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Diario


4 agosto 2011

La vacanza governativa

Niente di nuovo sotto il sole.Né da Silvio Berlusconi e le sue ennesime programmazioni da giovane rampante appena lanciato nella politica, né da Lega e Pdl (che lancia Alfano, chiaramente in dissenso con il suo premier ed ormai leader di partito), né da Bersani che propone l'inutile quadriglia dei passi in avanti ed indietro, né da Casini che filosofeggia alla maniera democristiana. L’unico messaggio è arrivato da Di Pietro, snobbato per la sua solita irriverenza "fuori luogo in un momento così difficile per l'Italia" (parole della Giorgia, il ministro Giorgia Meloni, che in un momento così terribile, aveva già il trolley pronto e parlava di vacanze intransatlantico, quelle fatte e quelle da fare), il che fa capire quanto la politica si prenda tremendamente sul serio. Il leader dell’IdV ha letto ledichiarazioni di Marchionne, svelando solo alla fine il suo autore e gelando difatto il Cavaliere che sino ad allora aveva considerato divertente l’intervento del suo avversario di sempre. “Sono d’accordo con il Capo dello Stato…L’Italia ha bisogno di una leadership nuova e forte…Altri si sarebbero dimessi”. Che colpo! Sergio Marchionne, l’uomo che ha potuto ricattare per due anni gli operai Fiat, smontare le fabbriche di Termini Imprese e Arese, portarsi tutto o quasi a Detroit, mentre il Governo gli dava ragione, pur di affossare sinistra e sindacati che spara a zero sul suo difensore…Di Pietro ha sottolineato in un colpo solo, quanto le grandi imprese siano ormai disinteressate alle noiose trattative fra parti sociali e governo e quanto questo governo non gestisca più l’economia se non a livello volatile di finanza teorica senza che il mondo produttivo, quello vero, dia peso alle parole del premier. Il problema è Silvio Berlusconi e lo sanno anche gli scaldapoltrone della Lega, scappati tutti via dopola recita a soggetto del Cavaliere. E’ iniziata da tempo la “vacanza governativa”…e fa più terrore della crisi.

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27 ottobre 2010

Il paese bloccato e l'errore della Marcegaglia

Facciamola finita! Andiamo a votare e subito, anche con questa legge, perché con le forze politiche in Parlamento sarebbe impossibile approvarne un’altra che sia coerente e buona per tutti. Quanto ancora dovrà durare questa falsa commedia degli equivoci, questa farsa in cui un premier è costretto prima a fingere di voler rifiutare uno scudo protettivo per i processi per poi affermare due giorni dopo, che è costretto a chiederlo per colpa della magistratura eversiva (come se la magistratura fosse cambiata in un solo giorno) e dove l’opposizione accusa il governo di non affrontare temi come il lavoro, lo sviluppo produttivo ma fa altrettanto a meno di parlarne e fare proposte per non trovarsi nell’imbarazzo di dover accusare o giustificare la Fiom o di dover appoggiare o rifiutare gli enormi sprechi delle università e quindi dividersi. Così l’Italia è sospesa fra un partito locale e populista che tiene sotto scacco un paese intero, cavalcando latente xenofobia e falsi miti federalisti ed il grande partito della vacua rivoluzione, da Beppe Grillo e Vendola fino a Di Pietro che ormai tacciato di giustizialismo (un altro reato politico esistente solo in Italia) è condannato al 7% fisso.

Sbaglia la Marcegaglia ad allontanare ipotesi elettorali, prestando il fianco agli speculatori italiani e stranieri sull’economia debole (banche e fondazioni, vedi il caso Profumo), a chi sputa nel piatto in cui mangia (Marchionne), a chi aggredisce, stanco di questa eterna sospensione e soprattutto ha chi ormai ha una sola priorità da risolvere: lo scudo giudiziario e basta. In un altro paese con un parlamento bloccato ed in tale crisi sociale, si andrebbe alle urne, qui dobbiamo solo sperare che la Corte Costituzionale dichiari infondata la questione di legittimità sul “legittimo” impediemento. Così almeno avremo un premier contento a cui, forse, tornerà la voglia di lavorare.


25 ottobre 2010

Le mezze verità di Marchionne

 

Quando Sergio Marchionne, oggi contestato da tutti gli italiani che sono tali solo quando gli conviene ed acclamato da tutti i soloni dell’alta finanza, parla dell’Italia come palla al piede della Fiat dice solo una metà della verità, non quella intera, più sconveniente. Marchionne ci dice che l’Italia non garantisce ricavi ma solo perdite ma dovrebbe chiedersi se ha investito allo stesso modo che in Brasile, Messico, Argentina, India, dove non ci sono “fabbriche” ma veri e propri distretti produttivi e commerciali e si fa marketing, promozione, ricerca scientifica e non solo produzione minima, dove da tempo sono state messe sul mercato le auto a biodiesel ed idrogeno che qui sono una chimera. Ci dice che in Italia non ha ricevuto incentivi e finanziamenti, ma li ha ricevuti negli anni scorsi e questa è una prerogativa solo italiana e non di certo americana. Ci dice che gli incentivi alla fine hanno favorito la concorrenza, ma forse è un ammissione della scarsa competitività Fiat che ha prodotto in questi anni solo due modelli di riconosciuto successo internazionale (la Punto e la Panda oltre alla nuova 500, modello comunque troppo piccolo per il grande mercato), dopo anni di pessime idee, senza produrre ancora un SUV, né creare progetti con maggiore affidabilità e risparmio. Ci dice che i sindacati lo osteggiano e che i salari sono alti, ma non pensa che molto presto tutto ciò accadrà anche in Polonia, Brasile ed Argentina dove non saranno disposti ad accontentarsi del lavoro, ma aumenteranno le pretese sindacali ed operaie (e dove comunque non esistono ammortizzatori sociali forti a copertura delle aziende). Ed allora cosa succederà? Marchionne pensa che basterà trovare un altro Brasile in Asia o Africa? Non ci dice il perché della scelta di separare Fiat auto dai veicoli commerciali e dai camion (un settore tradizionalmente forte in Italia), segno che una metà della barca sta già andando via, lasciando affondare, né il perché di una scarsa sinergia con una classe operaia che è sempre stata critica ma laboriosa e neppure perché in tempo di crisi e sobrietà continua ad essere il manager più pagato al mondo. E’ sicuro però che quando sarà finito il tempo delle fusioni e della crisi e delle relative speculazioni finanziarie ed anche gli Usa guarderanno alle proprie aziende con autosufficienza, la Fiat si ritroverà senza identità, più sola e meno ricca e non so Marchionne potrà proseguire a fare l’americano alla Sordi che rifiutava gli spaghetti per il panino con la mostarda, salvo ricredersi.

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