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Diario


5 ottobre 2011

La stagione dell'invisibilità

Quando parliamo di Moody’s, di Borsa, di grandi vertici economici, dovremmo pensare a Barletta e tante altre migliaia di piccole e grandi realtà cittadine dove “c’è la ditta”, dove “silavora”, ma non si prova mai a chiedere “come, quando, quanto, dove” e dove chi guadagna mette tutto in tasca, ma anch’egli è vittima di un sistema perverso dove chi produce non può più farlo serenamente e chi lavora sta zitto e fa finta di stare bene. È nel momento della tragedia che ci si accorge dell’immenso sommerso italiano. Cade l’operaio da un ponte di servizio,probabilmente immigrato, e solo dopo si sa che lavorava in nero, cade una palazzina e si sa che c’era il laboratorio, “una delle maggiori risorse e fonti di lavoro dell’area” dicevano in un servizio televisivo, come se tutte queste cose potessero classificarsi con il titolo di risorse e di lavoro. Per quante ore, con quali garanzie, con quale paga, in che condizioni ambientali? Domande che non servono, l’importante è lavorare, perché si sa, sono tempi di vacche magre e quindi meglio un centesimo in più stentato che uno in meno. È la logica dei nostri tempi e non appartiene solo al laboratorio clandestino ma che tutti conoscono in paese, all’impresa edile o agricola che risparmia sui contributi, ma si sta espandendo a macchia d’olio, anzi giustificando. C’è una grande impresa italiana che con referendum e gesti concreti sta facendo capire che d’ora in poi o si lavorerà alla cinese o alla brasiliana o si chiuderanno i battenti. C’è già un governo che vorrebbe rendere più facili i licenziamenti. Dove pensate finiranno queste persone? In un salotto, in un’altra grande holding mondiale oppure in un sottoscala? E quando ve ne accorgerete, quando crollerà ed andrete a recuperare i corpi? Buon giorno Italia!   


8 settembre 2011

Silenzio, si paga!

…E scorre perfino liscio. L’ultimaversione della manovra è quanto di più desiderabile potesse riguardare iparlamentari, tutti i parlamentari: mantenimento dei doppi incarichi, nessunvincolo alla riduzione dei seggi, nessun taglio significativo (lo avevamoprevisto che se la sarebbero presa solo con il ristorante di Palazzo Madama,poveracci), l’Iva al 21% per tutti e la patrimoniale per 23mila persone. Unamanovra equa, anzi equina visto che potrebbe imbizzarrirsi nel passaggio allaCamera. Ma ciò che fa paura non è neppure questo che è già di per sé grave, mail sonno di un popolo e l’impotenza di un governo. L’Italia è ormai come ilKosovo, un paese ad amministrazione controllata, che deve solo verificare ognigiorno se la Borsa e lo spread (questo famoso confronto fra titoli di statotedeschi ed italiani) scende o sale. Il resto è competenza della BCE, all’occorrenzadi Germania e Francia. Berlusconi non è più un referente, Tremonti, esautoratodi fatto, nemmeno, l’opposizione, ancora meno e neppure il popolo lo è. Ilpopolo è annullato dal suo stesso governo. Dello sciopero della Cgil non sisono conosciuti né numeri, né opinioni, di Cisl e Uil si parla ormai comeorganismi paragovernativi, gli indignati si limitano ad “assaltare” PalazzoMadama ed è chiaro che sono bollati come Cobas o Centri Sociali, quindiininfluenti. Perfino quell’ “eroe” dei nostri giorni che si divertiva adiffondere i segreti della Casta di Montecitorio ha diffuso su facebook unappello a manifestare il 15 ottobre, ma ha raccolto poco entusiasmo. Contro chipoi? Contro tutti? E allora tanto vale delegare a Beppe Grillo. Contro ilgoverno? Ma, attenzione gente come Renzi o il caro nipote di Gianni Letta, persbaglio al Pd, non sono d’accordo, idem per Cisl, per Uil…Nei giorni scorsi inuna riunione di condominio per la sostituzione di un ascensore funzionante, misono opposto, ho fatto ostruzione, ma tutti sono già d’accordo per spendere12mila euro…Uno ha inveito contro di me, dicendo che aveva già tirato fuori isoldi e che io prendevo in giro. Gli italiani hanno capito: pagare, pagare ebasta e pensare come dice Vasco che domani sarà sempre meglio. Pensare...  


6 settembre 2011

Un colpo nel vuoto

Moody’s sta tagliando ormai scontatamente il rating dopo gli ultimi fallimenti finanziaria, la BCE ha capito di non potersi fidare di un paese che pensa di fare crescita rinviando le decisioni importanti e tagliando feste patronali e posti di lavoro in modo ideologico e quindi ha annunciato sanzioni e stop all’acquisto dei titoli italiani, il Capo dello Stato si dispera dietro una richiesta di efficacia ed unità che lui stesso riconosce come impossibile…Ed il governo? Per il governo va tutto bene. Anzi non c’è manovra migliore (ma dov’è la manovra?), si sta aiutando l’Italia ad uscire dal peggio e soprattutto si sta arrivando in sella al 2013. Per un presidente ancora costretto a difendersi dall’accusa di essere finanziatore di bulli e pupe l’obiettivo è arrivare al 2013, con i suoi pretoriani da tea party improvvisati e pazienza che il Bounty sia sotto ammutinamento con Formigoni che cerca sponda in Casini e nei cattolici, Tremonti che attende il colpo di spugna (comunque tardivo) della Lega, il fronte del Sud guidato da Alemanno, da siciliani e campani che tirano per la giacca Alfano. In questo scenario disarmante lo sciopero di oggi è una grande occasione. Il mondo infatti ancora una volta aspetta non solo risposte finanziarie ma anche umane e sociali e continua a chiedersi se sia possibile che uno stato sull’orlo del baratro possa permettersi un popolo rassegnato, un’alternativa in stato di coma, forze sociali che brindano col governo al fallimento, mentre in altre parti d’Europa e del mondo già monta l’indignazione costruttiva e la scelta del futuro (la Spagna in questo è precorritrice, visto che si è messa nelle condizioni di tranquillizzare i mercati, favorendo subito, da novembre l’avvio di una nuova stagione politica). Lo sciopero generali di oggi è più necessario di quanto si pensi, se sveglia coscienze e porta alla giusta indignazione e di questo liberali e progressisti, di destra e di sinistra non possono non essere convinti. Finalmente si batte un colpo...Altro che scelta sbagliata.   

Il Paroliere


30 agosto 2011

L'economia del consenso

E alla fine Silvio Berlusconi riuscì nella sua ultima grande impresa, stravolgere le leggi dell’economia perassoggettarle a quelle del consenso, cosa possibile soltanto in Italia, dove a fronte del buonsenso non può che prevalere l’istinto di conservazione dell’estabilishment. Ecco che una manovra già di per sé teorica viene svuotataanche della teoria e praticamente si trasforma nel sogno tutto berlusconiano didifendere i suoi adepti, la sua immagine di “uomo che non chiede soldi” (li prende direttamente senza che la gente, perlopiù pensionati, se ne accorga, impegnata com’è, a dare la colpa all’euro). Nella nuova manovra non c’è aumento dell’IVA, sparisce l’odiatissima patrimoniale, la tassa per i ricchi che inrealtà poi non erano poi nemmeno così ricchi, spariscono eventuali ritocchiall’Irpef, sparisce la tassa sui colossi statali energetici. Non c’è traccia di tassazione delle rendite, di incompatibilità fra cariche istituzionali, tutti possono essere contenti. La tasca dei signori della politica è salva. Poi nel più classico dei tormentoni berlusconiani arriva la “grande promessa”: l’abolizione di tutte le province ed il dimezzamento dei parlamentari, soloperò con legge costituzionale, così che non si possa dire che la colpa sia solo del governo…Quando accadrà. Forse fra un anno o forse fra dieci, chi può dirlo. Basti per ora che la macchina del convincimento sia partita. E chi pagherà tutto ciò? Pensionati, cooperative, organizzazioni sociali, la gente comune. Perfino i laureati sconteranno, come è tradizione di questo governo, più delle veline, visto che non potranno più riscattare nulla. Eh già, perché tutto è stato tolto meno i tagli al pubblico, i ticket, ladilazione dei Tfr e la mannaia dei licenziamenti facili e dei contratti aziendali che tanto fa godereConfindustria e Marchionne, ora più uniti che mai. Mentre il popolo aspetta chepassi la nottata, Berlusconi prepara un posto al Quirinale per sé ed uno aPalazzo Chigi per il suo fido Alfano. Ed è riuscito a far credere, grazie a gente come Penati e Tedesco, che la questione morale appartenga alla sinistra e non dicerto a lui.      


17 agosto 2011

Sarkò-Merkel e la nuova purga per l'Italia

Mentre ci stavamo distraendo con le parolacce di Umberto Bossi e la finanza creativa del governo italiano, capace di partorire in un colpo solo la “patrimoniale per borghesi e dipendenti” e poi pensare di sostituirla con la tassa sui “capitali scudati” (l’1% poi, un altro contributino da elemosina), un ennesimo incentivo all’evasione, Sarkozy e Merkel pensavano a qualcosa di più fine per salvare prima di tutto le loro economie e non farsi trascinare dal vortice delle promesse senza fondo di Italia e Spagna: fermare la grande bolla finanziaria, partendo da chi gioca sul tavolo. Meglio tardi che mai. Tassare le transazioni finanziarie significa iniziare a ragionare non più in termini di volatilità e di carta straccia ma di solid veri. Chi ha benzina cammina e chi no, va a piedi. Basta operazioni finanziarie di grande scena, ma con poca trasparenza e poca chiarezza sui conti, basta crediti e finanziamenti concessi in bianco e basta con l’Europa a doppia, tripla, quadrupla velocità. Si cammina tutti insieme, altrimenti chi resta indietro, inizia a remare per conto suo. Il super-governo economico, ma soprattutto il rifiuto dell’eurobond è un segnale positivo pensato per evitare una nuova stagione di copertura di spese e magagne. L’Europa non se lo può più permettere e l’Italia su tutti. Ecco perché bisognerebbe dire a lor signori del governo, di iniziare a far tirare fuori i soldi a chi non li ha mai tirati, ma sul serio, partendo anche qui dalla verifica su conti, depositi, investimenti, transazioni. Amato fece così e non fece male. Regalò all’Italia un’occasione che non fu sfruttata, perché ai più piacevano feste e cotillons.

Il Paroliere.


9 agosto 2011

Il paese ad indignazione zero

Ovunque l’ondata di indignazione esplode per i motivi più disparati. Nel Maghreb, ma anche in Medio Oriente, ovvero in Bahrein, Qatar, Siria l’indignazione per l’ottenimento dei diritti umani rasenta la guerra civile e c’è chi lì sta impegnando molto più di uno stipendio mensile, ma la sua stessa vita. Altrove l’indignazione si alza per eliminare le barricate: barricate sociali ed economiche, di redistribuzione di ricchezza, di moralizzazione della politica, di ricambio generazionale. I paesi si svegliano. Qualche tempo fa capitò alla Francia assaporare la rabbia delle banlieues, oggi tocca alla Spagna, alla Grecia, alla Gran Bretagna con un mix di motivazioni sociali e razziali. Ovunque c’è crisi, c’è un movimento di protesta, di risveglio. Perfino dove teoricamente si naviga nel benessere (il Cile, una crescita annua del 6% media da circa 5 anni, stabilità finanziaria e politica, grossi investimenti industriali e minerari), c’è chi chiede educazione migliore e per tutti ed al movimento degli studenti, si sono aggiunti lavoratori, indigeni…In Italia no. L’unico problema italiano di quest’estate è capire come salvare Borse e vacanze. Nelle prime la competenza è di pochi politici, agenzie di rating e finanzieri che giocano al risiko con i soldi altrui, della seconda sono competenti nonni o genitori che finanziano, salvo chi ha scelto Grecia o Egitto per avere mare e sole a prezzi modici. È sempre la solita storia: l’Italia non si muove, resta ferma. L’indignazione si frammenta miseramente in categoria o si politicizza in modo ipocrita, resta isolata e si perde nel pessimismo. Pochi giorni, cartelli colorati, gente radunata e poi via…Non conosciamo i veri blocchi alla francese, la costanza, la caparbietà di chi si ferma, quando ottiene e lo ottiene veramente. Si badi bene, indignazione non vuol dire violenza, ma presa di coscienza. Non ne abbiamo bisogno. Forse stiamo “troppo bene” o più semplicemente siamo un popolo apatico il cui motto “chi si accontenta, gode”, è diventato l’alibi per vivere tranquilli nella beata mediocrità.


4 agosto 2011

La vacanza governativa

Niente di nuovo sotto il sole.Né da Silvio Berlusconi e le sue ennesime programmazioni da giovane rampante appena lanciato nella politica, né da Lega e Pdl (che lancia Alfano, chiaramente in dissenso con il suo premier ed ormai leader di partito), né da Bersani che propone l'inutile quadriglia dei passi in avanti ed indietro, né da Casini che filosofeggia alla maniera democristiana. L’unico messaggio è arrivato da Di Pietro, snobbato per la sua solita irriverenza "fuori luogo in un momento così difficile per l'Italia" (parole della Giorgia, il ministro Giorgia Meloni, che in un momento così terribile, aveva già il trolley pronto e parlava di vacanze intransatlantico, quelle fatte e quelle da fare), il che fa capire quanto la politica si prenda tremendamente sul serio. Il leader dell’IdV ha letto ledichiarazioni di Marchionne, svelando solo alla fine il suo autore e gelando difatto il Cavaliere che sino ad allora aveva considerato divertente l’intervento del suo avversario di sempre. “Sono d’accordo con il Capo dello Stato…L’Italia ha bisogno di una leadership nuova e forte…Altri si sarebbero dimessi”. Che colpo! Sergio Marchionne, l’uomo che ha potuto ricattare per due anni gli operai Fiat, smontare le fabbriche di Termini Imprese e Arese, portarsi tutto o quasi a Detroit, mentre il Governo gli dava ragione, pur di affossare sinistra e sindacati che spara a zero sul suo difensore…Di Pietro ha sottolineato in un colpo solo, quanto le grandi imprese siano ormai disinteressate alle noiose trattative fra parti sociali e governo e quanto questo governo non gestisca più l’economia se non a livello volatile di finanza teorica senza che il mondo produttivo, quello vero, dia peso alle parole del premier. Il problema è Silvio Berlusconi e lo sanno anche gli scaldapoltrone della Lega, scappati tutti via dopola recita a soggetto del Cavaliere. E’ iniziata da tempo la “vacanza governativa”…e fa più terrore della crisi.

Il Paroliere


2 agosto 2011

The show must go on

Il premier esce dalla sua letargia estiva e si concede un ennesimo spettacolo da uomo risolutore, peccato però che non ci sia più nulla da risolvere e che ormai i conti si facciano solonell’alta finanza dove l’Italia, grazie alla manovrina ed al terrore di tagli seri e patrimoniali, è ancora a rischio default (lei, si), un rischio che potrebbe concretizzarsi fra settembre ed inizio 2012. Strano ma vero, ma la proposta più intelligente è sembrata quella di Calderoli che ha invitato tuttiad una sorta di campus estivo in cui ponderare le soluzioni e le iniziative da intraprendere per affrontare il duro inverno, ma si sa, il sazio non crede all’affamato e quindi come riuscire a trattenere 1000 recalcitranti parlamentari che non aspettano altro che riposarsi al sole della Sardegna,della Puglia o nelle villette in Toscana o fra i laghi dopo il duro, durolavoro e le enormi spese sostenute! Ci pensa il Cavaliere, per cui tutto fapolitica. Mentre tutto il mondo unisce cervelli dell’economia, mondo produttivo ed opposizione (vedi Usa, ma anche altri paesi europei, la Germania l’ha fattaprima di tutti la Grosse Koalition), il nostro premier non vuole la scena rubata da altri, così domani andrà alle Camere a parlare di investimenti ed infrastrutture (di nuovo e con chissà quali risorse, poi), giovedì incontrerà le parti sociali per ribadire questo ed isolare i comunisti di Fiom e Cgil,mentre l’opposizione non c’è ed in fondo non ne soffre neppure e con la terza mossa il re proverà lo scacco al guastatore Tremonti, in fondo è colpa sua, sequesta crisi è diventata una cosa di cui parlare improvvisamente, in chiave solo italiana. In fondo fino ad un anno e mezzo fa non c’era e quando è spuntata fuori era “globale”, ovvero la colpa era degli altri, come sempre. Bentornato. 


13 luglio 2011

La palla al piede

La fretta fece i figli ciechi ed è anche il caso di questa manovrina. Basta unicamente per rassicurare in modo temporaneo la grande finanza europea ed italiana e dare sollievo a Borsa, banche e titoli di stato. In questa manovra c’è invece un “rinvio dei problemi” a data da destinarsi e ciò significa che tra qualche mese ci ritroveremo di nuovo nelle medesime condizioni, con un governo che tira a campare e che tornerà alle priorità di sempre ovvero la giustizia a misura di indagato o condannato e varie riforme di natura economica comunque penalizzanti verso i cittadini, dalle università alle pensioni. E questo purtroppo non lo ha sottolineato neppure l’opposizione che oggi si tura il naso e da il via libera ad un testo di cui non condivide nulla, se non l’urgenza e l’invito del Capo dello Stato. Mai scelta fu più incoerente. Non si esce insieme ad una persona rimanendo con il broncio e magari litigando a fine serata solo perché lo ha detto papà! E non si può continuare a prendere decisioni sulla pelle dei cittadini solo per accontentare l’economia volatile e teorica, quella che, per intenderci, ha portato a questa crisi epocale. Nessun taglio alle spese serie e pazze della politica, nessun taglio ai redditi alti e dormienti, nessuna scelta coraggiosa su produttività, pensioni, enti inutili, nessun programma preciso di liberalizzazioni. L’immagine di quest’Italia d’estate è fatta di strade vuote e spiagge altrettanto vuote e di un Ministro dell’Economia che torna da Bruxelles con un compito imposto dall’esterno ma senza più la fiducia della sua squadra come una palla al piede. Tutti a casa, tutti fermi, tutti in silenzio, compreso un governo che è ben consapevole di essere alla fine di un ciclo ed in cui poco contare giocare al risiko su chi resta e chi va. Le elezioni anticipate (che pure non sono la soluzione) restano all’orizzonte.


12 luglio 2011

Governo forte per manovra forte

Se c’è qualcuno che ancora crede nella tesi del complotto internazionale, prego, si accomodi nella grande e già piena sala delle dietrologie e dell’ingenuità italiane. Perché l’attacco, di cui si sta parlando da giorni, non può definirsi attacco un giorno e legge del mercato un altro giorno. Gli speculatori attaccano i nostri titoli e godono della loro debolezza, frutto di superficialità, di scarsa crescita, di povero impegno imprenditoriale. Nel frattempo ogni paese ed ogni governo corre ai ripari per salvare la propria posizione, tranne il nostro. Siamo il paese che avrebbe più bisogno di un governo forte per una manovra forte ed invece si ritrova con una politica litigiosa, provinciale che si copre dietro la tesi del complotto per portare avanti una manovrina debole con i forti e forte con i deboli e sostanzialmente priva delle chiavi che occorrerebbero. Una manovra per dirsi tale dovrebbe prevedere progressivamente, ma in tempi brevi, uno smantellamento degli istituti inutili (arrivando sino alle province), una patrimoniale per chi può e deve dare e ne sono tanti in Italia, né lavora ed un forte incentivo alla concorrenza ed alle professioni che può arrivare solo da una seria liberalizzazione, purché non dei servizi essenziali. Per farlo servirebbe un governo di unità nazionale, senza liti, con un ampio ventaglio di partiti, con un ministro dell’economia capace di muoversi non solo nel campo dei tagli ma anche in quello della crescita ed un premier meno attaccato ai suoi personali problemi. Unità e coraggio che fanno difetto ad una classe politica poco responsabile, ancorata alle sue poltrone e dove non è possibile chiedere a nessuno di farsi da parte per ridare credibilità al nostro paese

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