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Diario
6 febbraio 2010
Bollette gonfiate ENI: attenti agli inciuci ed alle soluzioni provvisorie
“Insomma ma alla fine le devo pagare o no queste bollette?”. E’ questa la domanda cui molti cercano una risposta (ed io ve la darò) e tante, tante ne stanno ricevendo da amministratori, patronati, sindacati, associazioni, amici di famiglia, dipendenti nel settore del gas, di diverso tipo. Vi dico cosa succederà perché già lo immagino perché la cosa inizia ad interessare enti pubblici ed è l’ora delle soluzioni diplomatiche ovvero spegniamo il fuoco prima e poi torniamo alla carica…
L’ENI vi risponderà che è disposta a “sospendere” provvisoriamente la bolletta per ulteriori verifiche e provvedere al ricalcolo della stessa. Dopo un po’ di tempo tutte quelle tariffe dal 2005 ad oggi che vorrebbero farvi pagare, saranno inserite nelle bollette in modo sempre più dilazionato oppure cumulate nei veri conguagli di fine anno.
Insomma rischiate di fare la fine di quella persona che pensando di essere stata curata, continuava ad essere avvelenata con piccole dosi di siringa sempre più letali.
Io credo solo nel popolo e solo il popolo può fare la sua parte, perciò fatela, fatela prima di tutti. Io ve lo consiglio ed il mio consiglio non è legge, ma un’opinione supportata da norme e fatti.
Prendete la bolletta ed andate in fondo. Troverete delle voci che si chiamano “Conguaglio tariffe di distribuzione” e Conguaglio tariffe di vendita”. Sommatele. Poi sottraete questa somma dal TOTALE, prendete un bollettino in bianco e ci scrivete la cifra e come causale: pagamento consumo periodo (X) con decurtazione dei conguagli tariffari. Mandate un fax all’ENI ed i numeri li sapete (non li mandate per posta perché i signori hanno solo una casella postale, perché non si prendono la briga di ascoltare e leggere le ragioni dei consumatori) in cui specificate che procederete a pagare solo il consumo e non i conguagli in attesa di chiarimenti sulle medesime, da parte dell’Autorità o di chi di competenza.
“Mi staccheranno il gas?”
No. Non possono farlo, perché voi state chiedendo una verifica e per tale motivo non possono neppure considerarvi morosi. Avete diritto ad una risposta. E poi non possono farlo se non con almeno la risposta obbligatoria e poi un preavviso sul possibile distacco per morosità. A questo poi ci si potrebbe opporre per via giudiziaria, ma questo è un altro discorso.
“Ma alla fine la bolletta sarà comunque cara?”
Se ve la fate rateizzare sì. Rischiate di pagare per tutto l’anno quote di 300-500 euro. Aprite gli occhi su tutte le voci. Le bollette gas sono complicate, ma sforzatevi o fatevi aiutare.
Non vi bevete la storia che tutto si risolve, che ci pensa l’Amministratore, l’Associazione. La bolletta è vostra ed arriva a casa vostra.
Mentre voi siete a penare, l’ENI, l’Italgas, la Snam non ha fatto nessun comunicato né locale, né statale, né scritto, né sul sito. Perché? Forse perché ronzano le orecchie.
MA SOPRATTUTTO FATE UN’OPERA DI BENE. CERCATE DI AVVISARE ED AIUTARE TUTTI QUELLI CHE NON CI SONO SU FB, GLI ANZIANI, GLI IMMIGRATI, QUELLI CHE SI STANNO RASSEGNANDO A PAGARE… SE OGNUNO DI VOI LO FA CON 10 PERSONE SPIEGANDOGLI IL PERCHE’, SARANNO IN 500 E POI ANCORA, ANCORA… QUESTA E’ LA VERA SFIDA!
| inviato da ilparoliere il 6/2/2010 alle 1:9 | |
5 febbraio 2010
Bollette gonfiate ENI: passiamo ai consigli concreti!
Dopo il commento di ieri, oggi ci siamo guardati attorno sul web ed abbiamo visto che il problema non riguarda solo la Puglia, ma anche altre regioni come la Campania e la Calabria, dove non operano aziende municipalizzate o altri fornitori e distributori minori del gas, ma sempre il colosso ENI con le sue pretese di rigonfiamento e retroattività delle tariffe. Tali bollette sono state recapitate in Calabria, in Basilicata ed anche in Campania, guarda un po’ in tutto il sud, a testimonianza che l’ENI ama divertirsi dove c’è meno informazione e meno scelta.
Ci siamo guardati ancora più attorno ed abbiamo visto uno schema di modulazione della diffida che potete copiare o ispirarvi per mandarlo all’ENI e contestare la bolletta ai numeri indicati.
http://blog.acerenza.info/wp-content/uploads/2009/12/Invito-e-diffida-ENI-S.p.a..pdf
Inoltre c’è anche una sentenza del Consiglio di Stato, la massima autorità giudiziaria amministrativa che ha dichiarato l’illegittimità della retroattività delle nuove tariffe stabilite per il servizio idrico in Sardegna dall’ATO competente.
E’ lo stesso caso, parliamo sempre di servizi pubblici essenziali e non differibili. Ecco qui riportati i concetti essenziali:
Consiglio di Stato decisione n.4301/2008
Va detto che chi sta affollando i call center e gli Energy store della ENI apostrofando quei poverini che lavorano a mille euro al mese, in realtà non può attendersi che gli dicano:”Non pagare” o “Tutto si risolverà”, perché possono farci ben poco. Pertanto chi non ha disposizione associazioni dei consumatori, patronati, si rivolga ai comuni, si rivolga alle Parrocchie, si rivolga insomma, a chi non chiede soldi e ci credo che ci saranno persone che lo faranno…
ENI
gas
bollette
| inviato da ilparoliere il 5/2/2010 alle 1:32 | |
4 febbraio 2010
Bollette gonfiate ENI: verità su coefficienti e bufala retroattività
Questo che posto stasera in realtà è il commento di una persona (che ha giustamente mantenuto l’anonimato) esperta nel settore del gas e con funzioni all’interno di una società di distribuzione del gas. Si è interessata al pezzo/appello di ieri ed ha chiarito un po’ di cose.
Sui nuovi coefficienti: li considera, dati alla mano, più convenienti. Il tempo lo dirà, ma per ora ha sicuramente ragione lui.
Diamo a Cesare quel che è di Cesare, ma ora Cesare dia a noi quello che è nostro e vuole retroattivamente toglierci. Anche il nostro “Lupodigubbio” non ha notizie di retroattività…
Io vi rinnovo i numeri per contestare, contattare, farsi sentire.
Autorità Garante per l’Energia ed il Gas
Sede Milano
Piazza Cavour, 5 - 20121 Milano
tel. 02655651 - fax 0265565266
Ufficio di Roma
Via dei Crociferi, 19 - 00187 Roma
tel- 066979141 - fax 0669791444
e-mail: info@autorita.energia.it
ENI
Piazzale Enrico Mattei
00144 ROMA
Piazza Ezio Vanoni, 1
20097 San Donato Milanese (MI) Tel. +39 02 52 01
ufficio.stampa@eni.com
ENI
bollette
coefficienti
| inviato da ilparoliere il 4/2/2010 alle 1:13 | |
3 febbraio 2010
Gas: un nuovo massacro per consumatori, pensionati e disoccupati
L’ENI ha il diritto di massacrare i clienti. Perfino le associazioni dei consumatori tendono per l’”elemosina della rateizzazione”. Ma andiamo con ordine. L’Autorità per il Gas e l’Energia ha disposto con le delibere 159/08, 64/09, 79/09 la nuova tariffa (tanto per cambiare in aumento) per i servizi di distribuzione e misura, la nuova tariffa di vendita ed il calcolo secondo coefficiente C, il cui calcolo è talmente ingarbugliato che sarebbe un’impresa spiegarlo, delle bollette sulla base del volume e non dei metri cubi. Tali tariffe si applicano dal luglio 2009 per il triennio 2010-2012, ma l’ENI e le altre consorelle minori si sono sentite in dovere di fare pressione per la retroattività delle tariffe sin dal 2005 (termine ultimo quinquennale per poter pretendere qualcosa dai cittadini). Risultato? Migliaia e migliaia di cittadini sono stati “colpiti” (o lo saranno) da bollette da pagare entro pochi giorni da un minimo di 500 euro ad un massimo di 2.000 euro per un normale consumo, solo perché l’ENI ha deciso di adeguare le tariffe all’indietro, tanto per lucrarci un po’ e di inviare a tutti i relativi conguagli. Non voglio pensare a come reagiranno i pensionati, i disoccupati a questa salata di pieno inverno ed in piena crisi!
Diciamolo a caratteri cubitali: QUESTE BOLLETTE SONO UN ILLECITO AUTORIZZATO.
Nessuna tariffa che valga per il futuro e stabilita per un triennio successivo può retroagire fino ai cinque anni precedenti. Pensate se oggi una banca decidesse di farvi pagare 20 euro ogni bonifico e vi chiedesse gli arretrati per i bonifici che avete pagato sinora 5 euro! E’ impensabile che l’Autorità assecondi questo furto nelle tasche delle persone. Era stata promessa un’informativa preventiva, ma i cittadini hanno conosciuto tutto ciò solo dalle bollette “gonfiate” e neppure dai telegiornali. Ancora più tristemente le Grandi Sorelle si sono affidate alle solite società off-shore per togliersi ogni fastidio su comunicazioni sgradite e calcoli delle bollette. Un trucco utilizzato anche da Telecom Italia per i famosi “numeri speciali”. Nel libero mercato del Gas, l'ENI lucra in passato indirettamente anche se introiti statali per la distribuzione, nonostante sia un privato (ma sarebbe meglio dire un ibrido). Ma perché poi gli italiani dovrebbero accettare la rateizzazione? Sono forse insolventi? Oppure dovrebbero accettare di pagare quattro rate da 200 euro ogni trimestre che si vanno ad aggiungere al consumo normale per vivere un annus horribilis? La rateizzazione si concede a chi è in una situazione di sfavore e non a chi è nel giusto.
Che valore giuridico ha questa retroattività? Nessuno.
Cerchiamo di non stare zitti come capre e cerchiamo di inviare una seria mail di richiesta di chiarimento e di contestazione alle società di distribuzione del gas ed all’Autorità per l’Energia ed il Gas per far sentire la voce contro questo ennesimo sciacallaggio.
Autorità Garante per l’Energia ed il Gas
Sede Milano
Piazza Cavour, 5 - 20121 Milano
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1 febbraio 2010
S. Agostino nel 2010
Mai una storia fu proiettata nel nostro tempo come quella di S. Agostino e come i pensieri delle sue Confessioni. Lo stesso disprezzo verso lo straniero, la stessa diffidenza verso Dio, la stessa calunnia all'interno della Chiesa sulla verità, la stessa "mafia" verso un giudice abilitato a decidere sulla giustizia e sulla pace fra le genti, la stessa fiducia sperticata verso i venditori di parole, siano essi politici, oratori, commentatori e poi la lascivia e la superbia, il lusso e la miseria, il coraggio inascoltato e la smania di comando sempre viva e dannosa. E’ il nostro mondo, signori, il nostro mondo. Chiamatele “parole da preti”, chiamatele “rimorsi di coscienza”, ma forse l’Italia più di ogni altro paese, dovrebbe avere coscienza di ciò che sta costruendo. Non è tardi per far sì che questa bolgia di inciviltà e di irrispettosità reciproca si trasformi in qualcosa di sano. E lo possono fare tutti, a prescindere dalla razza, dalla religione, dalla nazionalità, dalla posizione politica ed economica. Abbiamo una costituzione che c’è lo dice e che stiamo buttando via, come un manifesto vecchio ed inutile ed abbiamo un orgoglio di uomini che ce lo impone. Forse si può ancora fare. Peccato che tutto ciò sembri troppo retorico, a chi domani, andrà a vedersi l’ultima polemica politica o l’ultimo eliminato del Grande Fratello. Troppo ovvio. Provateci se è veramente così ovvio, a parlarne, a diffonderne, ad evitare una trasgressione in più domani.
S. Agostino
2010
barbari
| inviato da ilparoliere il 1/2/2010 alle 23:36 | |
25 gennaio 2010
La Puglia non si vende al Soviet "romano"
La Puglia non si vende al Soviet “romano”
Sono orgoglioso di questa Puglia, una regione che sa tirare fuori il meglio di sé solo nella massima umiliazione, solo quando l’amor proprio, il proprio territorio viene insidiato dalla calata di Lanzichenecchi in giacca a cravatta, pronti ad imporre nomi, programmi e lobbies. La vittoria di Nichi Vendola non è un consenso al suo governo che pure è stato pieno di incoerenze dall’eolico alla sanità e che in alcuni casi ha vacillato (non si può pretendere di non sapere ciò che accade nella stanza accanto, né azzerare giunte e ripresentarne alcuni uomini), ma è stata l’ennesima lezione ad un partito che rinfaccia al Pdl di essere un apparato chiuso e che si comporta da Soviet in ogni tornata elettorale. E’ stato così in Sicilia, imponendo la Finocchiaro al posto di una scomoda Rita Borsellino, è stato così in Lombardia dove Penati (vice di Bersani) che ha perso il seggio provinciale ora viene rispolverato alla Regione. E’ un partito senza popolo che paga la scelta di Marrazzo e deve subire quella della gente dalla Bonino a Vendola, due persone perbene ma scomode perché fuori dal Komintern dalemiano-bersaniano-repubblichino. Sarà una sfida fra idee e progetti (il Pdl ha scelto Palese, pur condannandosi ad un rifiuto sicuro di molti di An che avrebbero preferito la Poli-Bortone) come in Lazio e non fra inciuciatori ed inciuciati come vorrebbero coloro che “che visser sanza 'nfamia e sanza lodo” (leggasi gli ignavi puritani e perbenisti dell’Udc, incapaci di proporre un loro candidato). Fuori dalla Puglia i mercanti ed i “baffetti”. Se Roma vuole andare a Bari, lo faccia per costruire ferrovie, eliminare la malavita e fare seria politica sull’immigrazione e non per arruffianarsi la gente. E se federalismo deve essere, che lo sia, anche in Puglia.
Il Paroliere.
Vendola vince con il 65% le primare del Pd in Puglia. Il resoconto della giornata:
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=303844&IDCategoria=1
| inviato da ilparoliere il 25/1/2010 alle 0:11 | |
22 gennaio 2010
POVERA PUGLIA!
POVERA PUGLIA!
Cosa pensano i pugliesi nel vedere la propria regione diventare terra di mercificazione, pronta a vendersi e ad essere svenduta da Bari a Roma e da Roma a qualunque signorotto voglia comprarsi una propria fetta di partito e di potere? La Puglia di oggi è come la Milano dei Promessi Sposi, con gli spagnoli che gozzovigliavano cafonescamente nelle strade, la peste che decimava gli uomini e li brutalizzava, i monatti che raccoglievano i resti ed i poveri curati o sposi novelli o semplici cittadini che venivano intimoriti e costretti al silenzio, salvo quando, nella rabbia assaltavano i forni. Così i signorotti alzano la voce ed i piccoli signori si zittiscono, i candidati vengono esaltati e poi bruciati in un terribile fuoco di fila, monatti dell’ultimo momento si fanno avanti e di mettono in prima fila e le persone ignare ed umiliate stanno a guardare e gli unici forni assaltati sono quelli delle casse pubbliche di assistenza, di ospedali dove le file si ingrossano. Non c’è un Cardinal Borromeo in questa “Milano”. In Puglia la Chiesa sta zitta e dove c’è, spalleggia il feudatario. Dov’è la questione sociale e politica e quella morale per la Cei pugliese, se non si vede un monito di solidarietà per famiglie, nuovi poveri italiani, immigrati, barboni. Nulla. La Chiesa pugliese si è fermata a Don Tonino Bello. Ma quello che più stupisce è come per la prima volta non esistano non solo più la destra e la sinistra, ma neppure la Dc e l’Msi, gli unici partiti che, a dispetto delle repubbliche e dei nomi che cambiano, erano sempre il primo modello di riferimento degli elettori (tanto che la propaganda al popolino consiglia di votare Pdl solo perché è il vecchio Msi o dove c’è un vecchio democristiano) ed il principale serbatoio di candidati, al punto che non c’è Giunta o Consiglio dove qualcuno non si dica indipendente, centrista, moderato e conciliante o nostalgico degli anni ‘30, quelli dell’ordine e della disciplina. Oggi in Puglia potrebbe candidarsi praticamente chiunque e per chiunque e perfino crearsi un movimento dal nulla, perché sono tante e tali le lotte intestine (Fitto ed i suoi delfini D’Ambruoso e Palese contro Poli Bortone e Mantovano sponsorizzati da Fini o ancora Vendola contro Boccia agnello sacrificale di D’Alema e l’Udc che aspetta domenica prima di dare l’out-out al centro-destra o lanciarsi con Vernola) che perfino un nome come quello di Romita, altro puppet governor, può sembrare credibile, solo perché vagamente pugliese e di frequente presenza televisiva. Storia vecchia, anche questa. Forse non ci stava provando Giorgino che, pur simpatizzante di centro-sinistra, ora non potrà tradire il fratello Nicola candidato sindaco di Andria. E storia vecchia anche quella delle alleanze. L’anno scorso a Foggia il centro-destra si suicidò, spaccandosi in tre liste ed al ballottaggio l’Udc, rappresentato da una pasionaria dell’MSI si alleò con il Pd, lasciando a bocca asciutto il candidato del Pdl a sua volta transfuga dell’Udc e ben propenso ad accogliere i voti di Destra e Forza Nuova. Trasformismi? No, cataclismi. Perché tutto ciò ha portato la Puglia ad avere le proprie cinque province ad essere ultime da venti anni in Italia, la malavita a prendere sempre più piede e la classe dirigente vecchia (età media 55 anni) a salvarsi la faccia solo per aver messo in campo qualche giovane allo sbaraglio, dove il lavoro è Melfi ed Ilva (sempre in bilico), Bari e turismo salentino ed il resto manovalanza agricola, più nera che bianca, più finta che stanca…Come diceva quella canzone…Ah sì: ”…E tu dove vai a ballare? Vieni a ballare in Puglia…”
Puglia
| inviato da ilparoliere il 22/1/2010 alle 0:53 | |
16 gennaio 2010
La politica, l'inutilità della memoria, l'importanza del potere
La politica, l'inutilità della memoria, l'importanza del potere
Ieri l’Università di Bari è stata dedicata ad Aldo Moro. Ieri con buona pace dei ricordi, l’altro Giulio Andreotti ha compiuto 91 anni, tanti auguri Senatore. Coincidenze. Nei giorni scorsi l’Italia ha celebrato Bettino Craxi e qualche giorno dopo Silvio Berlusconi, con buona pace delle lacrime e delle intitolazioni è tornato alla piena attività politica dopo l’incidente. Coincidenze.
L’Italia però è sempre quella: loda i morti ma prova tristezza e condanna i vivi, ma gioisce nelle loro parole. Aldo Moro era un uomo pacifico, incline compromesso alle sue condizioni, uno statista, un uomo sincero, un politico e Bettino Craxi pur nelle sue contraddizioni, era un uomo schietto, incline al compromesso ma alle sue condizioni, uno statista. La politica li ha condannati. Non erano veri politici, avvezzi alla lotta, al comando unico e non collegiale, alla difesa di sé stessi verso tutti.
Al loro posto prima Giulio Andreotti e poi Silvio Berlusconi hanno dimostrato che in politica si vive senza compromessi, senza essere statisti, ma mostrandosi affabili uomini di popolo, senza dire per forza tutto in faccia, perché non tutte le cose se dette da certe persone sono considerate vere. Sono loro ad aver “condannato” la politica. Ed hanno fatto bene, tutto sommato. Solo così si fa la storia, per la gente.
C’è chi crede ancora ai ricordi, alla memoria, ai modelli eroici. Non è vero. Gli uomini devono poter vivere per dare, perché se muoiono, ci pensa chi vive a fare la storia per loro. La memoria non premia i morti, ma soddisfa i vivi.
C’è chi i processi li ha avuti dalla politica e chi dai giudici ed i primi hanno scoperto che i processi giuridici possono durare tanto, ma non tolgono né potere, né vita, né consenso popolare, i processi politici invece annientano l’uomo prima del politico.
Cosa voglio dire? Mi chiedo quando la politica aprirà i propri archivi, aprirà le proprie segrete e finalmente farà memoria di sé stessa e non dei suoi uomini che non ne hanno bisogno, perché tra lapidi e preghiere, la gente pensa ai vivi ed a vivere. Tra chi vive, però, c'è anche, in minoranza, chi vorrebbe sapere perché chi scopre lapidi non scopre sé stesso e chi “racconta” gli altri, non si racconta al suo popolo. Vorrebbe sapere perché in Italia la politica è scomparsa, ma i politici no, sono lì e fare la storia che non conosciamo. Ne avrebbe il diritto. D'altronde non si può costringere un popolo solo a ricordare e non a sapere.
Il Paroliere.
| inviato da ilparoliere il 16/1/2010 alle 1:3 | |
12 gennaio 2010
La nuova Italia: orgogliosamente razzista
La nuova Italia: orgogliosamente razzista
Se gli immigrati si fermassero ed incrociassero le braccia, oggi l’Italia si paralizzerebbe. Ma il vero problema è che questi immigrati non si fermeranno mai. E non lo faranno perché hanno paura di un paese che gli ha dichiarato guerra e che per farlo ha perfino chiuso gli occhi sulla malavita prima in Campania ed ora in Calabria. Sono stati vessati politicamente da ministri che portano i maiali nelle spianate di presunti luoghi di culto ancora da costruire o che con le loro mogli meridionali o essi stessi tali, figli e nipoti dell’assistenzialismo, ora fanno temere ai loro elettori che possono perdere i loro privilegi da un momento all’altro o da un consigliere provinciale veneto che afferma con orgoglio di non volere gente islamica assunta alla Provincia a pulire il suo ufficio per ragioni di…sicurezza. Oggi tutto è tornato tranquillo. I neri con i neri, i bianchi con i bianchi. Come accade negli autobus di Foggia e Trapani, come ormai accadrà sempre più spesso nelle scuole e negli ospedali. Perché sono gli immigrati che fomentano il terrorismo, le malattie, struprano, rubano, puzzano, rubano il lavoro agli italiani, riempiono le strade, danno fastidio ai semafori. Nel frattempo i braccianti falsi, miliardari, evadono continuamente nei paesi del Sud e brindano alla faccia dei braccianti veri. Presto torneranno gli immigrati. Forse non saranno neri, ma gente dell’Est più disposta a piegare la testa: silenzio e tozzo di pane in cambio di 12 ore di lavoro. Furgoni furtivi scorazzeranno la notte per tornare al tramonto dai terreni sotto gli occhi chiusi delle autorità. Lotta all’immigrazione, con i bastoni ed i fucili a pallini…E forse anche qualcosa di più. Abbasseranno la testa, ma ancora per poco. Rassegnatevi, rassegniamoci: siamo minoranza e ben presto avremo poca voce in capitolo e la guerra che abbiano iniziato potrà concludersi o con la pace o con la nostra fine. Per ora fate vivere momenti orgiastici di gioia a quegli incamiciati verdi che inneggiano al dio Po. Molti di loro sono terroni e sputano sui meridionali di oggi, erano pezzenti e gridano “Baluba” a Balotelli. E la destra e la sinistra dormono. Il monopolio delle ronde ha perfino distrutto i partiti politici. In Calabria, forse, non ce n’era neppure bisogno: c’è qualcosa di peggio della Lega.
Il Paroliere.
| inviato da ilparoliere il 12/1/2010 alle 0:52 | |
8 gennaio 2010
Noi siamo con Rizzo e Stella
Noi siamo con Rizzo e Stella
Il Corriere della Sera aumenta il suo prezzo da € 1,00 ad € 1,20. Tutto ciò, nonostante la crisi dei giornali, già disincentivati dal web e da un livello culturale sempre più basso che sposta l’interesse su gossip macabro e politicizzato anch’esso e calendari di “sciacquette” ed anche dalla crisi di molte famiglie che devono scegliere fra austerity e piacere della lettura. Oggi Stella e Rizzo si sono schierati con i lettori. E’ da tempo che non vediamo i giornalisti (anch’essi piccola, grande casta di questo paese) schierarsi con il lettore non solo per ruffianeschi motivi politici o per populismo ideologico e religioso. E quindi pubblichiamo ciò che hanno scritto Stella e Rizzo, consapevoli che così facendo, forse violeremo qualche regola, ma li aiuteremo nella loro campagna, perché inserendo la loro lettera aperta sul blog non ci sarà bisogno di comprare il giornale, ergo di spendere € 1,20, sperando di convincere un direttore serio ed equilibrato come Ferruccio De Bortoli.
Il Paroliere.
Lettera aperta di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo sull'aumento del prezzo del Corriere
Caro direttore, siamo convinti che sarebbe stato meglio aspettare prima di alzare il prezzo del giornale. Sappiamo che la situazione di tutta la stampa italiana è difficile. Sappiamo che i conti economici delle aziende editoriali soffrono per il calo della pubblicità: un po’ per la crisi economica, un po’ per colpa di un sistema scientificamente costruito per dirottare le risorse verso la televisione. Però…
Nel 2008, se abbiamo capito bene, i ricavi della Rcs quotidiani sono calati da 716 a 666 milioni di euro e il fatturato pubblicitario si è ridotto da 288 a 265 milioni: il tutto continuando a fornire con Corriere.it una informazione totalmente gratuita a un milione e mezzo di lettori on line. Nel 2009, poi, la situazione sarebbe ulteriormente peggiorata. Concordiamo: sono dati che non possono non preoccupare, nonostante i buoni segnali, a dispetto dei tempi non propizi, di aumenti delle vendite del Corriere. Dati che hanno costretto anche la redazione, con il buonsenso e lo spirito di sacrificio sempre dimostrati già in passato, a farsi carico di tagli dolorosi alle retribuzioni e ai posti di lavoro.
Sappiamo anche che molti concorrenti hanno aumentato il prezzo a un euro e venti ben prima che lo facessimo noi: la Stampa, il Giornale, Libero... Altri ancora. E sappiamo che negli ultimi mesi in tutta Europa il prezzo dei giornali è aumentato, qua e là, anche di 50 centesimi. Né ignoriamo che il prezzo del Corriere era fermo da cinque anni, e che un euro del 2010, per quanto nel 2009 sia stata registrata l’inflazione più bassa da cinquant’anni a questa parte, non ha lo stesso valore di un euro del 2005.
Ma 20 centesimi in più sono pur sempre un aumento del 20%. Non è poco. Si dirà che in realtà il ritocco è di poco superiore al 12%, tenuto conto del fatto che il giovedì e il sabato con i supplementi il prezzo resta invariato. Ma neanche il 12% è poco. Non è poco alla luce della situazione, molto pesante, di tante famiglie italiane. Ma anche alla luce di un dovere preciso che ha sempre avuto un quotidiano indipendente come il Corriere: offrire al suo lettore il meglio, nello spirito della concorrenza e del libero mercato. Di cui il prezzo è una componente non trascurabile.
E veniamo al punto. Ricordiamo quanto disse il presidente di Rcs, Piergaetano Marchetti, all’assemblea degli azionisti del 28 aprile 2008, quando già la crisi economica mordeva: «Non vogliamo essere un’azienda che vive di sussidi perché non solo questo mette in dubbio la capacità di reddito che una società per azioni deve perseguire ma mette a rischio l’indipendenza », anche perché «non possiamo diventare parte di una casta assistita e parassitaria. È una condizione di coerenza».
Giustissimo. Siamo costretti ad aumentare del 20% il prezzo del Corriere appellandoci al mercato e alla comprensione dei lettori? Bene, è l’occasione giusta per rinunciare parallelamente una buona volta al 4,4 per mille dei nostri ricavi: gli ultimi residui dei contributi e delle agevolazioni pubbliche. Certo, i contributi veri alla stampa indipendente sono finiti già nel 2006, con l’esaurimento delle agevolazioni per la carta, e sopravvivono solo sussidi che riguardano le tariffe telefoniche e facilitazioni del tutto secondarie. Come i sussidi per le vendite all’estero, vendite perseguite nonostante sia un gioco a perdere in nome della necessità di consentire a tanti italiani che vivono o viaggiano in Paesi extraeuropei di mantenere un legame con l’Italia.
Ci sono le agevolazioni postali, è vero. Ma meritano un discorso a parte, perché sono un’anomalia nell’anomalia: lo Stato le riconosce infatti, con pelosa e ipocrita generosità, perché vuole tenersi stretto, per motivi squisitamente politici e clientelari, il «monopolio» delle Poste. Vogliamo scommettere che in un regime di concorrenza vera i giornali, senza più alcun «favore», ci guadagnerebbero sia sul piano economico sia nella puntualità delle consegne? All’estero funziona così. Lo Stato abolisca il «monopolio», abolisca le tariffe agevolate e vedremo se i giornali più sani non ci guadagneranno. Noi, ne siamo certi, stapperemmo una bottiglia.
Bene, al netto di quella voce postale ci risulta che Rcs quotidiani abbia ricevuto dallo Stato nel 2008 contributi e agevolazioni per 2,9 milioni, che scenderebbero quest’anno a 2,4 milioni. Stiamo parlando del 4,4 per mille (per mille!) del fatturato della Rcs Quotidiani, ovvero l’uno per mille (per mille!) dell’intero fatturato della Rcs Mediagroup. Niente a che vedere con i sussidi destinati a giornali concorrenti che accedono a contributi di vario genere facendo lo slalom in mezzo a norme confuse e anacronistiche che partono dalla famigerata legge 250 del 1990, quella per la stampa di partito.
C’è chi, magari facendo prediche sugli sprechi, incassa dallo Stato sotto varie forme di aiuti (che il Corriere non si è mai sognato non solo di avere ma men che meno di invocare) il 10 per cento del fatturato, chi il 16,3 per cento, chi addirittura il 20 per cento. Chiudiamola lì almeno noi, con quello 0,4 per cento e non se ne parli più. E potremo finalmente spazzare via tutte quelle chiacchiere pretestuose di chi, in perfetta malafede, vorrebbe lasciare le cose così come stanno con quegli «aiutini» a doppio taglio proprio per potere starnazzare di fantomatici e faraonici «soldi dello Stato» dati a chi preferirebbe di gran lunga regole chiare, patti chiari, concorrenza chiara. E vinca il migliore. Insomma, direttore, restiamo dell’idea che sarebbe stato meglio aspettare ad aumentare il prezzo del Corriere. E siamo consapevoli che ormai, fatto il passo, è difficile fare retromarcia. Ma un segnale, ai nostri lettori, glielo dobbiamo. Che sia la volta buona?
| inviato da ilparoliere il 8/1/2010 alle 12:50 | |
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