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Diario


8 settembre 2011

Silenzio, si paga!

…E scorre perfino liscio. L’ultimaversione della manovra è quanto di più desiderabile potesse riguardare iparlamentari, tutti i parlamentari: mantenimento dei doppi incarichi, nessunvincolo alla riduzione dei seggi, nessun taglio significativo (lo avevamoprevisto che se la sarebbero presa solo con il ristorante di Palazzo Madama,poveracci), l’Iva al 21% per tutti e la patrimoniale per 23mila persone. Unamanovra equa, anzi equina visto che potrebbe imbizzarrirsi nel passaggio allaCamera. Ma ciò che fa paura non è neppure questo che è già di per sé grave, mail sonno di un popolo e l’impotenza di un governo. L’Italia è ormai come ilKosovo, un paese ad amministrazione controllata, che deve solo verificare ognigiorno se la Borsa e lo spread (questo famoso confronto fra titoli di statotedeschi ed italiani) scende o sale. Il resto è competenza della BCE, all’occorrenzadi Germania e Francia. Berlusconi non è più un referente, Tremonti, esautoratodi fatto, nemmeno, l’opposizione, ancora meno e neppure il popolo lo è. Ilpopolo è annullato dal suo stesso governo. Dello sciopero della Cgil non sisono conosciuti né numeri, né opinioni, di Cisl e Uil si parla ormai comeorganismi paragovernativi, gli indignati si limitano ad “assaltare” PalazzoMadama ed è chiaro che sono bollati come Cobas o Centri Sociali, quindiininfluenti. Perfino quell’ “eroe” dei nostri giorni che si divertiva adiffondere i segreti della Casta di Montecitorio ha diffuso su facebook unappello a manifestare il 15 ottobre, ma ha raccolto poco entusiasmo. Contro chipoi? Contro tutti? E allora tanto vale delegare a Beppe Grillo. Contro ilgoverno? Ma, attenzione gente come Renzi o il caro nipote di Gianni Letta, persbaglio al Pd, non sono d’accordo, idem per Cisl, per Uil…Nei giorni scorsi inuna riunione di condominio per la sostituzione di un ascensore funzionante, misono opposto, ho fatto ostruzione, ma tutti sono già d’accordo per spendere12mila euro…Uno ha inveito contro di me, dicendo che aveva già tirato fuori isoldi e che io prendevo in giro. Gli italiani hanno capito: pagare, pagare ebasta e pensare come dice Vasco che domani sarà sempre meglio. Pensare...  


19 maggio 2011

A chi dava fastidio DSK?

 

E’ l’ennesimo fulmine che cade sulla fragile economia internazionale e soprattutto europea: Dominique Strass-Kahn arrestato ed umiliato ed oggi dimissionario non è solo un colpo alla Francia che perde il suo candidato più accreditato alla presidenza con Sarkozy non riesce a tirare un sospiro di sollievo visto che Marine Le Pen lo sopravanza nei risultati e che l’immagine del paese sta subendo un duro contraccolpo) ma anche alla sinistra francese ed europea priva di personaggi che uniscano esperienza e carisma e soprattutto all’economia internazionale che si ritrova nell’ennesimo vuoto di idee e di persone. Ma la grana più grande appartiene all’Europa, ma non alla Germania ed al Benelux e neppure agli Usa ed allora viene da chiedersi: come mai tutto oggi? Come mai accade tutto questo nei giorni in cui la Germania rinuncia definitivamente alla BCE dando il suo placet alla nomina di Mario Draghi che è sostanzialmente un “americano” sia per mentalità che per carriera? Come mai questo nei giorni in cui di discute un nuovo ennesimo prestito per la Grecia ed il Portogallo a cui molti paesi europei sono fortemente contrari? E come mai proprio nel momento in cui il fuoco incrociato contro l’euro fa comodo al dollaro che è la valuta che più ha risentito della forza della supermoneta europea? Non stiamo facendo dell’inutile complottismo, tanto più che se DSK dovesse risultare colpevole (ed il modo in cui è trattato negli Usa dovrebbe far riflettere su quanto sono garantisti i nostri magistrati affiliati alle BR), non ci sarebbe nulla da dire. Eppure c’è da riflettere sul peso sempre più grande del cosiddetto BRIC negli organismi internazionali, sul sostanziale indebolimento politico dell’Europa e sul fatto che DSK fosse l’ultimo baluardo dell’FMI, un’altra istituzione che rischia di precipitare nell’anarchia, solo che in questo caso non ci sono chiacchiere ma soldi, e tanti, ad essere in ballo.


26 settembre 2009

Germania al voto: intervista a Davide Schenetti

Germania al voto: intervista a Davide Schenetti

 

Davide Schenetti docente di lingua e cultura italiana presso l’Università di Erlangen, blogger di Un po’ di Danubio ci illustra la vigilia delle elezioni in Germania.

 

D. Tutti sono stati concordi nel definire noiosa e sterile questa campagna elettorale. E’ stato realmente così?

 

S. Sì, al di là del duello televisivo Merkel-Steinmeier, è stata una campagna elettorale molto in sordina, tanto che fino ad agosto nessuno si è accorto che ci fosse una sfida elettorale in corso. Tutto ciò è dipeso dalla difficoltà dei due partiti maggiori di confrontarsi sul serio, avendo governato insieme quattro anni, ma anche dalla complicata situazione internazionale che ha lasciato un ristretto margine di azione a tutti i partiti ed infatti sia il ministro delle Finanze (Steinbrcuk – SPD) che il ministro dell’Industria (zu Guttenberg - CSU) sono stati ben consapevoli dell’impossibilità di proporre miracoli e, pur appartenenti a partiti diversi, hanno affermato chiaramente che non ci si possono permetter sconti e diminuzioni di tasse.

 

D. Quali sono stati i temi predominanti di questa campagna e dove è stata possibile una differenziazione tra i partiti?

 

S. Il tema centrale è stato quello dell’economia, dove nessuno però si è sbilanciato molto, mentre negli altri temi marginali si sono viste maggiori differenze. I liberarli dell’FDP e la sinistra massimalista de Die Linke sono state le uniche forze politiche a dissociarsi dal resto dei programmi. Preoccupati dal pericolo di perdere voti a favore della FDP, i cristiano sociali della CSU hanno poi proposto all’ultimo minuto progetti di alleggerimento fiscale soprattutto rivolti ai ceti medi e all’industria.

 

D. Al di là della caccia al sondaggio. C’è ancora la possibilità di una Grosse Koalition o si farà di tutto per non farla sia al centro-destra che a sinistra?

 

S. Penso che all’interno del partito che avrà più voti, ovvero la CDU, ci sia una grande parte che non considera negativa la prosecuzione del governo di larga coalizione ed in questo gruppo c’è anche la Cancelliera Angela Merkel, che ha lavorato bene anche con i ministri dell’SPD e che sfruttando il suo lato carismatico pensa di poter ancora continuare a coordinarsi con i socialdemocratici. Quanto ad un’alleanza rosso-rosso-verde, non sarà in questa tornata elettorale che si verificherà il coinvolgimento di Die Linke, ma il modo migliore per responsabilizzarla politicamente sarà comunque iniziare ad allargare anche a questo partito la gestione governativa, ma credo che ciò accadrà solo tra qualche anno.

 

D. Verdi, Liberali dell’FDP, Die Linke con le loro percentuali molto alte rappresentano una seria alternativa programmatica o sono l’espressione di un voto di protesta dovuto a crisi e delusione verso i partiti tradizionali?

 

S. Tutti questi partiti hanno uno zoccolo duro che resiste indipendentemente dalla situazione contingente ed infatti i Verdi sono quelli più impermeabili ad ogni sorta di vantaggio derivante dall’atmosfera di protesta e restano saldi nel loro 10% circa. Die Linke raccoglie i delusi dell’SPD che sono però solo un’aggiunta alla crescita normale dell’estrema sinistra nel paese. Stesso discorso vale per l’FDP che veleggia al di sopra del 10% e tutto ciò che viene in più, deriva dai malumori verso la CDU-CSU. La vera incognita resta la direzione che prenderà il voto degli indecisi, al momento circa il 25% degli elettori che potranno modificare in modo forte gli assetti di partiti e coalizioni.

 

D. In modo semplice che cosa sono gli Überhangmandate e come influiranno sul voto?

 

S. In Italia si tende molto a semplificare il sistema elettorale tedesco, parlando di un metodo proporzionale con sbarramento, in realtà l’elettorato tedesco ha due canali, perché sulla scheda ci sono due liste e l’elettore ha a disposizione due tipi di voto. Il primo voto è seconodo un sistema maggioritario puro: si vota per un candidato all’interno di un determinato collegio ed in questo collegio il candidato che prende più voti ottiene direttamente il seggio al parlamento (Bundestag). Con il secondo voto si sceglie il partito e tutti i voti ottenuti in questo modo vengono utilizzati per calcolare il peso percentuale che i partiti avranno in Parlamento, ammesso che abbiano superato la soglia del 5%. Se il numero dei mandati diretti ottenuto dai candidati con il primo voto è superiore al numero dei seggi che spetterebbe al partito sulla base della percentuale ottenuta, si hanno dei seggi in eccesso che sono gli Überhangmandate, ovvero mandati aggiuntivi. La legge tedesca non prevede che se un partito ha più persone in Parlamento rispetto al voto in percentuale gli altri partiti possano essere compensati, quindi i partiti minori, ovvero quelli che sono svantaggiati nel primo voto, si ritrovano ad avere una percentuale ridotta di seggi rispetto a quelli cui avrebbero diritto e che finisce invece con l’essere occupato dai grandi partiti in virtù dei suddetti mandati aggiuntivi e l’effetto sulla composizione del Parlamento e del Governo è tutt’altro che irrilevante. Forse un esempio può chiarire questo meccanismo piuttosto complicato: se in parlamento ci sono 100 deputati e un partito ha preso il 10% nella parte proporzionale, ma ha totalizzato 15 mandati diretti nella parte maggioritaria, avrà diritto a 15 deputati e il numero di parlamentari salirà a 105. Un partito che ha preso il 5% si troverà, con i suoi 5 deputati, ad avere in realtà meno peso in parlamento perché il totale dei parlamentari è aumentato a 105.

 

D. Come voteranno i tedeschi. Sarà un voto sul cancellierato della Merkel o spazierà anche su temi ben precisi, sulla crisi, sui singoli programmi di partito, tenendo conto anche del reale umore dei tedeschi?

 

S. A me sembra che l’elettorato tedesco abbia in genere un po’ di timore di ciò che non conosce e quindi la tendenza generale è quella a rimanere allo status quo che è noto e di cui si conoscono programmi ed aspettative. Sarà decisivo in questo senso anche il voto degli indecisi dell’ultimo minuto che potrebbero consolidare la scelta della scorsa tornata elettorale e quindi votare tradizionalmente per i maggiori partiti. I tedeschi hanno la tendenza a lamentarsi, ma alla fine sono consapevoli dell’alto tenore di vita che hanno ed hanno altresì consapevolezza di ciò che la classe politica può fare per loro. Credo che tutto sommato siano contenti dell’operato di angela merkel e siano pronti a riconfermarla. A margine va detto però che la figura della Cancelliera Merkel è vista come carismatica più all’estero che in Germania, dove è stata molte più spesso criticata anche per l’incapacità di imporsi nelle discussioni tra i partiti della coalizione di governo e tra i ministri.

 

D. Come sono i rapporti di forza fra Est ed Ovest sui vari campi ed in che modo potrà influire sul voto?

 

S. Da un lato c’è una differenza economica ancora notevole fra Est ed Ovest e ci sono aree dell’ex DDR che sono sottosviluppate rispetto ad alcune zone dell’Ovest, dall’altro lato, quando si riscontra in tanti una “voglia di muro”, questa non va intesa a mio parere come un segnale politico, una nostalgia della DDR.

All’ università (in cui lavoro) iniziano ad arrivare i giovani nati dopo il crollo del Muro. In molti c’è una grande ignoranza sull’argomento che deriva in parte dal loro disinteresse per qualcosa che non hanno vissuto, dall’altra dalla volontà di chi è stato coinvolto nel sistema e preferisce che si taccia su quello che è stata la Germania divisa.

 

D. Esiste, alla luce di quanto detto sopra, una divergenza generazionale dell’elettorato rispetto al voto e come stanno vivendo queste elezioni le fasce più giovani?

 

S. Esiste anche qui un certo distacco dei giovani dalla politica e che in Germania è perfino più forte che in altri paesi occidentali. C’è stato un leggero avvicinamento alla politica da quando sono state introdotte le tasse universitarie, a causa di un evidente interesse comune di tutte le giovani generazioni anche se le proteste si sono addormentate subito, segno di una generazione che continua a godere di un certo benessere. In questi mesi è nato l’esperimento del “Partito dei Pirati”, che raccoglierà molte preferenze tra i giovani. Questo movimento quasi sicuramente non entrerà in Parlamento, però credo che sarà in grado di imporre alcuni temi (privacy, società dell’informazione, pericolo del digital divide) che prima o poi gli altri partiti dovranno necessariamente inserire nella loro agenda politica, un po’ come è successo per le politiche ecologiche inizialmente portate avanti solo dai Verdi.

 

D. I tedeschi sono contenti della Germania?

 

Dicevo prima che i tedeschi esternano molto malcontento ma in fondo tornano sempre a casa volentieri ed alla fine sono contenti del loro paese, delle loro condizioni confrontate con quelle di altri paesi, che spesso conoscono direttamente in quanto i tedeschi sono un popolo di grandi viaggiatori. I tedeschi non diranno mai di essere ottimisti ma parleranno di “realismo”.

Il problema può sorgere quando si vede che lo Stato inizia ad avere grosse difficoltà, indipendentemente da chi lo governa, com’è successo durante il secondo governo Schroeder, che si è trovato a fronteggiare una disoccupazione molto alta. Io ho avvertito un senso di panico generalizzato in quegli anni, dovuto secondo me alla consapevolezza di non poter contare sull’aiuto dello Stato come avveniva negli anni precedenti.

Ora la consapevolezza sta tornando: i tedeschi si sentono coperti da un Stato forte, efficiente, presente ed adesso, nonostante ci siano delle forti pressioni, lo Stato continua a reggere ed infatti potrà essere anche uno dei primi paesi ad uscire dalla crisi.

 


25 settembre 2009

La Germania al voto: intervista a Giovanni Boggero

La Germania al voto

 

Giovanni Boggero, dalla Germania per L’Occidentale e gestore del blog Germany News, ci descrive i temi e le prospettive delle importanti e sottovalutate elezioni in Germania 

 

D. Sei stato concorde al pari di altri osservatori e corrispondenti nel definire la campagna elettorale tedesca abbastanza noiosa. Come mai questo aggettivo ritorna sempre più frequentemente?

 

B. Devo dire che ho avuto modo di correggermi nel corso delle ultime settimane. La noia finora è stata contraddistinta dal fatto che i due partiti, che avrebbero dovuto ingaggiare uno scontro serrato, non potessero farsi la guerra perché si trovavano al governo insieme; quindi hanno cercato di pungolarsi in modo per così dire “sobrio e leggero”, a differenza di ciò che è accaduto in passato. Dopo le elezioni nella Saar, in Turingia e in Sassonia e dopo lo scontro televisivo fra la Merkel e Steinmeier (sostanzialmente equilibrato e meno duro e secco rispetto alle attese), la tensione è aumentata, anche perché la CDU ha perso qualche punto in quelle regioni, Sassonia a parte, e la paura di perdere consensi a livello nazionale si è fatta più forte, così come la speranza per l’SPD di accorciare le distanze dagli avversari. Il clima è diventato un po’ più movimentato.

 

D. Quali sono stati i temi di questa campagna elettorale ed in cosa sono riusciti a differenziarsi i due partiti principali, finora al governo insieme?

 

B. E’ stato sicuramente difficile distanziarsi da un lavoro fatto insieme fino a pochi mesi fa. Le accuse sono state simili a quelle che Berlusconi rivolgeva in Italia all’ex alleato Udc, ovvero: “Non me lo hanno lasciato fare”. Infatti proprio Steinmeier ha rinfacciato alla Merkel di non aver permesso l’introduzione di un salario minimo generalizzato e così è successo per molti altri tipi di riforme. Insomma l’SPD ha cercato in tutti i modi di prendere le distanze dalla Merkel, ma vista la popolarità della cancelliera oggi, mi è sembrata un’impresa un po’ ardua, anzi una sorta di harakiri, perché la Merkel potrà essere sì contestabile ma nel complesso rimane una persona estremamente apprezzata, che si fa rispettare, ma non alza la voce; che si atteggia a statista in grado di rassicurare l’elettore medio.

 

D. Non c’è il rischio che la Merkel sia perfino più forte del suo partito ovvero che alla fine tutto dipenda da lei piuttosto che dal resto dell’apparato politico della CDU?

 

B. E’ certo che sarà così. Il voto per la CDU in questa tornata è sostanzialmente un voto per la Merkel, tanto che la cancelliera nell’appello finale ha detto “Per votare me e confermarmi alla guida del paese, dovete votare per la CDU”, mettendo in risalto così l’elemento personale sicuramente più decisivo del peso del suo partito.

 

D. Hai parlato nei tuoi articoli di prepararsi ad una nuova “Grosse Koalition”, ma gli analisti vedono come improbabile questa ipotesi e puntano su un governo di democristiani e liberali dell’FDP, al massimo con i Verdi. Credi più probabile la tua prima ipotesi o quest’ultima maggioritaria?

 

B. L’obiettivo della Merkel, apertamente dichiarato in campagna elettorale è quello di giungere a governare con i liberali: ”Molto nero (il colore della CDU) e poco giallo (colore dell’FDP)”, ha detto la Merkel, che non è però una dichiarazione di intenti molto convincente visto che dal 2005 ad oggi il rapporto con i liberali si è raffreddato molto e la Merkel nel frattempo è riuscita a consacrarsi come grande leader proprio al governo con i socialdemocratici, conosce effettivamente come si riesce a giungere a dei compromessi con i socialdemocratici, che al loro interno sono lacerati e quindi può sfruttarne i loro punti deboli, cosa molto più difficile con i liberali, che hanno un approccio differente in politica economica e comunque hanno posizioni differenti rispetto alle intenzioni attuali della Merkel stessa. Inoltre una coalizione di questo tipo potrebbe dare vita ad una nuova stagione di scioperi e di malumore social e la Cancelliera, che è preoccupata di mantenere il proprio consenso, è molto spaventata da questi scenari.

 

D. Tutti sono comunque contro Die Linke e LaFontaine, almeno nelle intenzioni. Nessuna alleanza a sinistra neppure in caso di recupero dell’SPD?

 

B. La posizione ufficiale da parte dell’SPD è ovviamente nel senso di una contrarietà all’apparentamento con Die Linke e lo ha ribadito anche negli ultimi anni, con qualche distinguo, come nel caso regionale dell’Assia dove la candidata presidente della regione all’inizio aveva escluso l’alleanza e poi è tornata sui suoi passi. L’SPD dunque si ostina a non volersi alleare con Die Linke anche perché, sebbene il partito d’estrema sinistra sia entrato ad Ovest in molti parlamenti regionali nell’ultimo anno e mezzo, c’è dall’altro lato il forte rischio di perdere il consenso dell’elettorato moderato e questo spiega perché per adesso l’SPD non farà alcun ammiccamento alla sinistra estrema. Ciò non esclude però che se dovesse fallire la Grosse Koalition nei prossimi due anni, l’SPD tornerebbe a dialogare con Die Linke per cercare di formare un governo rosso-rosso-verde.

 

D. Cosa sta succedendo ad Est che, volendo fare un paragone un po’ azzardato, è sempre più simile in Germania, a ciò che il Sud rappresenta per l’Italia?

 

B. Credo che la spaccatura a quasi venti anni dalla riunificazione, in tutto questo tempo, non si sia mai saldata bene (di qui il termine Ostalgie per connotare un certa nostalgia di alcuni strati sociali per la vecchia DDR) e c’è sempre stata una dura rivalità Est-Ovest. Sul piano economico l’Est continua ad avere un gravoso tasso di disoccupazione, un notevole gap tecnologico ed evidentemente produttivo, che però pian piano, così dicono gli esperti del settore, potrà essere colmato. Ci sono alcune zone ad Est, come ad esempio vicino Dresda ed essenzialmente in tutta la Sassonia, dove si sta sviluppando una piccola e media impresa di un certo livello e dove ci sono le premesse per qualche spiraglio in più nei prossimi anni, nel confronto con l’Ovest, sicuramente maggiori di quelle che ci sono nell’Italia Meridionale nel rapporto con quella Settentrionale. Sul piano politico Die Linke è molto seguita e cavalca l’onda della crisi, ma c’è anche l’NPD di estrema destra che ha preso molti voti in Sassonia e Turingia ed ha una buona presenza anche nel Meclemburgo-Pomerania ed in generale è evidente una tendenza popolare verso le forze estreme, soprattutto verso l’estrema sinistra che è la seconda forza politica nei nuovi Laender.

 

D. L’Ultima riflessione, un po’ scontata, riguarda la grande crisi economica. E’ arrivata anche lì l’onda lunga della crisi e cosa si sta facendo e si farà per frenarla?

 

B. La Germania è il paese più colpito dalla crisi finanziaria in Europa. La contrazione della ricchezza prodotta sarà per quest’anno intorno al 6%, si prevede una ripresa, comunque molto debole, dal 2010 e la disoccupazione dovrebbe tornare sui livelli del 2005, a quota 4-5 milioni di persone senza posto di lavoro. Finora la crisi è stata affrontata in modo molto semplice, in quanto i pacchetti congiunturali di gennaio e febbraio erano volti al controllo della crisi nel breve periodo con sussidi alle banche, incentivi per la rottamazione delle auto e l’estensione a 18 mesi (prima era di 12 mesi) della settimana corta. In questi mesi le misure termineranno e quindi la disoccupazione è destinata a risalire, il mercato dell’auto andrà verso la stagnazione e quindi la gestione della crisi si è rivelata solo un tampone emergenziale che non ha però mostrato una doverosa lungimiranza per il lungo periodo. Il futuro governo si ritroverà pertanto ad affrontare i problemi storici del paese: una spesa pubblica elevatissima, un carico fiscale molto alto, una vigilanza bancaria inefficiente, un sistema sanitario costoso, insomma dopo quattro anni si torna al punto di partenza.

 

D. E questo segna il bilancio fallimentare della Grosse Koalition?

 

B. Personalmente penso proprio di sì. La Grosse Koalition è mancata nei suoi obiettivi più importanti come il contenimento della spesa pubblica e la gestione del mercato del lavoro a lungo termine. Sembrava potesse riuscirci, poi è arrivata la crisi ed oggi i conti sono di nuovo in rosso. 

 

Angelo M. D'Addesio 

 


8 giugno 2009

Farano (CafèBabel):”Elezioni Europee senza Europa. Italia nel club degli euroscettici”

Farano (CafèBabel):”Elezioni Europee senza Europa. Italia nel club degli euroscettici”

 

Adriano Farano, direttore di CaféBabel commenta le elezioni europee dove hanno prevalso la disinformazione ed i tormentoni nazionali. “Il processo deliberativo, nonostante tutto, proseguirà”.  

 

D. La prima domanda d’obbligo è il triste 43,5 di cui parlate nell’editoriale di Cafè Babel…Secondo voi perché avrebbe realmente pesato il disinteresse degli attori politici più che degli elettori verso l’Europa?

 

Questa considerazione nasce dal fatto che questa è l’ennesima campagna europea in cui né politici, né mass media hanno giocato il ruolo che qualsiasi processo democratico richiederebbe. In democrazia per avere delle elezioni partecipative ci vuole una posta in gioco chiara e delle “issues” che purtroppo non erano assolutamente europee.  Sono necessari inoltre dei leader disposti ad uscire allo scoperto ma fino all’ultimo Rasmussen che si proponeva come alternativa socialdemocratica europea a Barroso non è stato lanciato dai socialisti timorosi che poi hanno pagato alle urne questa mancanza di coraggio con una debacle scottante. Infine i media non hanno saputo farsi eco di un dibattito transnazionale che è esistito, ma su canali minori, come il web, Facebook, Twitter oltre al sito www.eudebate2009.eu, dove abbiamo coinvolto le persone a conoscere sei temi centrali realmente europei come l’immigrazione, le energie rinnovabili, l’esercito europeo…Tutto ciò purtroppo è stato solo oggetto di un dibattito di nicchia, seppure bello e vivace, perché nei grandi media i veri argomenti su cui dibattere in dimensione europea sono stati accantonati.

 

D. Insisto sul tasto. Forse gli elettori hanno punito la mancanza di compattezza e decisionismo da parte dell’Europa sui temi economici e dell’immigrazione e così si spiegherebbe anche il voto alle destre estreme, a partiti xenofobi o euroscettici?

 

Non credo in questo. L’Unione Europea ha fatto una direttiva molto dura in tema di immigrazione, e questo dimostra ancora di più che il problema non è tanto nel merito, ma nella divulgazione. Le iniziative dell’UE non sono conosciute ed alla fine l’elettorato è confuso e dirottato verso molteplici direzioni. Pensiamo ai titoli assurdi dei giornali, tipo ”Rajoy batte Zapatero” o “Pdl cala, il Pd perde”…Ma stiamo parlando di elezioni europee e non di una campagna nazionale e quindi non è credibile discutere in questi termini quando non si conosce quanti di quei partiti che a livello nazionale hanno una loro identificazione politica più o meno chiara, in Europa poi la perderanno. E’ l’errore di non vedere numeri e partiti in una chiave esclusivamente europea; così come quando si elegge un candidato in ambito comunale, si utilizzano criteri locali e spesso si sceglie fra raggruppamenti politici comunali e diversificati, altrettanto si sente la necessità di un sistema politico europeo e di un esame su parametri ben distinti da quelli nazionali. In Italia poi, a questo problema, se ne aggiunge un altro tipico del nostro paese ovvero la totale mancanza di un dibattito sul ruolo e sui temi dell’Europa. Si è  solo parlato di vallette, di problemi di immagine, ma la notizia più importante e meno nota di questa campagna europea è che l’Italia è ultima fra i paesi OCSE quanto a “cervelli attirati”. Al di là della fuga di cervelli, ma noi siamo addirittura dietro a Spagna, Grecia, Portogallo e Turchia come intelligenze formate e su cui investire. Nessun giornale e nessun politico ha parlato di questo e la colpa di questa disinformazione è di ambedue le parti politiche che hanno trasformato le elezioni in un continuo referendum pro o anti Berlusconi. 

 

D. I Verdi avanzano alla grande in Francia, sono forti in Germania, Belgio, compaiono perfino in Grecia e all’Est. Voto di protesta o reale “voto europeo” ed interesse rinnovato per i temi ecologici ed ambientali?

 

I Verdi sono gli unici che hanno avuto una piattaforma programmatica pensata e portata avanti a livello pan-europeo, anche da leader e personalità che se ne sono fatte portavoce come Daniel Cohn-Bendit ed altri mandatari di un’investitura globale, al di là di propagande nazionali ed ideologiche. Lo stesso Cohn-Bendit si è mosso ed ha fatto propaganda in tutta l’Europa. I Verdi hanno dunque sostenuto delle issues europee e personalmente penso che siano stati ricompensati per questo dagli elettori. Ovviamente con l’eccezione dell’Italia…Infatti Cohn-Bendit stesso con cui ho colloquiato a Parigi mi esprimeva la sua preoccupazione per la totale assenza in Italia di una formazione verde ed ecologista, neppure con percentuali minime. C’è Sinistra e Libertà sul cui simbolo c’è una “macchiolina verde”, ma non penso possiamo definirla rilevante su questi argomenti. Cohn-Bendit parlava della forte necessità di un ampia convergenza, al di là delle differenze di colore, in tema di ambiente, come accade in Finlandia dove i Verdi sono al governo con il centro-destra ed infatti in Francia ha proposto ai Verdi di valutare eventuali alleanze con Sarkozy qualora decidesse di concentrarsi sui problemi ambientali. Al di là delle reali possibilità di questa alleanza, è significativo che un leader sessantottino, rivoluzionario, attaccato da Bayrou per aver difeso posizioni pedofile, dichiari di essere aperto a dialogare su grandi temi con Sarkozy. In Italia non potrebbe mai accadere e non solo per il rifiuto o l’inopportunità di dialogare con Berlusconi, ma per la mancanza di pragmatismo e di andare oltre la visione ristretta nazionale.

  

D. Le istituzioni. Più volte si è sentito dire che i parlamentari europei sono un’altra casta, sono troppi e senza potere decisionale. Non è il caso di rivedere le funzioni del parlamento piuttosto che delegare troppo al Consiglio Europeo?

 

Le funzioni del Parlamento sono molte e vivaci, il vero problema è che i giornalisti di stanza a Bruxelles sono ignorati dalle loro redazioni. Il Parlamento è stato definito dai maggiori esperti americani come una delle assemblee legislative più potenti al mondo. Forse non ricordiamo che Buttiglione fu bocciato dal Parlamento Europeo per aver difeso le coppie eterosessuali, la famiglia come base della società europea…Nel Parlamento italiano non ci sono ad esempio audizioni per i ministri, che esistono solo nel Congresso americano…Quindi il problema non sono le competenze, ma l’ignoranza a livello comunicativo sull’Europa e questo dovrebbe spingerci a mettere in discussione il giornalismo d’oggi sul tema, perché il giornalista ha anche una funzione civica e non dovrebbe abbassarsi a parlare del gossip mischiato alla politica seria.    

 

D. Da cosa ripartire nel processo europeo, già in difficoltà con la costituzione ed ora sempre più in salita?

 

L’UE continuerà a livello istituzionale la sua ascesa. C’è già molta carne sul fuoco ed il processo deliberativo a Bruxelles e Strasburgo continuerà. Tuttavia fra la classe dirigente eletta ed il popolo c’è un divorzio sempre più grande, come ha spiegato anche a CaféBabel il direttore dello Zeit Giovanni Di Lorenzo e questo divorzio è dato dal fatto che il progetto europeo non ha più quell’appeal che aveva prima ed il motivo di ciò è che l’elemento deliberativo che pure è sano, vivace, da solo non è sufficiente. Lo notiamo in Italia che, a mio punto di vista, dopo questa tornata elettorale è entrata nel club dei paesi euroscettici. In queste elezioni ci sono state cose mai viste prima quanto a malainformazione ui temi europei e non è giusto dire cose inesatte e fuorvianti in Europa come è capitato in Italia. Ad esempio in un Focus del Corriere della Sera sulle lobbies europee che era un’offesa al mestiere di giornalista si diceva con fare denigratorio che a Bruxelles il registro delle lobbies non è obbligatorio, ma non si diceva che in Italia non esiste. E’ vero che esistono proposte di registrazione obbligatoria delle lobbies non ancora realizzate e che presto, per me, saranno attuate, ma se il fenomeno lobby viene trattato come un fenomeno tipicamente europeo, dimenticandone la dimensione mondiale ed italiana, questo altro non è che un esempio di quale immagine si vuole dell’Europa in Italia ed è un sintomo di euroscetticismo crescente in Italia nel giornalismo e nella politica e lo vivo come un malessere non solo morale ma essenzialmente professionale.     

 

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per questo ogni mattina ci siamo anche noi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  
 

 

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· Condividendo te stesso, scambiando le tue opinioni e il tuo mondo con la gente di Korogocho

· Offrendo formazione e seminari a studenti e insegnanti della nostra Scuola Informale

· Aiutando a progettare dibattiti sull'educazione civica e i problemi delle comunità

· Sostenendo lo Ndoto Arts Group commisssionandogli la creazione di posters e di opere di srte di strada e progettando workshop che accrescano i loro mezzi artistici le lor capacità e loro abilità.

· Sostenendo la Cooperativa di donne "Bega Kwa Bega" aiutandole ad accrescere i loro modelli stilistici, le capacità commerciali e la rete di marketing.

· Portando nuove idee/progetti comunitariattraverso il teatro, gli sport e le arti, che aiutino i bambini di strada e i tossico-diendenti a ritrovare la peopria voce e aumentare la loro fiducia.

· Aiutandoci nella copertura e nell'ampliamento del nostro anfitetro, in modo che gli artisti e il pubblico possano recitare e sedersi comodamente.

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