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Diario


13 ottobre 2011

Pellegrini portabandiera? no grazie!

Ci fa piacere che Federica Pellegriniprovi fatica nel ricoprire il ruolo di portabandiera e lo abbia rifiutato. La bandiera è un oggettopesante che richiede anni di dedizione, di sacrificio ma anche un esempio diserietà e di amore per la maglia e sfortunatamente la Pellegrini ama solo séstessa, il suo personaggio, il gossip che raccoglie volontariamente, salvo poiusare i facili trucchi da attrici quando viene pescata in fallo, ovvero dare lacolpa ai giornalisti che la inseguono. Di recordman è pieno il mondo, dipersone che sono speciale perché uniscono veramente un paese e danno lasensazione di essere campioni nella vita di tutti i giorni, ce ne sono poche esi potrebbero scegliere proprio quelle ad occhi chiusi per il ruolo di portabandiera,dalla Idem alla Cagnotto, dai pallanuotisti ai tiratori italiani, gente che incarnail vero spirito olimpico e che si sudava il pass olimpico mentre la “GrandeFederica” spostava un po’ di gossip dalle aule parlamentari all’atmosferasobria di Shanghai durante i mondiali, come l’ape che passa di polline inpolline, la diva che dice “notatemi, sono la migliore e tutti gli uominivengono a me…”. Certo, per il triste periodo d’immagine che l’Italiaattraversa, la Pellegrini sarebbe degna rappresentante di una generazione e diquesti tempi per il paese, ma noi sinceramente vorremmo iniziare ad aspirare aqualcos’altro. Anzi, il vero errore lo ha commesso chi ha proposto questa improponibile candidatura.

Il Paroliere. 


4 ottobre 2011

Umiliati ed offesi

Scegli la tua vittima, poi un buonavvocato, un buona strategia di comunicazione così da mettere il processo inpiazza e possibilmente in mani più grandi di quella di un’aula giudiziaria edil gioco è fatto. Ecco il messaggio che passa, l’ennesimo, dalla sentenza diAmanda Knox e Raffaele Sollecito e a chi ancora si chiede perché la gente siacosì forcaiola e poco convinta, forse basterebbe rispondergli con il crudorealismo di chi si sente Meredith Kercher o familiare di quell’ingenua vittima,finita nelle mani di chi…non ha commesso il fatto, pur avendovi concorso, dichi era inchiodato da un impianto accusatorio talmente forte in primo grado daessere poi asfitticamente smontato e vanificato nel secondo grado, dove non sipensa più alla scena del crimine, alle persone presenti, alle confessioni di unuomo già condannato, alle strategie difensive sempre più varie degli avvocati esi, diciamolo apertamente, alle pressioni di un paese che non aspettava altroche il momento di dare un ennesimo schiaffo morale alla giustizia ed al sistemaitaliano…E noi gli abbiamo accompagnato la mano, abbiamo preferito passare perincapaci e deboli piuttosto che per carnefici e senza diritto e tutto questo difronte ad un paese che non ha lesinato a condannare a morte pochi giorni fa unuomo condannato senza prove schiaccianti e con diversi testimoni che avevanoritrattato…Ma sì, in fondo all’Italia va bene così. Va bene continuare apensare che se sei colpevole il tuo dramma è solo se la coscienza ti impediscedi esserlo, il resto sono famiglie potenti, avvocati ricchi, pressioni mediaticheche aggiustano il look del colpevole (come hanno fatto i Knox per abbellire l’immaginedi una figlia che al processo rideva e si sbaciucchiava), o la potente famiglia, perfino accusato di voler insabbiare prove (che poi quale bisogno c'è di insabbiare con un figlio innocente, un grande avvocato, per giunta in Commissione Giustizia e tanta strategia di piazza?). E soprattutto piace pensare che la colpa è della giustizia e per chi la vuol vedere sul politico, della Magistratura. E il gioco è fatto e fa felici tutti, chi voleva umiliare in un colpo solo chi indaga e chi giudica. così anche gli italiani sono contenti, loro che sono abituati a dare sempre la colpa agli altri. Non sarà forse la vittima, la vera colpevole, per essersi trovata lì? Forse, la pensano proprio così. 


9 settembre 2011

Siamo tutti Lavitola

Ci riprova il Capo dello Stato,per l’ennesima volta, a far capire che se l’auto sbanda continuamente forse nonserve cambiare auto e non è neppure colpa della strada, ma l’autista deveimparare a guidare o forse non pensare ad altro mentre lo fa. Il problema non èla Costituzione,. sono altre le priorità che in realtà non si vogliono affrontare.E’ Il Giornale di Sallusti che oggi annuncia candidamente che nella legge cheabolisce le province esiste un dispositivo per rimetterle. Si chiameranno areevaste, un altro contenitore vuoto che dovrebbe prendere ordini e competenzedalla regione ma mantenere quel circuito di cariche politiche, di lottizzazionidi partito che paradossalmente si può eliminare ormai solo con uno strumentoche fino a qualche anno fa era una barzelletta ed oggi è tornato ad esserel’ancora di speranza delle opinioni di un popolo: il referendum. E poi c’è ilpareggio di bilancio da introdurre nella Carta…Un altro specchietto per leallodole, perché non basta inserire le promesse in Costituzione, bisognamantenerle ed inserire il pareggio di bilancio vuol dire dissanguare le taschedegli italiani senza crearsi spiragli per un sviluppo. D’altronde non si puòpensare di passare da un debito epocale ad un 0 spaccato nella bilanciaentrate/uscite…Insomma sono gli italiani che devono cambiare e li aiuterebbesapere che è un errore fuggire ai Caraibi per sfuggire all’arresto ed è unerrore ancora più grave avvertirlo che ci sono i carabinieri sotto casa dagabbare…Se non si inizia da qui, non c’è debito che tenga. Siamo tutti Lavitola non vogliamo ammetterlo e questa Italia è colpa nostra, non solo di Silvio Berlusconi.  


17 agosto 2011

Sarkò-Merkel e la nuova purga per l'Italia

Mentre ci stavamo distraendo con le parolacce di Umberto Bossi e la finanza creativa del governo italiano, capace di partorire in un colpo solo la “patrimoniale per borghesi e dipendenti” e poi pensare di sostituirla con la tassa sui “capitali scudati” (l’1% poi, un altro contributino da elemosina), un ennesimo incentivo all’evasione, Sarkozy e Merkel pensavano a qualcosa di più fine per salvare prima di tutto le loro economie e non farsi trascinare dal vortice delle promesse senza fondo di Italia e Spagna: fermare la grande bolla finanziaria, partendo da chi gioca sul tavolo. Meglio tardi che mai. Tassare le transazioni finanziarie significa iniziare a ragionare non più in termini di volatilità e di carta straccia ma di solid veri. Chi ha benzina cammina e chi no, va a piedi. Basta operazioni finanziarie di grande scena, ma con poca trasparenza e poca chiarezza sui conti, basta crediti e finanziamenti concessi in bianco e basta con l’Europa a doppia, tripla, quadrupla velocità. Si cammina tutti insieme, altrimenti chi resta indietro, inizia a remare per conto suo. Il super-governo economico, ma soprattutto il rifiuto dell’eurobond è un segnale positivo pensato per evitare una nuova stagione di copertura di spese e magagne. L’Europa non se lo può più permettere e l’Italia su tutti. Ecco perché bisognerebbe dire a lor signori del governo, di iniziare a far tirare fuori i soldi a chi non li ha mai tirati, ma sul serio, partendo anche qui dalla verifica su conti, depositi, investimenti, transazioni. Amato fece così e non fece male. Regalò all’Italia un’occasione che non fu sfruttata, perché ai più piacevano feste e cotillons.

Il Paroliere.


28 giugno 2011

Alta inutilità

 

Che cos’è mai questa Torino-Lione? Ed è giusto pensare che con la sassaiola o il presidio continuo si possa andare avanti in questo paese? La giornata di ieri è stata una sommatoria di inutilità. La Torino-Lione è una linea sostanzialmente di poca utilità dal punto di vista italiano, il cui unico interesse è completare la cornice di unione fra nord-ovest e nord-est sul piano ferroviario dopo aver garantito il funzionamento TAV nella linea degli onorevoli. Sinceramente anche i francesi poco se ne fanno di una TAV che da Lione a Torino bypassa (e sicuramente sfigura valli e montagne) per toccare solo Chambery…Ma tant’è, è un progetto europeo, forse un po’ megalomane, ma l’Italia non può ogni volta isolarsi dal contesto europeo e pagarne le conseguenze. La TAV in sé è un progetto molto importante che nessun uomo sano di mente dovrebbe sognarsi di fermare con cortei o men che meno pietrate, ma questo è un problema solo italiano dove nessuno, ma proprio nessuno ha pensato di bypassare i territori fra Milano e la Liguria dove viaggiano soli Inter-City e dove tra frane, allagamenti e reti fatiscenti da una base di un’ora e tre quarti si giunge a più di due ore e mezza di viaggio se non più di tre fino al confine. Così come nessuno ha pensato che fra Foggia e Termoli ci sono 40 km di binario unico, rimasto immutato dal dopoguerra e numerosi blocchi in Abruzzo o in Calabria con binari che viaggiano a fil di mare o costeggiano montagne. Lì nessuno ha pensato a tunnel e potenziamenti. Gli onorevoli viaggiano bene così e le merci ed il bestiame, che si accontentino. Cosa c’entra tutto ciò con la Val di Susa? Semplice. Siamo il paese dove è valorizzato il troppo per pochi ma mai il giusto per tutti. Dove invece di programmare il progresso con la costruttiva vigilanza su impiego di manodopera e professionalità locali, su tutela ambientale ed assenza di cricche si protesta contro…i poliziotti.


8 giugno 2011

La favola del nucleare necessario

 

E’ caduto l’ultimo ostacolo: il referendum sul nucleare si farà, lo ha confermato anche la Corte Costituzionale fermando anche l’ultimo goffo tentativo di frenare la portata di una decisione storica e, si spera, definitiva sul tema. Il referendum sul nucleare, infatti, non è così dissimile da quello sull’acqua. Gli italiani sono chiamati a scegliere se utilizzare o meno in un futuro molto lontano (ma paradossalmente deciso oggi, come se i nonni decidessero dei loro nipoti) un’energia del tutto inadatta alle caratteristiche del territorio per l’80% falcidiato da rischi sismici, alluvionali e franosi, di per sé pericolosa e con studi e ricerche che, iniziati oggi, risulteranno essere comunque indietro rispetto agli altri paesi ovvero si parla di seconda generazione quando probabilmente altri paesi avranno già sperimentato la terza o quarta generazione dell’atomo. In più la favola del nucleare meno dispendioso è facilmente smentibile dai numerosi costi che una centrale deve sostenere: consumo ingentissimo di acqua (ed è per questo che i referendum energetici sembrano strettamente collegati fra loro, tanto più che i probabili concorrenti e monopolisti in questo mercato sono sempre gli stessi e si chiamano Enel ed Eni ovvero lo Stato con la maschera di Zorro), costi di smaltimento delle scorie, costi infrastrutturali, serie politiche di prevenzione e sicurezza, specializzazioni e studi. E’ francamente patetico sentirsi dire che un SI all’abrogazione del piano sul nucleare fermerebbe la ricerca da un governo per cui la ricerca non è mai stata una priorità. Ed è altrettanto inutile e fuorviante pensare che il petrolio possa essere sostituito solo da energie rinnovabili. Esistono, però, il geotermico, l’idroelettrico che in molte regioni d’Italia danno i loro frutti e non vediamo perché per accontentare gli appetiti dei soliti colossi pseudo-privati con partnership estera, dobbiamo assecondare queste politiche sinceramente troppo lontane e difficili per un paese che non ha ancora sperimentato del tutto le altre forme più accessibili di energia.

 

Quesito n. 3 – Scheda Grigia.

 

«Volete che siano abrogati i commi 1 e 8 dell'articolo 5 del decreto legge 31/03/2011 n. 34 convertito con modificazioni dalla legge 26/05/2011 n.75 ?».


20 febbraio 2011

Solita Italia, solito Festival: vecchia e ruffiana e fa vincere Vecchioni

Geriatria e retorica. La finale del Festival ha rovinato quanto di buono era stato costruito da Roberto Benigni con una sana lezione di democrazia. L’Italia non cambia. Si ritrova a scegliere i vincitori quando già si conoscono, come è capitato a Sanremo con un pseudo-esponente di sinistra che decanta le sofferenze personali con la moglie spacciandola per canzone borghese e nazional-popolare, un gruppo di giovani foraggiati da agenzie e case discografiche e programmi tv. Insomma un cavallo di battaglia commerciale ed un cavallo di razza. Ed ha vinto Vecchioni, un uomo in cui l’Italia si era identificata perché con la stessa crisi di identità e la stessa debolezza ma anche perché ovviamente Morandi lo aveva portato lì per vincere, perché l’orchestra voleva che vincesse lui nella prima serata, lo voleva la stampa…Insomma con la sua canzone il Festival è diventato superfluo, monopolizzato da lui, l’unico dopo Benigni capace di far valere una cosa sola, l’unica che conta in Italia nel lavoro, nella politica: il nome e la raccomandazione. Vecchioni le aveva entrambe. Lui che canta di giovani che difendono libri, di operai che perdono il lavoro, entra dalla porta principale nella musica del commercio e nella stagione del vendi e compra. Ecco perché il Festival è bello solo fino al risultato come le campagne elettorali ed ecco perché è stupido parlare di destra e sinistra. L'Italia sceglie stranamente chi conferma ed incarna la regola italiana più brutta: si vince solo se si è vecchi e/o raccomandati...E pensare che Benigni aveva parlato di giovani e di divieto di svendite...Tutto dimenticato. All'anno prossimo, anzi al secolo prossimo.


3 novembre 2010

Le tre piaghe di Obama

 

La scontata sconfitta di Barack Obama negli Usa, sia alla Camera che al Senato (i dem tengono solo grazie a candidati che hanno preso fortemente le distanze dal presidente) rispecchia fedelmente lo scenario italiano. Ma come è possibile, direte voi, ma se noi abbiamo avuto per venti anni lo stesso presidente ed un’emorragia di partiti? Semplice, la sconfitta di Obama è frutto di elementi: la crisi, l’assenza di un partito, il deboscio culturale e queste sono caratteristiche ancora limitate nello scenario americano rispetto all’Italia. Obama perde perché non sa gestire la crisi e questo significa e non per carenza di genialità economica, ma semplicemente perché ha scelto la strada più difficile, quella sociale invece di buttarsi a capofitto, come stanno facendo i vari Tremonti e Brunetta, ai tagli di soldi e risorse umane, al condono verso i ricchi imbroglioni che portano capitale, aiutare le lobbies amiche ed ostentare ottimismo (ovvero mai parlare di crisi) e se questo funziona in un paese senza mercato, figuriamoci negli Usa…In secondo luogo Obama è solo. Ha vinto lui solo ed ha trascinato i democratici, ma quando doveva accadere il contrario in tanti lo hanno mollato. Un po’ come capitò a Prodi, un po’ come capiterà a qualunque leader di sinistra, sopraffatto dall’invidia o dall’indifferenza dei suoi vicini. E’ un leader orfano mentre i repubblicani hanno perso un leader ma non hanno mai perso un partito che infatti è rinato dall’ala più dura. Infine il deboscio, rappresentato dall’ascesa del Tea Party, un misto di ignoranza, populismo, razzismo, bigottismo che è un pericolo anche per il GOP, ma pagherà sempre di più. E’ un po’ come il fenomeno Lega da noi, supportato da gente delusa da tasse, insicurezza e con la voglia di protestare e dare la colpa a qualcuno, inventandosi le solite favole: dai bombardamenti alla Mecca all’immigrazione pericolosa e se riesce bene in un paese che ha costruito la propria fortuna sugli immigrati…


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permalink | inviato da ilparoliere il 3/11/2010 alle 9:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


19 febbraio 2010

Il principe ed i cafoni

Ed ora cosa dobbiamo aspettarci per l’ultima serata? Forse si vestiranno da soldati sabaudi e rivendicheranno di aver cacciato i Borboni guidati dal Re Ferdinando D’Angelo per gli amici Nino oppure peggio ancora insidieranno i garibaldini della nuova musica relegandoli agli ultimi posti. Tutto può essere. L’essenza di queste serate sanremesi è tutta nella delusione di Nino D’Angelo:”Mi dispiace di essere stato battuto dal Principe, dopo tanti anni di carriera, eliminato da uno che non è neppure cantante”. Eh già caro mio. E’ la dura legge del televoto. O è palesemente falso, gestito sempre in modo segreto e percentualistico solo per spillare soldi agli ingenui e viene poi di volta in volta smussato secondo le esigenze televisive, perché senza Scanu e Filiberto il Festival ne sarebbe uscito molto ridimensionato. O è verissimo e le persone che tanto lo odiano alla fine preferiscono identificarsi con il principe piuttosto che con il cafone o più semplicemente vogliono un motivo per essere cafoni (ma questa volta sul serio) e prendersela con un uomo di popolo è sempre più brutto che prendersela con un fighetto doc.

D’altronde in tempi di baldracche e mazzette, licenziamenti e condoni dire: “Io credo sempre nel futuro, nella giustizia e nel lavoro, nell’equilibrio che ci unisce, intorno alla nostra famiglia” è talmente ridicolo che forse perfino magistrati e disoccupati possono farsi una risata…amara. Anche perché anche Filiberto, come tutti in questo paese, lo dice nella canzone, “non ha fatto niente di male”. E che urlino contro i cafoni..."Non c'è pane, dategli le brioches", per dirla alla Maria Antonietta. Fra nobili.

 

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28 agosto 2009

Bye Bye Colonnello. La Libia impaurisce solo l’Italia

Bye Bye Colonnello. La Libia impaurisce solo l’Italia

 

Alla fine lo hanno salutato tutti il povero Colonnello Gheddafi, da Sarkozy a Medvedev (giusto per non rovinare in momenti delicati i rapporti con gli Usa) fino a Vladimir Putin, tutti disertori della grande festa di cinque giorni organizzata dal dittatore libico per festeggiare se stesso, per ottenere dal mondo un pass di ingresso di provocazione al pari di quello che cercano l’Iran, il Venezuela di Chavez (che infatti sarà presente lì) o la Corea del Nord…Ma non tutti sono ricattabili e soprattutto Russia e Francia sono molto autosufficienti nel settore gas, petrolio, nucleare. In Europa noi siamo gli unici ad essere schiavi del petrolio e del gas altrui, gli ultimi per energie rinnovabili e gli unici, al pari solo della Russia, dove un’intera compagnia petrolifera costituisce non solo un’impresa che emette regolari bollette ai clienti ma anche un ministero che ha voce in capitolo sul Governo. Ma non ci sono solo loro, anche Edison, Snam Progetti, Technipower, ma anche le commesse di Impresilo e del gotha dell’edilizia, i possibili investimenti di Enel, il mercato della fibra ottica, perfino Unicredit vede Central Bank of Libia fra i suoi azionisti…Insomma se si perde la Libia si rischiano barconi in aumento di poveri disperati e riscaldamenti ridotti. Insomma la Libia è più forte di noi. Real Politik, si dice, io la chiamerei con il suo nome: paura. Forse un giorno, nonostante tutto, ci pentiremo di aver stretto amicizia con certi paesi e certi dittatori. La Gran Bretagna se ne è già accorta. Fortunatamente il nostro premier sarà soprattutto Cavaliere del lavoro che primo ministro. Infatti è stato trovato un impegno a Danzica per ovviare all’imbarazzo. Anche questa è RealPolitik, ma non pensa che il dittatore libico la apprezzerà, se fatta contro di lui.  

 

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