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Diario
23 aprile 2009
Elezioni in India. Intervista con Nello Del Gatto
Nello Del Gatto, corrispondente Ansa dall’India ci descrive in un “viaggio virtuale”, candidati, caratteristiche ed elementi della più grande e particolare democrazia del mondo: l’India.
D. Innanzitutto esaminiamo quali sono le parti politiche che si incrociano in questa contesa elettorale in India e quali le coalizioni?
Le alleanze si comporranno solo dopo i risultati del 16 maggio. Ora abbiamo solo partiti che sono l’uno contro l’altro, sebbene si conoscono le potenziali confluenze e posizioni nel Parlamento dalla loro storia precedente. Il partito più importante che conclude cinque anni di guida del governo è quello del Congresso con Sonia Ghandi presidente, il figlio Rahul vicesegretario generale ed il primo ministro Manmohan Singh che si ripresenta per la stessa carica ma potrebbe passare la mano durante il percorso, visto che ha circa 77 anni ed è stato appena operato di cuore. L’altro partito che lo contrasta è il Bharatiya Janata Party, (BJP), quello dei nazionalisti hindu, molto forti se si pensa che hanno guidato il paese prima dell’arrivo di Sonia Ghandi al potere che presenta alla carica di primo ministro Shri LK Advani che ha 82 anni…La prima considerazione doverosa è che in un paese con maggioranza giovanile c’è una massiccia gerontocrazia al potere…Oltre ai due partiti più grandi c’è il partito della cosiddetta “Regina dei Dalit”, l’avvocata Mayawati che è il leader di questo “terzo fronte” ed è la presidente del Bahujan Samaj Party, nata come la paladina degli intoccabili, si è fatta costruire una statua più grande dell’intoccabile più noto dell’India Ramji Ambedkar, uno dei fautori della Costituzione, risulta pagare più tasse di tutti ed è quindi la donna più ricca del paese, è capo del governo nell’Uttar Pradesh formato da membri della prima casta quella dei Brahmini e quindi si è via via dimenticata della sua provenienza. L’Uttar Pradesh è inoltre uno stato importantissimo e con una forte presenza di musulmani dove sono frequenti gli scontri fra induisti e musulmani. Poi ci sono i partiti comunisti in un ulteriore fronte a cui si sono riuniti altri esponenti di primo piano come il ministro delle Ferrovie Lalu Prasad Yada, una padre-padrone ricchissimo che ha numerose accuse a suo carico, ma è stato bravo a far uscire il bilancio delle ferrovie in attivo e quindi ha guadagnato potere e consensi. In India le Ferrovie sono così importanti che di discute prima del loro bilancio per approvare la Finanziaria. Egli insieme con i comunisti bengalesi ex alleati di Sonia Ghandi, ha creato questo “quarto fronte” che andrà in soccorso di Sonia Ghandi qualora il Congresso vinca senza i numeri adeguati per governare.
D. Ci sono poi molte realtà regionali, oltre a quelle più consolidate nazionali…
Sì, i partiti nazionali ufficiali sono solo sei, ma conteranno molto i partiti regionali soprattutto in determinati stati del paese come il Tamil Nadu, al centro dell’attenzione in questi giorni per la polemica con il governo che appoggia la lotta armata dello Sri Lanka ai guerriglieri Tamil e c’è poi anche una battaglia politica perché questi combattenti vengono proprio dal Tamil Nadu e siccome il governo di Sonia Ghandi ha sostenuto le azioni dello Sri Lanka e naturalmente i potenziali alleati del Partito del Congresso invece sono fortemente avversari alla politica del governo di Sri Lanka, tutto ciò ha ingenerato polemiche e divisioni. In tutto questo scenario regionale un ruolo determinante potranno giocarlo le nuove leve fra cui Sicuramente emerge Rahul Ghandi che sta girando l’India intera, nonostante abbia il suo collegio in Uttar Pradesh, ma resta pur sempre il vicesegretario generale del partito, contro cui si è schierato il cugino Varun che è il figlio del fratello più piccolo di Rajiv e qui è doveroso fare un’altra digressione. Indira Ghandi ebbe due figli Rajiv e Sanjay. Proprio Sanjay avrebbe dovuto sostituire la madre nella vita politica secondo gli accordi ed infatti Rajiv si diede alla passione per il volo, diventando un pilota. Sanjay morì però prima della madre in un incidente aereo e Rajiv ne prese il posto dopo l’assassinio di Indira. Il figlio di Sanjay, Varun lasciò la casa di famiglia Ghandi e si iscrisse con la madre al partito nazionalista hindu (il BJP). Varun Ghandi è quindi ora del BJP contro Rahul che è eleggibile per il Congresso. Inoltre Varun è appena stato liberato dopo l’accusa rivolta ai musulmani di volerli eliminare una volta alla guida del paese con il suo partito. Poi ci sono gli attori di Bollywood, schierati dal Partito Socialista uno dei sei partiti nazionali, anche se uno dei più famosi Sanjay Dat non si è potuto candidare perché condannato a sei anni per l’appoggio ai terroristi nella strage di Bombay nel 1993. C’è un panorama abbastanza variegato da cui non traspare un posizionamento preciso delle parti.
D. Andando a fondo nell’esame delle candidature si è parlato molto di candidati con condanne penali anche gravi, o di veri boss territoriali, leader religiosi estremisti. Che credibilità ha il politico indiano nella raffigurazione tipo che ne fa la stampa nel mondo in questi giorni?
Se questa credibilità è misurata con criteri occidentali, allora è nulla. Tuttavia ciò però agli indiani interessa ben poco nel senso che se è vero che l’India è indicata come la più grande democrazia al mondo ovvero molte persone possono scegliere democraticamente i loro rappresentanti, è anche vero che questa gente, vota esclusivamente per vicende personali come l’appartenenza castale, alla famiglia, ad un gruppo e fuori da ogni problematica ideologica. Pertanto se il candidato ha la fedina penale sporca, poco importa.
D. Che tipo di organizzazione c’è in India dal punto di vista elettorale. Si vota già dal 16 aprile, fino al 16 maggio, ma con quale cadenza e con quali stati via via coinvolti e quali sono gli stati determinanti?
Il calendario elettorale è organizzato in cinque tornate. Il paese è stato diviso in cinque grandi collegi, con un numero più o meno pari. Ci sono stati molto grandi come l’Uttar Pradesh e stati molto piccoli come quelli al Nord che fanno parte di quell’appendice che sta al di là del Bangladesh. L’Uttar Pradesh è stato diviso in più tornate mentre al Nord si è già votato. Il voto è molto semplice. Si è riusciti a raccogliere in questi anni un po’ di dati sulle persone e quindi l’80% degli elettori su 614 milioni di elettori, andrà a votare, oltre che con la sua tesserina con la foto anche con la convalida su un database messo su fogli dove sono riscontrati i dati della tessera e tutto ciò perché in India è molto facile cambiare nome e cognome, essendoci molti casi di omonimia all’interno di una stessa casta o di una stessa famiglia (i sik si chiamano ad esempio tutti Singh) e quindi in passato era molto difficile capire chi andava a votare e chi no. Poi gli indiani voteranno con voto elettronico con delle macchinette con 15 pulsanti al fianco del quale c’è il nome del candidato ed il simbolo del partito. I simboli dei partiti sono tutti molto semplici. Il Congresso ha la mano, il BJP ha il fiore di loto, poi ci sono simboli come la bombola del gas, gli occhiali, l’elefante in modo che anche gli analfabeti, che sono numerosissimi, possano comprendere per chi votano riconoscendo i simboli stessi. Al termine di queste cinque fasi queste macchinette sono sigillate all’interno degli uffici elettorali e poi il 16 maggio si svolgerà il controllo e si sapranno i risultati. L’attestazione del voto avviene con un segno indelebile nell’indice della mano destra che non viene via per qualche settimana.
D. In un paese ed in una democrazia così grande come un continente, qual è la discriminante che può far spostare o attirare voti e soprattutto c’è una percezione degli eventi internazionali oppure no?
I temi internazionali non rientrano assolutamente nella campagna elettorale, ma si fa una campagna elettorale che si basa solo su questioni regionali e sulle esigenze delle persone che variano da luogo a luogo. Inoltre il 60% della popolazione abita nelle campagne e quindi non hanno alcun interesse per gli accordi nucleari, per i problemi con la Cina, per l’economia globale ma hanno piuttosto attenzione per cibo, soldi e strutture. Infatti nei due programmi dei due grandi partiti nazionali è presente la strategia per assicurare la stessa quantità di riso ad un prezzo inferiore. Il Congresso promette 5 kg di riso a due rupie, il BJP invece 7 kg a due rupie. Nei programmi si tratta di abbassare il prezzo della benzina, di offerte di lavoro.
D. Come è conciliabile in una democrazia che si definisce tale e che lo è agli occhi di molti politologi l’accettazione di un sistema castale antichissimo, la presenza di zone d’ombra con povertà massiccia o con ribelli che fanno guerriglia?
Ho posto la stessa domanda al filosofo Aldo Masullo. Qual è il concetto di democrazia in un paese dove le minoranze vengono maltrattate (se non sei un hindu non puoi neanche adottare un bambino...Il succo della risposta che mi diede e ti do è che non c’è democrazia in questo posto o meglio c’è nel senso che si da alla popolazione la possibilità di fare qualcosa, ma alla fine non c’è perché non proviene dal governo alcun aiuto in questo senso. Ci sono questioni irrisolte come il terrorismo interno, dai stalinisti ai maoisti, al Tamil, fino a quell’esterno dal Bangladesh o dal Pakistan. All’India non interessa che si sviluppino classi basse che il paese non saprebbe come gestire, anche perché resta molto indietro la gestione infrastrutturale. Il vero problema è come gestire una crescita così enorme. Il governo ha interesse che la crescita sia lenta, perché questo periodo di crescita ha allargato la forbice fra ricchi e poveri. Ci sono diverse ricette. Durante il governo del BJP sono state sacrificate le classi ultime per favorire l’ascesa della classe media ed infatti si è ottenuta una crescita pari all’8%. Con Sonia Gandhi invece si è adottata una politica che doveva essere protesa anche agli ultimi ma alla fine nessuna delle parti del paese ne ha giovato e la crescita è crollata. Se si volesse realmente una crescita dell’India bisognerebbe partire dalle strutture e dall’infrastrutture, perché ci sono persone che ancora si battono per avere un bagno a casa, o ancora non ci sono strade, non c’è elettricità, nonostante gli affitti siano sullo stile di Piazza Navona in Italia e questo non potrà mai generare sviluppo.
D. In che modo la gente sta andando a votare, al di là degli interessi regionali e personali? Si può parlare di elezioni realmente libere e di una libera e cosciente partecipazione delle persone o è solo un voto di scambio, un “do ut des” altrettanto corale?
Il voto di scambio come lo intendiamo noi è una pratica molto diffusa in India, sebbene sia disincentivata, perché la gente ha bisogno e quindi i candidati girano addirittura con i soldi, dandoli alla gente. Si giustificano dicendo che la gente è povera ed il compito del politico è aiutarli. Al punto di vista ideologico non fa una grinza…Qui i politici girano con vestiti che regalano, con denaro versato, con pacchi di riso ed in questo senso le elezioni sono tutt’altro che democratiche. Le persone però stanno andando a votare nonostante ci siano stati gruppi terroristici come i Naxaliti nel Nord-Est che hanno minacciato chiunque fosse andato a votare ed invece si è registrato un 50% di votanti. Non è accaduto ugualmente in Kashmir dove ha votato soltanto il 25% degli elettori per via delle minacce dei separatisti. Un dato importante è stato il voto di oltre il 50% tra coloro che vivono nei campi profughi in Orissa, perché ormai i cristiani dell’Orissa sono costretti a vivere in questi campi e sono ritornati nei loro villaggi dove furono cacciati lo scorso agosto dai nazionalisti hindu ed hanno votato in massa. In questi casi si può parlare di voto libero, ma in altre “Indie”, no.
D. La riflessione standard degli indiani in questi giorni è che nessuno dei partiti otterrà la maggioranza assoluta e che in fondo è meglio così. Cosa ne pensi?
E’ vero, è una cosa positiva. Si evita che un partito, ad esempio quello del Congresso, e la sua dinastia Nehru-Ghandi governi per decenni e decenni. E’ un altro deficit di democrazia, questa gestione del potere così elitaria e familiare e quindi è sicuramente un bene che non ci sia una maggioranza, perché solo così si possono creare alternative di governo, si possono pungolare i governi a superare le crisi senza arroccarsi come è capitato al Partito del Congresso che si è alleato con i Socialisti quando i Comunisti sono usciti dal governo, minacciandone la caduta dopo l’accordo nucleare con gli Usa che ha aiutato l’India a rientrare nel contesto internazionale dopo molto anni di sospetto. Poi c’è da dire che i partiti regionali e quelli minori hanno il polso della situazione nei vari stati e quindi potrebbero rappresentare meglio gli interessi ed i bisogni di chi ci vive.
AMD
| inviato da ilparoliere il 23/4/2009 alle 14:39 | |
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