariamente deve esserne al centro. Jobs, con un stile asciutto, quasi poco coinvolgente, spiegava ogni scoperta, ogni innovazione in una conferenza stampa come poteva accadere per un docente in una qualsiasi università americana. Appariva raramente nelle pubblicità, nei lanci, nelle feste, nelle sponsorizzazioni. È incredibile, ma non ha vinto nessuno dei premi e delle chicche che oggi fanno tanto rumore, ma in fondo non sapeva che farsene. Fatto un passo avanti, ne pensava subito ad un altro e ad un altro ancora. E non per smania di soldi o di potere, ma di conoscenza, di innovazione, di piacere della scoperta e del suo fine ultimo. In un mondo dove una poltrona piccola o grande che sia o un gruzzolo in banca è un traguardo, Jobs ha fatto capire che un mondo di queste persone e con questi obiettivi è destinato a scomparire molto presso, schiacciato dalla sua insipienza. E forse rileggendo le righe qui sotto, qualcuno penserà che sono storie e cose rare, ma invece riguardano ciascuno di noi, il coraggio di osare, di sperimentare, di affrontare il mondo, senza prendere esempio da tanti pavidi, che si sentono già arrivati e chissà cosa vorrebbero insegnarci dall’altro dei loro troni. La vita va riempita, rinnovata, ogni giorno, comunque. Jobs si è addormentato ma le sue scoperte ogni giorno ci diranno di svegliarci.

 

Sono onorato di essere qui con voi oggi, nel giorno della vostra laurea presso una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. A dir la verità, questa è l’occasione in cui mi sono di più avvicinato ad un conferimento di titolo accademico. Oggi voglio raccontarvi tre episodi della mia vita. Tutto qui, nulla di speciale. Solo tre storie.
La prima storia parla di “unire i puntini”.
Ho abbandonato gli studi al Reed College dopo sei mesi, ma vi sono rimasto come imbucato per altri diciotto mesi, prima di lasciarlo definitivamente. Allora perchè ho smesso?
Tutto è cominciato prima che io nascessi. La mia madre biologica era laureanda ma ragazza-madre, decise perciò di darmi in adozione. Desiderava ardentemente che io fossi adottato da laureati, così tutto fu approntato affinché ciò avvenisse alla mia nascita da parte di un avvocato e di sua moglie. All’ultimo minuto, appena nato, questi ultimi decisero che avrebbero preferito una femminuccia. Così quelli che poi sarebbero diventati i miei “veri” genitori, che allora si trovavano in una lista d’attesa per l’adozione, furono chiamati nel bel mezzo della notte e venne chiesto loro: “Abbiamo un bimbo, un maschietto, ‘non previsto’; volete adottarlo?”. Risposero: “Certamente”. La mia madre biologica venne a sapere successivamente che mia mamma non aveva mai ottenuto la laurea e che mio padre non si era mai diplomato: per questo si rifiutò di firmare i documenti definitivi per l’adozione. Tornò sulla sua decisione solo qualche mese dopo, quando i miei genitori adottivi le promisero che un giorno sarei andato all’università.
Infine, diciassette anni dopo ci andai. Ingenuamente scelsi un’università che era costosa quanto Stanford, così tutti i risparmi dei miei genitori sarebbero stati spesi per la mia istruzione accademica. Dopo sei mesi, non riuscivo a comprenderne il valore: non avevo idea di cosa avrei fatto nella mia vita e non avevo idea di come l’università mi avrebbe aiutato a scoprirlo. Inoltre, come ho detto, stavo spendendo i soldi che i miei genitori avevano risparmiato per tutta la vita, così decisi di abbandonare, avendo fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. OK, ero piuttosto terrorizzato all’epoca, ma guardandomi indietro credo sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’istante in cui abbandonai potei smettere di assistere alle lezioni obbligatorie e cominciai a seguire quelle che mi sembravano interessanti.
Non era tutto così romantico al tempo. Non avevo una stanza nel dormitorio, perciò dormivo sul pavimento delle camere dei miei amici; portavo indietro i vuoti delle bottiglie di coca-cola per raccogliere quei cinque cent di deposito che mi avrebbero permesso di comprarmi da mangiare; ogni domenica camminavo per sette miglia attraverso la città per avere l’unico pasto decente nella settimana presso il tempio Hare Krishna. Ma mi piaceva. Gran parte delle cose che trovai sulla mia strada per caso o grazie all’intuizione in quel periodo si sono rivelate inestimabili più avanti. Lasciate che vi faccia un esempio:
il Reed College a quel tempo offriva probabilmente i migliori corsi di calligrafia del paese. Nel campus ogni poster, ogni etichetta su ogni cassetto, erano scritti in splendida calligrafia. Siccome avevo abbandonato i miei studi ‘ufficiali’e pertanto non dovevo seguire le classi da piano studi, decisi di seguire un corso di calligrafia per imparare come riprodurre quanto di bello visto là attorno. Ho imparato dei caratteri serif e sans serif, a come variare la spaziatura tra differenti combinazioni di lettere, e che cosa rende la migliore tipografia così grande. Era bellissimo, antico e così artisticamente delicato che la scienza non avrebbe potuto ‘catturarlo’, e trovavo ciò affascinante.
Nulla di tutto questo sembrava avere speranza di applicazione pratica nella mia vita, ma dieci anni dopo, quando stavamo progettando il primo computer Machintosh, mi tornò utile. Progettammo così il Mac: era il primo computer dalla bella tipografia. Se non avessi abbandonato gli studi, il Mac non avrebbe avuto multipli caratteri e font spazialmente proporzionate. E se Windows non avesse copiato il Mac, nessun personal computer ora le avrebbe. Se non avessi abbandonato, se non fossi incappato in quel corso di calligrafia, i computer oggi non avrebbero quella splendida tipografia che ora possiedono. Certamente non era possibile all’epoca ‘unire i puntini’e avere un quadro di cosa sarebbe successo, ma tutto diventò molto chiaro guardandosi alle spalle dieci anni dopo.
Vi ripeto, non potete sperare di unire i puntini guardando avanti, potete farlo solo guardandovi alle spalle: dovete quindi avere fiducia che, nel futuro, i puntini che ora vi paiono senza senso possano in qualche modo unirsi nel futuro. Dovete credere in qualcosa: il vostro ombelico, il vostro karma, la vostra vita, il vostro destino, chiamatelo come volete... questo approccio non mi ha mai lasciato a terra, e ha fatto la differenza nella mia vita.

La mia seconda storia parla di amore e di perdita.

Fui molto fortunato - ho trovato cosa mi piacesse fare nella vita piuttosto in fretta. Io e Woz fondammo la Apple nel garage dei miei genitori quando avevo appena vent’anni. Abbiamo lavorato duro, e in dieci anni Apple è cresciuta da noi due soli in un garage sino ad una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. Avevamo appena rilasciato la nostra migliore creazione - il Macintosh - un anno prima, e avevo appena compiuto trent’anni... quando venni licenziato. Come può una persona essere licenziata da una Società che ha fondato? Beh, quando Apple si sviluppò assumemmo una persona - che pensavamo fosse di grande talento - per dirigere la compagnia con me, e per il primo anno le cose andarono bene. In seguito però le nostre visioni sul futuro cominciarono a divergere finché non ci scontrammo. Quando successe, il nostro Consiglio di Amministrazione si schierò con lui. Così a trent’anni ero a spasso. E in maniera plateale. Ciò che aveva focalizzato la mia intera vita adulta non c’era più, e tutto questo fu devastante.
Non avevo la benché minima idea di cosa avrei fatto, per qualche mese. Sentivo di aver tradito la precedente generazione di imprenditori, che avevo lasciato cadere il testimone che mi era stato passato. Mi incontrai con David Packard e Bob Noyce e provai a scusarmi per aver mandato all’aria tutto così malamente: era stato un vero fallimento pubblico, e arrivai addirittura a pensare di andarmene dalla Silicon Valley. Ma qualcosa cominciò a farsi strada dentro me: amavo ancora quello che avevo fatto, e ciò che era successo alla Apple non aveva cambiato questo di un nulla. Ero stato rifiutato, ma ero ancora innamorato. Così decisi di ricominciare.
Non potevo accorgermene allora, ma venne fuori che essere licenziato dalla Apple era la cosa migliore che mi sarebbe potuta capitare. La pesantezza del successo fu sostituita dalla soavità di essere di nuovo un iniziatore, mi rese libero di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.
Nei cinque anni successivi fondai una Società chiamata NeXT, un’altra chiamata Pixar, e mi innamorai di una splendida ragazza che sarebbe diventata mia moglie. La Pixar produsse il primo film di animazione interamente creato al computer, Toy Story, ed è ora lo studio di animazione di maggior successo nel mondo. In una mirabile successione di accadimenti, Apple comprò NeXT, ritornai in Apple e la tecnologia che sviluppammo alla NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E io e Laurene abbiamo una splendida famiglia insieme.
Sono abbastanza sicuro che niente di tutto questo mi sarebbe accaduto se non fossi stato licenziato dalla Apple. Fu una medicina con un saporaccio, ma presumo che ‘il paziente’ ne avesse bisogno. Ogni tanto la vita vi colpisce sulla testa con un mattone. Non perdete la fiducia, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha aiutato ad andare avanti sia stato l’amore per ciò che facevo. Dovete trovare le vostre passioni, e questo è vero tanto per il/la vostro/a findanzato/a che per il vostro lavoro. Il vostro lavoro occuperà una parte rilevante delle vostre vite, e l’unico modo per esserne davvero soddisfatti sarà fare un gran bel lavoro. E l’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi.

La mia terza storia parla della morte.

Quando avevo diciassette anni, ho letto una citazione che recitava: “Se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, uno di questi c’avrai azzeccato”. Mi fece una gran impressione, e da quel momento, per i successivi trentatrè anni, mi sono guardato allo specchio ogni giorno e mi sono chiesto: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni volta che la risposta era “No” per troppi giorni consecutivi, sapevo di dover cambiare qualcosa.
Ricordare che sarei morto presto è stato lo strumento più utile che abbia mai trovato per aiutarmi nel fare le scelte importanti nella vita. Perché quasi tutto - tutte le aspettative esteriori, l’orgoglio, la paura e l’imbarazzo per il fallimento - sono cose che scivolano via di fronte alla morte, lasciando solamente ciò che è davvero importante. Ricordarvi che state per morire è il miglior modo per evitare la trappola rappresentata dalla convinzione che abbiate qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione perché non seguiate il vostro cuore.
Un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Effettuai una scansione alle sette e trenta del mattino, e mostrava chiaramente un tumore nel mio pancreas. Fino ad allora non sapevo nemmeno cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che con ogni probabilità era un tipo di cancro incurabile, e avevo un’aspettativa di vita non superiore ai tre-sei mesi. Il mio dottore mi consigliò di tornare a casa ‘a sistemare i miei affari’, che è un modo per i medici di dirti di prepararti a morire. Significa che devi cercare di dire ai tuoi figli tutto quello che avresti potuto nei successivi dieci anni in pochi mesi. Significa che devi fare in modo che tutto sia a posto, così da rendere la cosa più semplice per la tua famiglia. Significa che devi pronunciare i tuoi ‘addio’.
Ho vissuto con quella spada di Damocle per tutto il giorno. In seguito quella sera ho fatto una biopsia, dove mi infilarono una sonda nella gola, attraverso il mio stomaco fin dentro l’intestino, inserirono una sonda nel pancreas e prelevarono alcune cellule del tumore. Ero in anestesia totale, ma mia moglie, che era lì, mi disse che quando videro le cellule al microscopio, i dottori cominciarono a gridare perché venne fuori che si trattava una forma molto rara di cancro curabile attraverso la chirurgia. Così mi sono operato e ora sto bene.
Questa è stata la volta in cui mi sono trovato più vicino alla morte, e spero lo sia per molti decenni ancora. Essendoci passato, posso dirvi ora qualcosa con maggiore certezza rispetto a quando la morte per me era solo un puro concetto intellettuale:
Nessuno vuole morire. Anche le persone che desiderano andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E nonostante tutto la morte rappresenta l’unica destinazione che noi tutti condividiamo, nessuno è mai sfuggito ad essa. Questo perché è come dovrebbe essere: la Morte è la migliore invenzione della Vita. E’ l’agente di cambio della Vita: fa piazza pulita del vecchio per aprire la strada al nuovo. Ora come ora ‘il nuovo’ siete voi, ma un giorno non troppo lontano da oggi, gradualmente diventerete ‘il vecchio’ e sarete messi da parte. Mi dispiace essere così drammatico, ma è pressappoco la verità.
Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è secondario.
Quando ero giovane, c’era una pubblicazione splendida che si chiamava The whole Earth catalog, che è stata una delle bibbie della mia generazione. Fu creata da Steward Brand, non molto distante da qui, a Menlo Park, e costui apportò ad essa il suo senso poetico della vita. Era la fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer, ed era fatto tutto con le macchine da scrivere, le forbici e le fotocamere polaroid: era una specie di Google formato volume, trentacinque anni prima che Google venisse fuori. Era idealista, e pieno di concetti chiari e nozioni speciali.
Steward e il suo team pubblicarono diversi numeri di The whole Earth catalog, e quando concluse il suo tempo, fecero uscire il numero finale. Era la metà degli anni Settanta e io avevo pressappoco la vostra età. Nella quarta di copertina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna nel primo mattino, del tipo che potete trovare facendo autostop se siete dei tipi così avventurosi. Sotto, le seguenti parole: “Siate affamati. Siate folli”. Era il loro addio, e ho sperato sempre questo per me. Ora, nel giorno della vostra laurea, pronti nel cominciare una nuova avventura, auguro questo a voi.

Siate affamati. Siate folli.

 

Steve Jobs. Un uomo per il mondo e non nel mondo.


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5 ottobre 2011

La stagione dell'invisibilità

Quando parliamo di Moody’s, di Borsa, di grandi vertici economici, dovremmo pensare a Barletta e tante altre migliaia di piccole e grandi realtà cittadine dove “c’è la ditta”, dove “silavora”, ma non si prova mai a chiedere “come, quando, quanto, dove” e dove chi guadagna mette tutto in tasca, ma anch’egli è vittima di un sistema perverso dove chi produce non può più farlo serenamente e chi lavora sta zitto e fa finta di stare bene. È nel momento della tragedia che ci si accorge dell’immenso sommerso italiano. Cade l’operaio da un ponte di servizio,probabilmente immigrato, e solo dopo si sa che lavorava in nero, cade una palazzina e si sa che c’era il laboratorio, “una delle maggiori risorse e fonti di lavoro dell’area” dicevano in un servizio televisivo, come se tutte queste cose potessero classificarsi con il titolo di risorse e di lavoro. Per quante ore, con quali garanzie, con quale paga, in che condizioni ambientali? Domande che non servono, l’importante è lavorare, perché si sa, sono tempi di vacche magre e quindi meglio un centesimo in più stentato che uno in meno. È la logica dei nostri tempi e non appartiene solo al laboratorio clandestino ma che tutti conoscono in paese, all’impresa edile o agricola che risparmia sui contributi, ma si sta espandendo a macchia d’olio, anzi giustificando. C’è una grande impresa italiana che con referendum e gesti concreti sta facendo capire che d’ora in poi o si lavorerà alla cinese o alla brasiliana o si chiuderanno i battenti. C’è già un governo che vorrebbe rendere più facili i licenziamenti. Dove pensate finiranno queste persone? In un salotto, in un’altra grande holding mondiale oppure in un sottoscala? E quando ve ne accorgerete, quando crollerà ed andrete a recuperare i corpi? Buon giorno Italia!   


4 ottobre 2011

Umiliati ed offesi

Scegli la tua vittima, poi un buonavvocato, un buona strategia di comunicazione così da mettere il processo inpiazza e possibilmente in mani più grandi di quella di un’aula giudiziaria edil gioco è fatto. Ecco il messaggio che passa, l’ennesimo, dalla sentenza diAmanda Knox e Raffaele Sollecito e a chi ancora si chiede perché la gente siacosì forcaiola e poco convinta, forse basterebbe rispondergli con il crudorealismo di chi si sente Meredith Kercher o familiare di quell’ingenua vittima,finita nelle mani di chi…non ha commesso il fatto, pur avendovi concorso, dichi era inchiodato da un impianto accusatorio talmente forte in primo grado daessere poi asfitticamente smontato e vanificato nel secondo grado, dove non sipensa più alla scena del crimine, alle persone presenti, alle confessioni di unuomo già condannato, alle strategie difensive sempre più varie degli avvocati esi, diciamolo apertamente, alle pressioni di un paese che non aspettava altroche il momento di dare un ennesimo schiaffo morale alla giustizia ed al sistemaitaliano…E noi gli abbiamo accompagnato la mano, abbiamo preferito passare perincapaci e deboli piuttosto che per carnefici e senza diritto e tutto questo difronte ad un paese che non ha lesinato a condannare a morte pochi giorni fa unuomo condannato senza prove schiaccianti e con diversi testimoni che avevanoritrattato…Ma sì, in fondo all’Italia va bene così. Va bene continuare apensare che se sei colpevole il tuo dramma è solo se la coscienza ti impediscedi esserlo, il resto sono famiglie potenti, avvocati ricchi, pressioni mediaticheche aggiustano il look del colpevole (come hanno fatto i Knox per abbellire l’immaginedi una figlia che al processo rideva e si sbaciucchiava), o la potente famiglia, perfino accusato di voler insabbiare prove (che poi quale bisogno c'è di insabbiare con un figlio innocente, un grande avvocato, per giunta in Commissione Giustizia e tanta strategia di piazza?). E soprattutto piace pensare che la colpa è della giustizia e per chi la vuol vedere sul politico, della Magistratura. E il gioco è fatto e fa felici tutti, chi voleva umiliare in un colpo solo chi indaga e chi giudica. così anche gli italiani sono contenti, loro che sono abituati a dare sempre la colpa agli altri. Non sarà forse la vittima, la vera colpevole, per essersi trovata lì? Forse, la pensano proprio così. 


12 settembre 2011

L'11 settembre dell'Elefante

Il decennale dell’11 settembresarà ricordato per due cose, una che hanno visto tutto ed un’altra che sanno inpochi. Quest’ultima riguarda l’impossibilità americana di risarcire tutti iparenti delle vittime, compresi quelli colpiti da malattia professionale e non,dopo l’11 settembre 2001 ed i veleni sprigionati dal crollo. Negli Usa di Obamache hanno inseguito assistenza finanziaria ed in quelli di Bush che hannoglorificato pompieri e volontari, mancano nomi all’appello e garanzie per chiha perso i propri cari. E' l'America che ricorda, ma sta già andando troppo veloce e pensa più al Memoriale che alla memoria, ad innalzare un vessillo di potenza piuttosto che cercare ancora storie. Eppure, e questo è il secondo punto, l’America che hascelto Obama, che ha chiesto a gran voce il ritiro dei propri ragazzi dall’Iraqe dall’Afghanistan (senza ottenere ancora quest’ultimo), che è arrossita dirabbia e vergogna per le immagini di Guantanamo e per i segreti di Rumsfeld eCheney, ha applaudito accoratamente George Bush, ha preferito il suoriferimento patriottico alla preghiera di Barack Obama…Poco conta che questa crisi sia anche figlia degli ingenti investimenti bellici di Bush e la stanchezza versoil governo repubblicano quattro anni fosse evidente. Oggi, l’America in crisitorna a ripensare al bisogno di sentirsi forte, di scacciare i fantasmi dellarecessione, con i muscoli da superpotenza più che con i calcoli delpallottoliere. Quale sarà la migliore soluzione lo sceglieranno soltanto gliamericani nel 2012, ma se quegli applausi per Bush sono l’antipasto delconsenso di Rick Perry (che in fondo viene dal Texas come Bush ed appartiene aquel Tea Party che Bush, senza saperlo, ha fondato), allora vuol dire che gliUsa a dieci anni dall’incubo ne vogliono esorcizzare un’altra trincerandosi nelmito e nell’orgoglio. Agli americani non interessano le “Primavere” el’ecumenismo obamiano, anzi l’11 settembre risveglia il sospetto islamico, ilnon volersi sentire incalzati da Cina, Brasile, India o minacciati dall’Iran. Vecchieemozioni ma anche vecchie paure, unità ma anche testa alta. La crisi in un certo senso porta sempre a reazioni e ribellioni e la "ribellione" americana non è la piazza, ma la ricerca della superiorità perduta, la convinzione che tutto dovrà andare meglio e che non ci sono dubbi in questo e che non sempre conta la parola "insieme" per realizzarla, in fondo il mondo è il mondo, ma gli Usa sono un'altra cosa. Ecco perché dietro questo 11/09 c'è già un caldo 2012.     


9 settembre 2011

Siamo tutti Lavitola

Ci riprova il Capo dello Stato,per l’ennesima volta, a far capire che se l’auto sbanda continuamente forse nonserve cambiare auto e non è neppure colpa della strada, ma l’autista deveimparare a guidare o forse non pensare ad altro mentre lo fa. Il problema non èla Costituzione,. sono altre le priorità che in realtà non si vogliono affrontare.E’ Il Giornale di Sallusti che oggi annuncia candidamente che nella legge cheabolisce le province esiste un dispositivo per rimetterle. Si chiameranno areevaste, un altro contenitore vuoto che dovrebbe prendere ordini e competenzedalla regione ma mantenere quel circuito di cariche politiche, di lottizzazionidi partito che paradossalmente si può eliminare ormai solo con uno strumentoche fino a qualche anno fa era una barzelletta ed oggi è tornato ad esserel’ancora di speranza delle opinioni di un popolo: il referendum. E poi c’è ilpareggio di bilancio da introdurre nella Carta…Un altro specchietto per leallodole, perché non basta inserire le promesse in Costituzione, bisognamantenerle ed inserire il pareggio di bilancio vuol dire dissanguare le taschedegli italiani senza crearsi spiragli per un sviluppo. D’altronde non si puòpensare di passare da un debito epocale ad un 0 spaccato nella bilanciaentrate/uscite…Insomma sono gli italiani che devono cambiare e li aiuterebbesapere che è un errore fuggire ai Caraibi per sfuggire all’arresto ed è unerrore ancora più grave avvertirlo che ci sono i carabinieri sotto casa dagabbare…Se non si inizia da qui, non c’è debito che tenga. Siamo tutti Lavitola non vogliamo ammetterlo e questa Italia è colpa nostra, non solo di Silvio Berlusconi.  


8 settembre 2011

Silenzio, si paga!

…E scorre perfino liscio. L’ultimaversione della manovra è quanto di più desiderabile potesse riguardare iparlamentari, tutti i parlamentari: mantenimento dei doppi incarichi, nessunvincolo alla riduzione dei seggi, nessun taglio significativo (lo avevamoprevisto che se la sarebbero presa solo con il ristorante di Palazzo Madama,poveracci), l’Iva al 21% per tutti e la patrimoniale per 23mila persone. Unamanovra equa, anzi equina visto che potrebbe imbizzarrirsi nel passaggio allaCamera. Ma ciò che fa paura non è neppure questo che è già di per sé grave, mail sonno di un popolo e l’impotenza di un governo. L’Italia è ormai come ilKosovo, un paese ad amministrazione controllata, che deve solo verificare ognigiorno se la Borsa e lo spread (questo famoso confronto fra titoli di statotedeschi ed italiani) scende o sale. Il resto è competenza della BCE, all’occorrenzadi Germania e Francia. Berlusconi non è più un referente, Tremonti, esautoratodi fatto, nemmeno, l’opposizione, ancora meno e neppure il popolo lo è. Ilpopolo è annullato dal suo stesso governo. Dello sciopero della Cgil non sisono conosciuti né numeri, né opinioni, di Cisl e Uil si parla ormai comeorganismi paragovernativi, gli indignati si limitano ad “assaltare” PalazzoMadama ed è chiaro che sono bollati come Cobas o Centri Sociali, quindiininfluenti. Perfino quell’ “eroe” dei nostri giorni che si divertiva adiffondere i segreti della Casta di Montecitorio ha diffuso su facebook unappello a manifestare il 15 ottobre, ma ha raccolto poco entusiasmo. Contro chipoi? Contro tutti? E allora tanto vale delegare a Beppe Grillo. Contro ilgoverno? Ma, attenzione gente come Renzi o il caro nipote di Gianni Letta, persbaglio al Pd, non sono d’accordo, idem per Cisl, per Uil…Nei giorni scorsi inuna riunione di condominio per la sostituzione di un ascensore funzionante, misono opposto, ho fatto ostruzione, ma tutti sono già d’accordo per spendere12mila euro…Uno ha inveito contro di me, dicendo che aveva già tirato fuori isoldi e che io prendevo in giro. Gli italiani hanno capito: pagare, pagare ebasta e pensare come dice Vasco che domani sarà sempre meglio. Pensare...  


6 settembre 2011

Un colpo nel vuoto

Moody’s sta tagliando ormai scontatamente il rating dopo gli ultimi fallimenti finanziaria, la BCE ha capito di non potersi fidare di un paese che pensa di fare crescita rinviando le decisioni importanti e tagliando feste patronali e posti di lavoro in modo ideologico e quindi ha annunciato sanzioni e stop all’acquisto dei titoli italiani, il Capo dello Stato si dispera dietro una richiesta di efficacia ed unità che lui stesso riconosce come impossibile…Ed il governo? Per il governo va tutto bene. Anzi non c’è manovra migliore (ma dov’è la manovra?), si sta aiutando l’Italia ad uscire dal peggio e soprattutto si sta arrivando in sella al 2013. Per un presidente ancora costretto a difendersi dall’accusa di essere finanziatore di bulli e pupe l’obiettivo è arrivare al 2013, con i suoi pretoriani da tea party improvvisati e pazienza che il Bounty sia sotto ammutinamento con Formigoni che cerca sponda in Casini e nei cattolici, Tremonti che attende il colpo di spugna (comunque tardivo) della Lega, il fronte del Sud guidato da Alemanno, da siciliani e campani che tirano per la giacca Alfano. In questo scenario disarmante lo sciopero di oggi è una grande occasione. Il mondo infatti ancora una volta aspetta non solo risposte finanziarie ma anche umane e sociali e continua a chiedersi se sia possibile che uno stato sull’orlo del baratro possa permettersi un popolo rassegnato, un’alternativa in stato di coma, forze sociali che brindano col governo al fallimento, mentre in altre parti d’Europa e del mondo già monta l’indignazione costruttiva e la scelta del futuro (la Spagna in questo è precorritrice, visto che si è messa nelle condizioni di tranquillizzare i mercati, favorendo subito, da novembre l’avvio di una nuova stagione politica). Lo sciopero generali di oggi è più necessario di quanto si pensi, se sveglia coscienze e porta alla giusta indignazione e di questo liberali e progressisti, di destra e di sinistra non possono non essere convinti. Finalmente si batte un colpo...Altro che scelta sbagliata.   

Il Paroliere


5 settembre 2011

Lavoratori....prrrr!

Ed ora aspettiamo con ansia cosa avranno da dire i paladini del lavoro di Cisl e Uil, quelli che hanno garantito (a chiacchiere) a tutti i lavoratori della Fiat che l’azienda non sarà smantellata, invitandoli a votare Si, (eppure migliaia di persone di Termini Imerese ancora non sanno che fine faranno e difficilmente il buon Marchionne resisterà alla tentazione di non spostare la produzione di Cassino o Pomigliano fra Sudamerica ed India ed il quartier generale da Torino a Detroit) o che si sono vantati di “aver favorito le modifiche alla manovra sulle pensioni” senza neppure un’ora di sciopero…Vediamo se anche ora riusciranno nel miracolo oppure se in fondo la norma che lega i destini lavorativi di una persona alla contrattazione aziendale va bene anche a loro. D’altronde chi pranza con un ministro e cena con un altro o preferisce stringere la mano agli industriali e criticare gli altri sindacati, probabilmente pensa già al suo buen ritiro in qualche poltrona politica o in un altro degli istituti dorati in materia lavorativa esistenti solo in Italia (Cnel o Commissioni di Garanzia). Restano dunque le colpe della CGIL troppo morbida, prima di arrivare a questo 6 settembre, le insoddisfazioni degli industriali che ancora non sono contenti (chissà forse vorrebbero che le persone lavorassero a gratis) e l’ingenuità dei lavoratori, che non hanno capito quanto la paura e l’assoggettamento non li avrebbe mai salvato dalle decisioni di un governo che avrebbe scaricato su di loro errori e perdite economiche. Costretti a dichiarare, pagare e con la clava del licenziamento. Ed è comunque un bene che i lavoratori sappiano di essere soli, completamente soli alla mercé di chi li potrebbe licenziare anche per maternità, malattie perduranti, partecipazioni sindacali, utilizzando la scusa della ragione produttiva, che è in Italia peraltro è scarsa. E chissà se adesso che i lavoratori non hanno più nulla da perdere, perché tutto gli è stato tolto, capiranno che lasciarsi umiliare e credere nelle favole di alcuni sindacalisti o della Lega, il “nuovo partito degli operai” non è servito a nulla.

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