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Diario


8 settembre 2011

Silenzio, si paga!

…E scorre perfino liscio. L’ultimaversione della manovra è quanto di più desiderabile potesse riguardare iparlamentari, tutti i parlamentari: mantenimento dei doppi incarichi, nessunvincolo alla riduzione dei seggi, nessun taglio significativo (lo avevamoprevisto che se la sarebbero presa solo con il ristorante di Palazzo Madama,poveracci), l’Iva al 21% per tutti e la patrimoniale per 23mila persone. Unamanovra equa, anzi equina visto che potrebbe imbizzarrirsi nel passaggio allaCamera. Ma ciò che fa paura non è neppure questo che è già di per sé grave, mail sonno di un popolo e l’impotenza di un governo. L’Italia è ormai come ilKosovo, un paese ad amministrazione controllata, che deve solo verificare ognigiorno se la Borsa e lo spread (questo famoso confronto fra titoli di statotedeschi ed italiani) scende o sale. Il resto è competenza della BCE, all’occorrenzadi Germania e Francia. Berlusconi non è più un referente, Tremonti, esautoratodi fatto, nemmeno, l’opposizione, ancora meno e neppure il popolo lo è. Ilpopolo è annullato dal suo stesso governo. Dello sciopero della Cgil non sisono conosciuti né numeri, né opinioni, di Cisl e Uil si parla ormai comeorganismi paragovernativi, gli indignati si limitano ad “assaltare” PalazzoMadama ed è chiaro che sono bollati come Cobas o Centri Sociali, quindiininfluenti. Perfino quell’ “eroe” dei nostri giorni che si divertiva adiffondere i segreti della Casta di Montecitorio ha diffuso su facebook unappello a manifestare il 15 ottobre, ma ha raccolto poco entusiasmo. Contro chipoi? Contro tutti? E allora tanto vale delegare a Beppe Grillo. Contro ilgoverno? Ma, attenzione gente come Renzi o il caro nipote di Gianni Letta, persbaglio al Pd, non sono d’accordo, idem per Cisl, per Uil…Nei giorni scorsi inuna riunione di condominio per la sostituzione di un ascensore funzionante, misono opposto, ho fatto ostruzione, ma tutti sono già d’accordo per spendere12mila euro…Uno ha inveito contro di me, dicendo che aveva già tirato fuori isoldi e che io prendevo in giro. Gli italiani hanno capito: pagare, pagare ebasta e pensare come dice Vasco che domani sarà sempre meglio. Pensare...  


20 luglio 2011

Tutti sono disuguali davanti alla...Lega

Il trucco c’è, ma non si vede, come nel migliore voto occulto o nel peggiore gioco  pericoloso fra bambini. Le Lega Nord spalleggia l’arresto del deputato Pdl Papa alla Camera ed acconsente al diniego di arresto per Tedesco del Pd e così in un colpo solo si vendica dell’alleato di governo e scarica colpe e vergogne chissà quanto meritate sul Pd, accusandolo di “aver salvato” il suo candidato e mettendolo in difficoltà dopo che Tedesco aveva addirittura acconsentito al suo arresto. Chi mai del Pd sarebbe stato così stupido da votare contro la volontà del deputato stesso? E’ chiaro che la Lega ha architettato tutto per ricollegarsi alla base, riprendere il consenso del popolo e toglierlo agli altri: a Berlusconi che ormai non ha più influenza neppure fra i suoi candidati; a Bersani ed al Pd, così da metterli alla berlina e dare un piccolo assist ai feltriani e sallustiani, gli unici ancora rimasti al fianco del Cavaliere; a Vendola, si proprio a lui, perché solo con un Tedesco implicato e scomodo si potrà attaccare Vendola per lo scandalo ed il buco della sanità. Resta da chiarire chi è il fine stratega della Lega? Maroni e la sua “base” anti-disonestà o l’asse Bossi-Calderoli che vuole frustare Berlusconi dall’interno ma comunque restare in sella? E’ questa la domanda decisiva per capire se il governo potrà cadere già al rientro estivo (nel primo caso) oppure resistere e vivacchiare sulle sue macerie e su quelle dell’Italia. Perché presto Tremonti ribusserà e saranno dolori per tutti.

Il Paroliere


7 luglio 2011

I provinciali

La Casta si difende come può e mentre con la manovra salva il grande palazzo e chiede rinunce ai cittadini decide di archiviare definitivamente la questione dell’abolizione delle Province, ovvero un comodo risparmio di 4 miliardi all’anno, l’abolizione di un ennesimo carrozzone burocratico con competenze (sostanzialmente istruzione, viabilità e sanità) che, lo si vede nei fatti, in realtà sono già svolte a livello centrale e nella maggior parte dei casi, da comuni e regioni). Questa volta però nessuno ha messo voce, né l’onnipresente Ministro della Pubblica Amministrazione, Innovazione e Perfezione Renato Brunetta, né quello degli Affari Regionali Raffaele Fitto e neppure i partiti principali, anzi PDL e Lega hanno chiaramente dissentito ed il Pd ha recitato il ruolo di “chi non vede e non sente”. D’altronde il piacere è duplice, perché su 110 province, 46 appartengono al PD e 6 all’UDC ed una a SEL e si aggiungono le liste autonomiste trentine e valdostane che normalmente amministrano con la sinistra, l’opposizione ha 56 province: la maggioranza. Nel PDL però gli unici a chiedere tale abolizione sono Feltri, Sallusti, Belpietro e Sechi che non sono parlamentari (e che comunque appartengono alla famiglia dei tagliatori a prescindere), oltre a gran parte dell’elettorato. Nell’opposizione solo l’IDV. Nell’ultimo sondaggio del Sole24Ore, sono una ventina i presidenti che superano il 60% dei consensi mentre il resto delude quasi la metà dell’elettorato ma tutti sono in ribasso e comunque i più apprezzati riguardano province leghiste o province piccolissime, segno di come sia importante decentrare nel piccolo e non mantenere enti intermedi. Senza considerare quanti signori sommano i loro incarichi con quelli a Roma…Avanti così!


14 dicembre 2010

Missione compiuta

La missione impossibile è compiuta. Il paese è ancora di Berlusconi ed il Parlamento pure. Si badi, non “con Berlusconi”, ma “di Berlusconi”, perché quello che accadrà nelle prossime ore è l’ennesima vittoria del sistema Berlusconi, fatto di sostanza, di conquista di voti, con gioco duro, a volte sporco ma politicamente efficace e coraggioso, quel coraggio che manca ai finiani per dare la spallata decisiva, che manca alla sinistra per unirsi e mobilitare piazze, fabbriche, università e centri di potere. E si sbaglia anche chi pensa che il pugno di voti di domani (alla fine saranno tre o quattro i voti in più per il premier senza contare assenze ed astenuti) non possa servire per governare, anzi…Se si esclude l’Udc che è il partito più forte, essendo stato all’opposizione ormai da due anni ed ancora speranzoso di rilanciare con l’Mpa, i partiti del Sud ed i futuri fuorisciti del Pd quel sogno del terzo polo in cui Fini è un ospito inatteso ed un po’ imbarazzato, tutti hanno capito che la fiducia ci sarà, dallo sconsolato Di Pietro a Bersani che ora si guarda le spalle da Vendola mentre le colombe sono ormai rondini che volano verso i lidi caldi berlusconiani, verso nuovi incarichi del futuro e necessario rimpasto di governo. Moffa, Bongiorno, Catone perfino Calearo sono i nomi nuovi per gli incarichi che verranno, sostituendo sia i posti lasciati vuoti da Ronchi, Urso ed altri sottosegretari, sia i nomi un po’ indeboliti del governo, primi fra tutti Bondi e Carfagna che saranno lanciati nelle prossime amministrative. Le elezioni sono rinviate, forse a maggio o forse addirittura nell’autunno 2011, quando la Lega capirà di non poter sottostare al neo-moderatismo del premier e perdere l’occasione di invadere il nord ed imporre Maroni come futuro premier. Ma questa è già la seconda repubblica e mezzo.    


9 settembre 2010

Al fuoco...Ma dove sono i pompieri?

 

Meno male che gli occhi si sono finalmente aperti. Era giusto aprirli in occasione delle nuove Br, ma si sapeva quanto fossero un gruppo di esagitati radicali con poche pretese sociali e politiche e poca presa sul popolo ed è stato meno giusto aprirli troppo in occasione delle statuette del Duomo quando una persona malata è diventata simbolo di un disagio politico, ma il disagio era altrove ed oggi i figli di quel disagio sono le urla “mafioso” ed i fumogeni nella Festa del Pd. Apriamo gli occhi dunque e constatiamo amaramente che 1/3 degli italiani voterebbe oggi per partiti che non hanno nulla di propositivo e che o sono legalisti all’estremo ed anti-berlusconiani (Idv) o tendenzialmente anti-politici (Beppe Grillo vicino al 3-4%), o sostanzialmente xenofobi e regionalisti (Lega Nord) o antitetici a qualunque posizione (Sinistra e Destra radicale). Se aggiungiamo che una parte del Pdl (i cosiddetti falchi) non ha alcuna voglia di dialogo ed ha appoggiato campagne di stillicidio contro gli avversari, epiteti coloriti e paventato minacce di democrazia in caso di cambio di governo e che di contro l’opposizione ha rinunciato a fare opposizione politica, appiattendosi e facendo perdere punti di riferimento a chi stava dall’altra parte, la percentuale di italiani votati al populismo aumenta fino al 40-50%. E’ stato facile soffiare il malcontento per l’insicurezza (Alemanno a Roma ha vinto solo per quello e continua a navigare a vista sul resto delle problematiche), per il disordine ed il degrado della cosa pubblica (chi ha vinto le regionali nella Campania dei rifiuti o nella Calabria delle faide ha trionfato sull’incapacità di chi aveva governato negli anni passati), per il federalismo distorto ovvero l’egoismo di voler pensare solo per sé e non per il paese (vedi gli esempi veneti, salvo poi chiedere sconti sulle quote latte), per il razzismo, la paura, l’intolleranza verso l’altro, sia esso islamico, rom, cinese. Oggi ne raccolgono tutti i frutti. A Torino volano sedie e petardi ma a destra non capita nulla di meglio ed anche la solita manifestazione del sacro Po, prevista per domenica e da annullare, potrebbe essere l’occasione per aizzare gente invasata o disorientata o per scontri di qualunque tipo (per ora si sono accontentati di spargere sterco nei luoghi della manifestazione. In un paese e con un popolo in eterna crisi di identità i rischi sono due: la prevalenza di una parte politica “troppo vicina al popolo” che ne incita gli istinti più bassi, piuttosto che frenarli e rappresentare la gente con carisma e moderazione e la morte della politica, ridotta al chi vince e chi perde, un fatto privato a cui gli elettori scelgono di non partecipare. Ecco perché le ennesime elezioni sarebbero già un fallimento. Insomma un incendio senza pompieri.   


4 agosto 2010

Il Grande Bluff

 

Alla fine ha rivinto il premier. Tanto rumore per nulla ed il nulla è la mozione di sfiducia a Caliendo che oggi franerà dietro lo scarso coraggio delle diverse opposizioni, quella ufficiale e quella improvvisata di qualche giorno fa, uno scarso coraggio che al momento è la migliore arma per Berlusconi per rimanere a galla e per Bossi e la Lega per guadagnare consensi (anche perché l’unico partito realmente coraggioso è quello delle camicie verdi). Lo spettacolo che si assisterà oggi poteva essere tranquillamente evitato, anche perché gioverà soltanto ad un uomo, il sottosegretario Caliendo, del tutto sconosciuto ai più, il quale si sentirà rincuorato dalla rinnovata fiducia, a credere che organizzare pranzetti per spostare uomini e cariche istituzionali è un gioco facile e non pericoloso. Fini rivendicherà la capacità di essere “alternativo”, ma si asterrà per tenersi incollato alle ultime chance di governo e così faranno Casini, Rutelli e Lombardo, tutti però pronti a smentire qualsiasi ipotesi di “Terzo Polo”, ma in realtà facendo l’occhiolino a Tremonti o, in prospettiva futura, trattandosi di “futuristi”, a Montezemolo. La sinistra tornerà a spaccarsi. Da Di Pietro che chiede le elezioni al Pd, che si accontenterebbe perfino di Tremonti al Governo, terrorizzato dalle urne anticipate e per il quale la mozione è un boomerang che creerà emorragie a sinistra (Vendola) ed al centro (il famigerato Terzo Polo). E’ il prezzo da pagare per una classe politica senza coraggio ed ha avuto ragione a sottolinearlo la CEI e qualche tempo addietro la presidente di Confindustria. Peccato però che Chiesa ed imprenditoria in questo periodo abbiano altre gatte da pelare. E nel frattempo il più sfacciato e provocatorio dei politici resta in sella. Grazie agli altri ed al loro grande bluff (chissà che non sia stata una vecchia idea di Barbareschi).     

Il Paroliere


16 ottobre 2009

Vade retro culattone!

Vade retro culattone!

 

Non fatevi inutili illusioni, in Italia gli omosessuali potranno al massimo ricevere tolleranza intesa come sopportazione, commiserazione, in molti altri casi susciteranno fastidio o addirittura un senso di schifo e di violenza…E saranno sentimenti bipartisan, perché nella logica di molti italiani, siano essi di destra o di sinistra, gli omosessuali devono esistere, purché stiano per conto loro, non si facciano vedere mano a mano, non si bacino in pubblico, non pretendano diritti e riconoscimenti. Non nascondiamoci dietro un dito, non esiste solo la Binetti. Soprattutto al Sud anche il Pd e non solo il PdL pensa che l’omosessualità sia prima di tutto una malattia o una deviazione mentale piuttosto che ormonale. Nel tessuto molto più basso, che è quello del profondo meridione, il tema non esiste se non nelle parole di parroci focosi che parlano di perversioni, di scandali perfino di pericoli per i nostri figli, paventando chissà quale apocalisse umana…E non credete ai sondaggi di falso buonismo e liberalismo, il tema in Italia è e deve essere tabù. Nel giorno (ieri) in cui Avvenire, il quotidiano cattolico gioisce con il partito che la Chiesa Cattolica appoggerà ufficialmente alle elezioni regionali, soprattutto nel centro-sud, l’Udc di Casini, per il fallimento della legge contro l’omofobia, paventando i soliti apocalittici pericoli di lacerazione della famiglia e dove il Pd mostra tutta la sua impotenza contro una chiara estremista in stile Tadeusz Rydzyk, possiamo dare una risposta chiara alla domanda: sono i gay categorie protette che meritano leggi a parte, a differenza di ciò che pensa Avvenire? In ogni caso sì. Sia che siano malati, come sostiene la Chiesa, in quanto meritevoli di assistenza, anche perenne, dello Stato, sia che non lo siano ma restino comunque una minoranza o peggio ancora una diversità, perché la Costituzione tutela le minoranze con gli stessi diritti delle maggioranze. Ma guai a parlarne, dove molti pur uscendo dalla chiesa, volentieri li prenderebbero a pestoni.  

 

Il Paroliere

 


7 ottobre 2009

L’Italia capovolta

L’Italia capovolta

 

Ecco cosa doveva accadere per il Premier

 

“Il Lodo Alfano è costituzionale. La Corte boccia il ricorso di incostituzionalità con 8 voti contro 7”. Il Premier dichiara:”Nonostante le pressioni esterne, la campagna intimidatoria e diffamatoria nei miei confronti, questa volta la Magistratura suprema ha rispettato il volere della Costituzione ed ha amministrato la giustizia realmente in nome del popolo. Non so adesso cosa potranno inventarsi per gettare ancora fango sulla mia persona e per inventare nuovi processi che sarò comunque pronto ad affrontare alla fine del mio mandato. Ora potrò pensare serenamente ai veri bisogni degli italiani. Il Capo dello Stato? Ha sempre dimostrato di essere un uomo al di sopra della parti”. Il Capo dello Stato dichiara:”Massimo rispetto per i giudici della Corte Costituzionale e per la loro decisione”. Il Pd:”E’ una sentenza che ci lascia l’amaro in bocca, ma che rispettiamo, ma il premier non potrà sottrarsi alla giustizia per sempre”. L’IdV:”Una sentenza che non condividiamo ma rispettiamo, ora lotteremo per il referendum che abroghi questa legge che riteniamo comunque un insulto all’uguaglianza delle persone”. Si chiude così una pagina lunghissima iniziata con il Lodo Schifani e chiusa oggi con la conferma della sospensione dei processi del Capo dello Stato, perché ai sensi della Costituzione garantisce non l’impunità o l’improcessabilità delle alte cariche dello Stato, ma la possibilità di valersi di un’immunità consentita a cariche inferiori, come nel caso dei parlamentari.

 

Ecco cosa poteva accadere (ed è accaduto) per il Premier

 

Il Lodo Alfano è incostituzionale ai sensi degli artt. 138 e 3 della Costituzione. Dichiarazioni del Premier Silvio Berlusconi sulla bocciatura del Lodo Alfano"Continueremo a lavorare con o senza lodo, io non ci ho mai creduto perché con una Corte Costituzionale con 11 giudici di sinistra era impossibile che lo approvassero. Dopotutto la sintesi qual è ... meno male che Silvio c'è, perchè se non ci fosse Silvio con tutto il suo Governo e con il supporto del 70% degli italiani saremmo in mano a una sinistra che farebbe del nostro Paese quello che spete tutti. Abbiamo una minoranza di magistrati rossi organizzatissima che usano la giustizia a fini di lotta politica, abbiamo il 72% della stampa che è di sinistra, abbiamo tutti gli spettacoli di approfondimento della televisione pubblica pagata con i soldi di tutti che sono di sinistra, ci prendono in giro anche con gli spettacoli comici; il capo della Stato sapete voi da che parte sta. Noi andiamo avanti i processi che mi scaglieranno addosso a Milano sono delle autentiche farse, ma io li sbugiarderò tutti. Queste cose qua a me mi caricano, agli Italiani gli caricano. W l' Italia evviva Berlusconi".

 

Il Paroliere.

 

PRECISAZIONE ERRATA CORRIGE SU REFUSI DEL PREMIER

Sottolineiamo che la dichiarazione è letterale e quindi gli errori di grammatica non sono addebitabili al Paroliere che si è limitato a trascrivere (“a me mi caricano, agli italiani gli caricano”)

 


23 giugno 2009

Referendum fallito e ballottaggi scontati. Ecco come perdere soldi e settimane

Referendum fallito e ballottaggi scontati. Ecco come perdere soldi e settimane

 

E’ il day after, ma non è il giorno della verità, come si userebbe negli Usa,  ma il giorno in cui tutti hanno scoperto l’acqua calda, ovvero che il referendum dovrebbe essere abrogato perché ormai sentito come inutile da un popolo stanco di elezioni o che per salvare andrebbe abolito il quorum o abbassato oltre che rendere i quesiti più semplici di un manuale che una popolazione mediamente “ignorante” in diritto non può capire (salvo il delitto di Garlasco ed il processo per Meredith). Strano poi che a dirlo sia proprio Maroni che è stato il primo tifoso del non-voto, ovvero come andare allo stadio lanciare i petardi e poi dire che bisogna fare qualcosa contro la violenza negli stadi…Ma c’è di più. C’è la scoperta che se al Nord basta allearsi con la Lega per continuare a vivere la sbornia anti-immigrazione ed anti-baggianate televisive, il Sud è molto più volatile e così in assenza di risposte concrete dal governo, è bastato un piccolo patto con l’Udc ed il gioco per il Pd è stato completato. Ma tutto è rimasto come 15 giorni fa, con l’aggravante. Vi sembra bipolarismo una maxi coalizione fra Pdl, Lega, Udc da una parte e Pd, Idv, Sinistra radicale ed Udc dall’altra? Ma soprattutto non è ora di rivedere la logica stessa dei ballottaggi, dove tanti partitini fanno perdere o vincere con lo 0,5%, costringono le amministrazioni a lottizzazioni, compravendite e creano città e province eternamente bloccate? In fondo se tutto fosse terminato al primo turno, avremmo risparmiato un sacco di soldi ed avremmo avuto gli stessi risultati…Ma ci sarebbe stato poco tempo per il solito giochino dei vincenti e dei perdenti, la cosa che più importa ai nostri politici.  

 

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