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Diario


7 luglio 2011

I provinciali

La Casta si difende come può e mentre con la manovra salva il grande palazzo e chiede rinunce ai cittadini decide di archiviare definitivamente la questione dell’abolizione delle Province, ovvero un comodo risparmio di 4 miliardi all’anno, l’abolizione di un ennesimo carrozzone burocratico con competenze (sostanzialmente istruzione, viabilità e sanità) che, lo si vede nei fatti, in realtà sono già svolte a livello centrale e nella maggior parte dei casi, da comuni e regioni). Questa volta però nessuno ha messo voce, né l’onnipresente Ministro della Pubblica Amministrazione, Innovazione e Perfezione Renato Brunetta, né quello degli Affari Regionali Raffaele Fitto e neppure i partiti principali, anzi PDL e Lega hanno chiaramente dissentito ed il Pd ha recitato il ruolo di “chi non vede e non sente”. D’altronde il piacere è duplice, perché su 110 province, 46 appartengono al PD e 6 all’UDC ed una a SEL e si aggiungono le liste autonomiste trentine e valdostane che normalmente amministrano con la sinistra, l’opposizione ha 56 province: la maggioranza. Nel PDL però gli unici a chiedere tale abolizione sono Feltri, Sallusti, Belpietro e Sechi che non sono parlamentari (e che comunque appartengono alla famiglia dei tagliatori a prescindere), oltre a gran parte dell’elettorato. Nell’opposizione solo l’IDV. Nell’ultimo sondaggio del Sole24Ore, sono una ventina i presidenti che superano il 60% dei consensi mentre il resto delude quasi la metà dell’elettorato ma tutti sono in ribasso e comunque i più apprezzati riguardano province leghiste o province piccolissime, segno di come sia importante decentrare nel piccolo e non mantenere enti intermedi. Senza considerare quanti signori sommano i loro incarichi con quelli a Roma…Avanti così!


14 dicembre 2010

Missione compiuta

La missione impossibile è compiuta. Il paese è ancora di Berlusconi ed il Parlamento pure. Si badi, non “con Berlusconi”, ma “di Berlusconi”, perché quello che accadrà nelle prossime ore è l’ennesima vittoria del sistema Berlusconi, fatto di sostanza, di conquista di voti, con gioco duro, a volte sporco ma politicamente efficace e coraggioso, quel coraggio che manca ai finiani per dare la spallata decisiva, che manca alla sinistra per unirsi e mobilitare piazze, fabbriche, università e centri di potere. E si sbaglia anche chi pensa che il pugno di voti di domani (alla fine saranno tre o quattro i voti in più per il premier senza contare assenze ed astenuti) non possa servire per governare, anzi…Se si esclude l’Udc che è il partito più forte, essendo stato all’opposizione ormai da due anni ed ancora speranzoso di rilanciare con l’Mpa, i partiti del Sud ed i futuri fuorisciti del Pd quel sogno del terzo polo in cui Fini è un ospito inatteso ed un po’ imbarazzato, tutti hanno capito che la fiducia ci sarà, dallo sconsolato Di Pietro a Bersani che ora si guarda le spalle da Vendola mentre le colombe sono ormai rondini che volano verso i lidi caldi berlusconiani, verso nuovi incarichi del futuro e necessario rimpasto di governo. Moffa, Bongiorno, Catone perfino Calearo sono i nomi nuovi per gli incarichi che verranno, sostituendo sia i posti lasciati vuoti da Ronchi, Urso ed altri sottosegretari, sia i nomi un po’ indeboliti del governo, primi fra tutti Bondi e Carfagna che saranno lanciati nelle prossime amministrative. Le elezioni sono rinviate, forse a maggio o forse addirittura nell’autunno 2011, quando la Lega capirà di non poter sottostare al neo-moderatismo del premier e perdere l’occasione di invadere il nord ed imporre Maroni come futuro premier. Ma questa è già la seconda repubblica e mezzo.    


21 ottobre 2010

Libertà senza futuro

 

Era prevedibile ed è accaduto. E’ appena nato e Futuro e Libertà si ritrova già senza popolo, senza potenziali elettori ed immaginabile che il 7% di cui era accreditato il partito di Fini, frutto perlopiù di entusiasmi facili e confusione, si dimezzerà. Votare in commissione un Lodo Alfano retroattivo dopo un enorme battaglia sulla legalità, dopo aver accertato che le priorità del premier restano quelle personali e non l’economia, il lavoro e neppure la giustizia, quella vera (procure in disarmo senza impiegati, con pochi magistrati senza protezione e sotto minaccia della malavita a giorni alterni, una seria riduzione e perentorietà dei termini), ieri si è vista tutta la paura di Fini di andare alle elezioni, la sua incertezza negli accordi con il centro (leggi Udc, ed API), l’Mpa, il movimento Io Sud (che pure è rappresentato da Poli Bortone) per aprile e con il centro-sinistra per la riforma elettorale. Fini ha perso l’attimo. A Mirabello, alle parole sarebbero dovuti seguire i fatti ed invece è stato ancora il premier con la Lega seppure in minoranza a dettare l’agenda di governo. Oggi Fini si ritrova fuori da un partito, all’interno di un altro che si ostina a chiamare “movimento”, sotto lo scacco dei suoi militanti che non vogliono più aspettare, incastrato da Tulliani e vittima della solita paura italiana: quella di dire le cose come stanno. Avrebbe potuto ricominciare dal Sud, prendere esempio da Lombardo, invece, come se le elezioni fossero una colpa imperdonabile, persegue nel difendere “il programma che non c’è” e si autocondanna ad una libertà senza futuro. Questo dire e non dire e fare e non fare di dalemiana memoria ha due sole soluzioni: le dimissioni dalla presidenza della Camera ed una decisa leadership di partito e di coalizione elettorale (e non di un…movimento o peggio ancora del nulla) oppure il ritorno indietro ed il riassorbimento con tanto di scuse a Silvio Berlusconi, perché in fondo, votargli l’immunità a vita, per le conseguenze che provocherebbe ciò agli italiani ed alla Costituzione è perfino peggio.

Il Paroliere.


16 ottobre 2009

Vade retro culattone!

Vade retro culattone!

 

Non fatevi inutili illusioni, in Italia gli omosessuali potranno al massimo ricevere tolleranza intesa come sopportazione, commiserazione, in molti altri casi susciteranno fastidio o addirittura un senso di schifo e di violenza…E saranno sentimenti bipartisan, perché nella logica di molti italiani, siano essi di destra o di sinistra, gli omosessuali devono esistere, purché stiano per conto loro, non si facciano vedere mano a mano, non si bacino in pubblico, non pretendano diritti e riconoscimenti. Non nascondiamoci dietro un dito, non esiste solo la Binetti. Soprattutto al Sud anche il Pd e non solo il PdL pensa che l’omosessualità sia prima di tutto una malattia o una deviazione mentale piuttosto che ormonale. Nel tessuto molto più basso, che è quello del profondo meridione, il tema non esiste se non nelle parole di parroci focosi che parlano di perversioni, di scandali perfino di pericoli per i nostri figli, paventando chissà quale apocalisse umana…E non credete ai sondaggi di falso buonismo e liberalismo, il tema in Italia è e deve essere tabù. Nel giorno (ieri) in cui Avvenire, il quotidiano cattolico gioisce con il partito che la Chiesa Cattolica appoggerà ufficialmente alle elezioni regionali, soprattutto nel centro-sud, l’Udc di Casini, per il fallimento della legge contro l’omofobia, paventando i soliti apocalittici pericoli di lacerazione della famiglia e dove il Pd mostra tutta la sua impotenza contro una chiara estremista in stile Tadeusz Rydzyk, possiamo dare una risposta chiara alla domanda: sono i gay categorie protette che meritano leggi a parte, a differenza di ciò che pensa Avvenire? In ogni caso sì. Sia che siano malati, come sostiene la Chiesa, in quanto meritevoli di assistenza, anche perenne, dello Stato, sia che non lo siano ma restino comunque una minoranza o peggio ancora una diversità, perché la Costituzione tutela le minoranze con gli stessi diritti delle maggioranze. Ma guai a parlarne, dove molti pur uscendo dalla chiesa, volentieri li prenderebbero a pestoni.  

 

Il Paroliere

 


23 giugno 2009

Referendum fallito e ballottaggi scontati. Ecco come perdere soldi e settimane

Referendum fallito e ballottaggi scontati. Ecco come perdere soldi e settimane

 

E’ il day after, ma non è il giorno della verità, come si userebbe negli Usa,  ma il giorno in cui tutti hanno scoperto l’acqua calda, ovvero che il referendum dovrebbe essere abrogato perché ormai sentito come inutile da un popolo stanco di elezioni o che per salvare andrebbe abolito il quorum o abbassato oltre che rendere i quesiti più semplici di un manuale che una popolazione mediamente “ignorante” in diritto non può capire (salvo il delitto di Garlasco ed il processo per Meredith). Strano poi che a dirlo sia proprio Maroni che è stato il primo tifoso del non-voto, ovvero come andare allo stadio lanciare i petardi e poi dire che bisogna fare qualcosa contro la violenza negli stadi…Ma c’è di più. C’è la scoperta che se al Nord basta allearsi con la Lega per continuare a vivere la sbornia anti-immigrazione ed anti-baggianate televisive, il Sud è molto più volatile e così in assenza di risposte concrete dal governo, è bastato un piccolo patto con l’Udc ed il gioco per il Pd è stato completato. Ma tutto è rimasto come 15 giorni fa, con l’aggravante. Vi sembra bipolarismo una maxi coalizione fra Pdl, Lega, Udc da una parte e Pd, Idv, Sinistra radicale ed Udc dall’altra? Ma soprattutto non è ora di rivedere la logica stessa dei ballottaggi, dove tanti partitini fanno perdere o vincere con lo 0,5%, costringono le amministrazioni a lottizzazioni, compravendite e creano città e province eternamente bloccate? In fondo se tutto fosse terminato al primo turno, avremmo risparmiato un sacco di soldi ed avremmo avuto gli stessi risultati…Ma ci sarebbe stato poco tempo per il solito giochino dei vincenti e dei perdenti, la cosa che più importa ai nostri politici.  

 

Il Paroliere


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