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Diario


9 settembre 2011

Siamo tutti Lavitola

Ci riprova il Capo dello Stato,per l’ennesima volta, a far capire che se l’auto sbanda continuamente forse nonserve cambiare auto e non è neppure colpa della strada, ma l’autista deveimparare a guidare o forse non pensare ad altro mentre lo fa. Il problema non èla Costituzione,. sono altre le priorità che in realtà non si vogliono affrontare.E’ Il Giornale di Sallusti che oggi annuncia candidamente che nella legge cheabolisce le province esiste un dispositivo per rimetterle. Si chiameranno areevaste, un altro contenitore vuoto che dovrebbe prendere ordini e competenzedalla regione ma mantenere quel circuito di cariche politiche, di lottizzazionidi partito che paradossalmente si può eliminare ormai solo con uno strumentoche fino a qualche anno fa era una barzelletta ed oggi è tornato ad esserel’ancora di speranza delle opinioni di un popolo: il referendum. E poi c’è ilpareggio di bilancio da introdurre nella Carta…Un altro specchietto per leallodole, perché non basta inserire le promesse in Costituzione, bisognamantenerle ed inserire il pareggio di bilancio vuol dire dissanguare le taschedegli italiani senza crearsi spiragli per un sviluppo. D’altronde non si puòpensare di passare da un debito epocale ad un 0 spaccato nella bilanciaentrate/uscite…Insomma sono gli italiani che devono cambiare e li aiuterebbesapere che è un errore fuggire ai Caraibi per sfuggire all’arresto ed è unerrore ancora più grave avvertirlo che ci sono i carabinieri sotto casa dagabbare…Se non si inizia da qui, non c’è debito che tenga. Siamo tutti Lavitola non vogliamo ammetterlo e questa Italia è colpa nostra, non solo di Silvio Berlusconi.  


22 agosto 2011

"Presidente non abbia memoria corta"

Il Capo dello Stato che apre ilMeeting di Rimini con il classico discorso da “colpo al cerchio ed alla botte”sembra quasi agire per protocollo più che reale convinzione, come se in questomomento anche lui volesse difendere la politica dal fuoco di fila che leproviene dal popolo, dalla stampa, dall’estero. Glielo impone la suaprerogativa di rappresentante dell’unità nazionale, di uomo “inter pares” (nonsuper-partes, si badi, il Capo dello Stato ha comunque un colore ed una fedepolitica ed in ogni caso non sarebbe stato lì se non lo avesse votato propriola sua parte politica mentre i partiti dell’attuale governo lo osteggiarono),ma così sembra aver dimenticato ciò che è accaduto in questi anni. Si può certoattaccare l’opposizione per la sua sterilità di idee, per la sua confusione e questo è scontato, ma non si può dimenticare che indemocrazia i numeri dettano legge e questi numeri sono stati difesi dal governoper resistere nel suo fortino, sempre e comunque, nel modo più spregiudicato,promettendo ministeri e cariche o provvedimenti ad hoc, difendendol’indifendibile, sfruttando a dismisura lo strumento della fiducia e per giuntausata per le leggi pro-premier, per riforme a metà e controproducenti(federalismo, varie revisioni giudiziarie). Non c’è politica che tenga difronte all’individualismo di un parlamentare che cambia faccia e partito soloper tornaconto economico e personale. E non c’è opposizione che possa farenulla di fronte a chi ha negato la crisi per anni ed ha avuto i numeri perfarlo ed oggi con quegli stessi numeri si prepara ad una clava sociale. È ilCapo dello Stato, l’unico che può dettare legge con la sua firma, che puòminacciare lo scioglimento delle Camere per l’impossibilità di gestione seriadi un Parlamento…Non lo ha fatto. Più che legittimo, ma non è più tempo perfare l’arbitro. Il paese ha bisogno di coraggio e credibilità e chi nonrisponde a questi canoni deve essere smascherato ed esautorato. Basta condialoghi finti di cui si conosce l’impossibilità.   


13 luglio 2011

La palla al piede

La fretta fece i figli ciechi ed è anche il caso di questa manovrina. Basta unicamente per rassicurare in modo temporaneo la grande finanza europea ed italiana e dare sollievo a Borsa, banche e titoli di stato. In questa manovra c’è invece un “rinvio dei problemi” a data da destinarsi e ciò significa che tra qualche mese ci ritroveremo di nuovo nelle medesime condizioni, con un governo che tira a campare e che tornerà alle priorità di sempre ovvero la giustizia a misura di indagato o condannato e varie riforme di natura economica comunque penalizzanti verso i cittadini, dalle università alle pensioni. E questo purtroppo non lo ha sottolineato neppure l’opposizione che oggi si tura il naso e da il via libera ad un testo di cui non condivide nulla, se non l’urgenza e l’invito del Capo dello Stato. Mai scelta fu più incoerente. Non si esce insieme ad una persona rimanendo con il broncio e magari litigando a fine serata solo perché lo ha detto papà! E non si può continuare a prendere decisioni sulla pelle dei cittadini solo per accontentare l’economia volatile e teorica, quella che, per intenderci, ha portato a questa crisi epocale. Nessun taglio alle spese serie e pazze della politica, nessun taglio ai redditi alti e dormienti, nessuna scelta coraggiosa su produttività, pensioni, enti inutili, nessun programma preciso di liberalizzazioni. L’immagine di quest’Italia d’estate è fatta di strade vuote e spiagge altrettanto vuote e di un Ministro dell’Economia che torna da Bruxelles con un compito imposto dall’esterno ma senza più la fiducia della sua squadra come una palla al piede. Tutti a casa, tutti fermi, tutti in silenzio, compreso un governo che è ben consapevole di essere alla fine di un ciclo ed in cui poco contare giocare al risiko su chi resta e chi va. Le elezioni anticipate (che pure non sono la soluzione) restano all’orizzonte.


12 novembre 2010

Il re detronizzato ed i tre uomini chiave

E’ la prima volta che Berlusconi torna da un summit senza rilasciare conferenze stampa, senza parlare e far parlare di sé. Sebbene non molli ancora la poltrona che tutti vorrebbero indirizzare verso altri lidi, egli stesso si è accorto di non essere più un personaggio chiave ed è la cosa che più gli fa male. E’ un destino che condivide con il capo dell’opposizione in un’Italia bipolare per stanchezza e costrizione e non per convinzione, ma a lui abituato a comandare, gestire, attirare l’attenzione questi giorni di disastro, protesta dove anche chi lo difende non lo fa più per la sua figura ma solo per il proprio posto, devono aver fatto proprio male se l’unica confidenza è stata espressa ad un collega vietnamita. Ed ora? Fini tirerà fuori i ministri dall’esecutivo, continuerà a dissanguare il governo fino a quando, in mancanza di elezioni, impossibili prima della finanziaria ed ormai, prima di marzo, la scelta spetterà agli uomini chiave, non Fini, né Casini e neppure Bossi, decisivo solo in chiave elettorale, ma il presidente Napolitano, il fido Gianni Letta ed il superministro Tremonti. Il primo sta resistendo alla tentazione di una convocazione per invitare il premier a presentarsi di nuovo alle Camere, ma potrebbe farlo, il popolo lo approverebbe e lo scossone politico sarebbe immediato. Il secondo è l’unico che può convincere il premier alle dimissioni per premere sulle elezioni, cercando al tempo stesso di allontanare Tremonti dalle sirene di un governo tecnico di cui sembra essere il candidato eccellente, per la Lega, come per Fini, il centro e perfino per il Pd. Dietro la sua alea da tecnico a vita, anche Tremonti è chiamato a scegliere: entrare in campo da vero politico e proporsi per un premierato d’emergenza o rimanere fedele a Berlusconi e sognare futuri scenari internazionali, come il FMI? Nella prossima settimana questi uomini chiave si muoveranno e per la prima volta Berlusconi non sarà fabbro del suo destino.  


6 settembre 2010

Furore ed ansietà

 

Sono mancate due parole nel discorso di Fini a Mirabello, proprio quelle che accendono un popolo e precedono una nuova leadership: partito e voto. Senza quelle, nonostante l’annuncio della morte del Pdl (ma solo dal suo punto di vista), dell’infamia giornalistica ad orologeria, del diritto di dissenso, della destra liberale, idea ahimè troppo abusata, Futuro e Libertà resta solo un embrione, un incidente di percorso parlamentare e Fini resta amareggiato dalla sua mancata leadership ed in cerca di una soluzione per non essere il colpevole del voto anticipato ma neppure l’uomo che ha lanciato il sasso ed ha ritirato la mano. Quale, dunque, la soluzione? Non di certo il “patto di legislatura” che non piace a nessuno. Né a Bossi che vuole numeri certi oltre al federalismo nordista e fai da te nel sacco e sa bene che le urne potrebbero solo giovargli, né Berlusconi che non ci sta a fare il leader insaccato, lui a cui basterebbe un nuovo predellino per sollevare il popolo, il suo popolo. Al voto dunque anche se l’unico timore resta la mossa di Napolitano, la crisi e quindi lo scenario di un mandato esplorativo a Tremonti o Draghi che toglierebbe la gioia e l’imbarazzo delle urne almeno fino alla primavera. E’ certo però che il vantaggio resta dalla parte del premier, l’unico in cui si identifica la destra politica e sociale che ama comandare e che ha abbandonato Fini, il popolo che ama sognare ed il grande stuolo di clientele di cui è piena l’Italia. Nel furore da palco, non paragonabile al furore da predellino, si è vista tutta la mancanza di coraggio di un leader che ha paura del fallimento (che sa bene ricadrebbe solo di lui, ché il premier saprebbe come uscirne in un paese che vota non per credo ma per simpatia) e di staccarsi definitivamente dall’attuale posizione di governante seppur dissidente, ma la strada è segnata e tutti lo sanno bene.

Link al discorso di Fini (da FFWeb Magazine)
http://ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&Art=8103&Cat=1&I=immagini/PERSONAGGI/finimirabello_int.jpg&IdTipo=0&TitoloBlocco=L%27Intervento&Codi_Cate_Arti=40


2 settembre 2010

Il ritorno del piccone

Qualche giorno fa abbiamo salutato un “picconatore” per antonomasia ed eccellenza, di origine sarda e per questo più rigido, selvatico ed ermetico ed oggi ritroviamo un nuovo picconatore, più spontaneo e fantasioso, anche perché napoletano, ma non meno efficace. Non è un caso che i Presidenti della Repubblica per essere credibili e garanti a fronte di capi di governo recalcitranti ed intrattabili debbano diventare tutti picconatori. Mi stupisce che dopo il piccone ci sia stato l’applauso. Forse nessuno ha capito la reale intenzione del nostro Presidente che ieri ha lanciato, con amara ironia, uno degli anatemi più forti contro l’attuale classe politica (maggioranza ed opposizione), sottolineandone l’inconcludenza, la vanità, la confusione, rilevando la scontata fragilità costituzionale di provvedimenti sulla giustizia ad personam e che nessuno può tirare in ballo il Capo dello Stato senza rischiare di perdere esso stesso la propria credibilità. “Binario morto”, è stata l’affermazione che più è risuonata fra quelle implicitamente richiamate dal Presidente, l’affermazione di un tumore della politica. Un tumore che comunque c’è, nonostante sia definito in evoluzione benigna, perché le recenti divisioni nella maggioranza ed il ritorno ad un pluralismo di idee fanno ben sperare che non ci si appiattisca nel governo di uno solo che decide per tutti (e l’interim perenne nel Ministero dello Sviluppo Economico ne è la dimostrazione) e lo fa unicamente per le proprie ragioni o per quelle di una parte d’Italia. Anche il riferimento all’economia è un ulteriore grido d’allarme a fronte di chi, nel bel mezzo della bufera Fiat, della crescente disoccupazione e del calo di produttività, si ostina a fare il tifoso o a mostrare inutile sperticato ottimismo. Ma è anche un latente avviso di disponibilità ad accettare un governo tecnico o un’alternativa tremontiana qualora ce ne fosse bisogno e la necrosi governativa dovesse drammaticamente proseguire.


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permalink | inviato da ilparoliere il 2/9/2010 alle 10:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


7 ottobre 2009

L’Italia capovolta

L’Italia capovolta

 

Ecco cosa doveva accadere per il Premier

 

“Il Lodo Alfano è costituzionale. La Corte boccia il ricorso di incostituzionalità con 8 voti contro 7”. Il Premier dichiara:”Nonostante le pressioni esterne, la campagna intimidatoria e diffamatoria nei miei confronti, questa volta la Magistratura suprema ha rispettato il volere della Costituzione ed ha amministrato la giustizia realmente in nome del popolo. Non so adesso cosa potranno inventarsi per gettare ancora fango sulla mia persona e per inventare nuovi processi che sarò comunque pronto ad affrontare alla fine del mio mandato. Ora potrò pensare serenamente ai veri bisogni degli italiani. Il Capo dello Stato? Ha sempre dimostrato di essere un uomo al di sopra della parti”. Il Capo dello Stato dichiara:”Massimo rispetto per i giudici della Corte Costituzionale e per la loro decisione”. Il Pd:”E’ una sentenza che ci lascia l’amaro in bocca, ma che rispettiamo, ma il premier non potrà sottrarsi alla giustizia per sempre”. L’IdV:”Una sentenza che non condividiamo ma rispettiamo, ora lotteremo per il referendum che abroghi questa legge che riteniamo comunque un insulto all’uguaglianza delle persone”. Si chiude così una pagina lunghissima iniziata con il Lodo Schifani e chiusa oggi con la conferma della sospensione dei processi del Capo dello Stato, perché ai sensi della Costituzione garantisce non l’impunità o l’improcessabilità delle alte cariche dello Stato, ma la possibilità di valersi di un’immunità consentita a cariche inferiori, come nel caso dei parlamentari.

 

Ecco cosa poteva accadere (ed è accaduto) per il Premier

 

Il Lodo Alfano è incostituzionale ai sensi degli artt. 138 e 3 della Costituzione. Dichiarazioni del Premier Silvio Berlusconi sulla bocciatura del Lodo Alfano"Continueremo a lavorare con o senza lodo, io non ci ho mai creduto perché con una Corte Costituzionale con 11 giudici di sinistra era impossibile che lo approvassero. Dopotutto la sintesi qual è ... meno male che Silvio c'è, perchè se non ci fosse Silvio con tutto il suo Governo e con il supporto del 70% degli italiani saremmo in mano a una sinistra che farebbe del nostro Paese quello che spete tutti. Abbiamo una minoranza di magistrati rossi organizzatissima che usano la giustizia a fini di lotta politica, abbiamo il 72% della stampa che è di sinistra, abbiamo tutti gli spettacoli di approfondimento della televisione pubblica pagata con i soldi di tutti che sono di sinistra, ci prendono in giro anche con gli spettacoli comici; il capo della Stato sapete voi da che parte sta. Noi andiamo avanti i processi che mi scaglieranno addosso a Milano sono delle autentiche farse, ma io li sbugiarderò tutti. Queste cose qua a me mi caricano, agli Italiani gli caricano. W l' Italia evviva Berlusconi".

 

Il Paroliere.

 

PRECISAZIONE ERRATA CORRIGE SU REFUSI DEL PREMIER

Sottolineiamo che la dichiarazione è letterale e quindi gli errori di grammatica non sono addebitabili al Paroliere che si è limitato a trascrivere (“a me mi caricano, agli italiani gli caricano”)

 


6 ottobre 2009

La linea "Napolitano" prevale anche in Consulta

La "linea Napolitano" prevale anche in Consulta

 

Tante, perfino troppe attese circondano il Palazzo della Consulta, alla vigilia di una decisione che dovrebbe determinare, a detta di molti, soprattutto dell’opposizione che in mancanza di altri mezzi, spera solo nell’”intervento dall’alto”, la fine del Berlusconismo. Niente di più falso. Perché la Corte Costituzionale in totale discontinuità con tutti gli altri organi costituzionali dovrebbe assecondare un conflitto istituzionale ed adottare la radicale soluzione dell’illegittimità del Lodo Alfano. Tutto ciò, poi, in un periodo in cui il Parlamento sta delegando tutto al Governo, rinunciando di fatto al potere legislativo ed affidando la cura e la responsabilità del paese al potere esecutivo, in cui il Capo dello Stato ha di fatto rinunciato al controllo di costituzionalità (perché la promulgazione altro non è che un atto di verifica costituzionale), sia sul Lodo Alfano che sui provvedimenti anti-clandestinità di Maroni ed in ultimo sullo Scudo Fiscale anch’essi al limite della costituzionalità, in cui il Ministero della Giustizia è in perenne conflitto di interesse con la Magistratura e quindi anche con il CSM che forse non rappresenta più completamente l’ordine stesso, almeno nella sua parte politica. In tanti dimenticano poi che non esistono solo le sentenze di accoglimento, ma anche quelle di accoglimento parziale o interpretative o additive o perfino di mero impulso e quest’ultime significherebbero che il Lodo Alfano è correggibile ma formalmente legittimo. E sbaglia chi dice che E chi vi ha detto poi che tale pronuncia di illegittimità le cose potrebbero cambiare. Ormai nessun politico ha più paura di un avviso di garanzia o di un processo in corso e forse non conta più l’amore di popolo che il furore della giustizia?   

 

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