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"NOI VI DIAMO LA PAROLA, VOI CI RACCONTATE IL MONDO".


Diario


20 luglio 2011

Tutti sono disuguali davanti alla...Lega

Il trucco c’è, ma non si vede, come nel migliore voto occulto o nel peggiore gioco  pericoloso fra bambini. Le Lega Nord spalleggia l’arresto del deputato Pdl Papa alla Camera ed acconsente al diniego di arresto per Tedesco del Pd e così in un colpo solo si vendica dell’alleato di governo e scarica colpe e vergogne chissà quanto meritate sul Pd, accusandolo di “aver salvato” il suo candidato e mettendolo in difficoltà dopo che Tedesco aveva addirittura acconsentito al suo arresto. Chi mai del Pd sarebbe stato così stupido da votare contro la volontà del deputato stesso? E’ chiaro che la Lega ha architettato tutto per ricollegarsi alla base, riprendere il consenso del popolo e toglierlo agli altri: a Berlusconi che ormai non ha più influenza neppure fra i suoi candidati; a Bersani ed al Pd, così da metterli alla berlina e dare un piccolo assist ai feltriani e sallustiani, gli unici ancora rimasti al fianco del Cavaliere; a Vendola, si proprio a lui, perché solo con un Tedesco implicato e scomodo si potrà attaccare Vendola per lo scandalo ed il buco della sanità. Resta da chiarire chi è il fine stratega della Lega? Maroni e la sua “base” anti-disonestà o l’asse Bossi-Calderoli che vuole frustare Berlusconi dall’interno ma comunque restare in sella? E’ questa la domanda decisiva per capire se il governo potrà cadere già al rientro estivo (nel primo caso) oppure resistere e vivacchiare sulle sue macerie e su quelle dell’Italia. Perché presto Tremonti ribusserà e saranno dolori per tutti.

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14 giugno 2011

Colpo al quorum

Ha vinto prima di tutto il buonsenso. Prima che i comitati referendari dimenticassero un po’ polemicamente e troppo in fretta che questa vittoria è frutto di una mobilitazione che riguarda anche i partiti, la Chiesa e molti altri organismi. Prima che i partiti dell’opposizione, perfino ridicolmente quelli che hanno votato NO, sfruttassero il risultato del referendum per la solita scontata e forse inutile richiesta di dimissioni al governo. E’ innegabile che questo risultato segna l’ennesima batosta per Silvio Berlusconi ed il suo governo che naviga a vista in acque agitate con un capitano sempre più in crisi nella sala comandi ed un equipaggio alla soglia dell’ammutinamento. Non a caso il colpo di grazia che ha regalato quel 7% decisivo al quorum è stato dato proprio dalle parole del premier sul “non voto” e dai goffi tentativi fino all’ultimo giorno, di bloccare o falsare i quesiti referendari. Per questo il problema è duplice. E’ stato bocciato un piano di governo in quattro punti che affermava la tesi della persecuzione giudiziaria verso il premier, la necessità di privatizzare tariffe e gestione delle risorse idriche ed avvio del programma nucleare, tutti punti che il governo per essere credibile in termini di sviluppo, avrebbe dovuto avviare molto tempo fa ed invece si sono rivelati una disperata occasione per appoggiare le solite lobbies semi-statali dell’energia vicine al Tesoro, tanto per fare cassa e per giunta temporalmente imprudenti dopo la catastrofe di Fukushima. Un paese che chiede riforme fiscali, incentivi per il lavoro e gli investimenti, lotta all’evasione e fine del predominio finanziario di banche ed assicurazioni, non ha di certo a cuore nucleare e privatizzazione dell’acqua. Ma c’è un altro segnale: ovunque Berlusconi si spende per qualcosa, il risultato è contrario. La base della Lega è ormai lontana, parte della destra inizia a fuggire. L’incontestabile primato del premier sembra scalfito dall’impotenza programmatica e dai conti chiusi a chiave da Giulio Tremonti. Per questo già domenica la Lega può decidere chi buttare giù dalla torre: se i conti blindati o tre anni di governo.


18 novembre 2010

Maroni, Saviano ed il trofeo dell'antimafia

 

Il primo tempo dello scontro per la “coppa dell’antimafia” fra Maroni e Saviano si è concluso in parità e non sappiamo ancora se ci sarà un secondo tempo, ma speriamo vivamente di no, anche perché se l’obiettivo di entrambi era la lotta e la sensibilizzazione contro le mafie, possiamo dire che questo scopo sta sfuggendo a tutti. Da giorni, infatti, si sta parlando di uno scrittore, di un programma, della Rai e della politica che gira intorno a tv e poteri forti. L’obiettivo principale è così sfumato che alla cattura del boss Antonio Iovine, migliaia di persone su facebook invece di chiedersi chi fosse e cosa avesse fatto, si sono soffermati sul sorriso smagliante del latitante e sulla tempestività dell’arresto paragonata al dopo-Saviano, quasi fosse una risposta obbligata al programma e non un atto dovuto al senso del dovere di chi opera ogni giorno ed al desiderio di giustizia di una parte del popolo italiano. E purtroppo anche il ministero non ha fatto niente per evitarlo, opponendo subito “la concretezza dei fatti alla retorica delle parole”. Era necessario? Bisogna essere per forza in due fazioni, a loro volta avverse, per combattere la malavita? D’altronde provocazione chiama provocazione. A chi ostenta l’arresto ed i fatti contro le parole, qualcuno potrebbe ricordare i fatti sono accaduti grazie alle intercettazioni che non sono proprio nelle corde dell’attuale classe dirigente ed a chi pensa e lo fa in perfetta buona fede, di fare divulgazione sulla malavita, attraverso la tv, bisogna ricordare che stare sul campo ogni giorno nelle parrocchie di periferia, nelle strade è più difficile ed amaro che finire il giorno dopo su tutti quotidiani per l’audience ottenuta. Chi agisce per la giustizia non ha bisogno di visibilità ma di stare a posto con sé stesso, altrimenti nella lotta mediatica il sorriso di Iovine rischia di essere perfino più vincente dei vanti e dei capricci di ministri, scrittori ed autori televisivi.  

 

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6 ottobre 2009

La linea "Napolitano" prevale anche in Consulta

La "linea Napolitano" prevale anche in Consulta

 

Tante, perfino troppe attese circondano il Palazzo della Consulta, alla vigilia di una decisione che dovrebbe determinare, a detta di molti, soprattutto dell’opposizione che in mancanza di altri mezzi, spera solo nell’”intervento dall’alto”, la fine del Berlusconismo. Niente di più falso. Perché la Corte Costituzionale in totale discontinuità con tutti gli altri organi costituzionali dovrebbe assecondare un conflitto istituzionale ed adottare la radicale soluzione dell’illegittimità del Lodo Alfano. Tutto ciò, poi, in un periodo in cui il Parlamento sta delegando tutto al Governo, rinunciando di fatto al potere legislativo ed affidando la cura e la responsabilità del paese al potere esecutivo, in cui il Capo dello Stato ha di fatto rinunciato al controllo di costituzionalità (perché la promulgazione altro non è che un atto di verifica costituzionale), sia sul Lodo Alfano che sui provvedimenti anti-clandestinità di Maroni ed in ultimo sullo Scudo Fiscale anch’essi al limite della costituzionalità, in cui il Ministero della Giustizia è in perenne conflitto di interesse con la Magistratura e quindi anche con il CSM che forse non rappresenta più completamente l’ordine stesso, almeno nella sua parte politica. In tanti dimenticano poi che non esistono solo le sentenze di accoglimento, ma anche quelle di accoglimento parziale o interpretative o additive o perfino di mero impulso e quest’ultime significherebbero che il Lodo Alfano è correggibile ma formalmente legittimo. E sbaglia chi dice che E chi vi ha detto poi che tale pronuncia di illegittimità le cose potrebbero cambiare. Ormai nessun politico ha più paura di un avviso di garanzia o di un processo in corso e forse non conta più l’amore di popolo che il furore della giustizia?   

 

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17 agosto 2009

Altro che boutade...Il premier è con la Lega

Altro che boutade...Il premier è con la Lega

 

“Boutade d’estate, barzellette”. Lo abbiamo pensato un po’ tutti, nel vedere le solite sparate di Umberto Bossi e delle sue camicie verdi o osservando La Padania, organo ufficiale di stampa della Lega, pubblicare le sue pagine in un dialetto ai più illeggibile e sconosciuto. Non è così…Prima il federalismo fiscale senza dati, senza parametri, in carta bianca…Poi, una alla volta le proposte leghiste hanno imprigionato il governo, creando la voluta frattura Nord-Sud ed avviando le persone ad un senso di menefreghismo e populismo che il governo pensava di poter dosare e giostrare, senza accorgersi di una cosa importante…Il premier in fondo, bandiere ed inno a parte, è pienamente d’accordo con le proposte leghiste: dalle gabbie salariali alla scuola con i programmi rinnovati e sempre meno nazionali, dalle ronde libere con il braccio di ferro sull’immigrazione fino alla campagna mediatica anti-Sud (studenti accusati di copiare, falsi invalidi tutti meridionali, università peggiori per forza…). In altri tempi il premier avrebbe già organizzato una cena con Bossi e Maroni di invito alla moderazione, ora invece nulla…Anzi Maroni e Calderoli sono perfino più al suo fianco di La Russa e Letta. La paura è che la Lega chieda il conto: la presidenza di Veneto e Lombardia (o anche di Liguria o Piemonte), maggiori poteri sull’Expo. Ma la vera reazione dovrebbe arrivare dal Sud. Per quanto tempo ancora il Sud si terrà addosso l’offesa di accattonaggio, la dimenticanza dei politici, il contentino di 4 miliardi?

 

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7 luglio 2009

Il popolo dei clandestini delle libertà

Il popolo dei clandestini delle libertà

 

Lo avevamo previsto qualche giorno fa e non siamo maghi, ma siamo solo italiani ben consci che ci si sveglia sempre troppo tardi, quando ormai la frittata è fatta e si può solo emendare, rimediare, tornare indietro. Così fanno ora i gamberi del Pdl, un po’ pentiti ed un po’ mazziati, dopo aver consegnato alle “Camicie verdi”, due regioni (ed altrettante candidature a presidente), un federalismo che c’è ma non si vede, le ronde autorizzate e tanta, tanta frenesia da manganello ed espulsione facile. Ora qualche chierico si è svegliato e dopo aver gridato contro i catto-comunisti si è scoperto catto-liberale o catto-popolare e così piange sulle glorie del decreto Maroni…”Salviamo le badanti…Chi ci pulirà la casa?”. Preti che cercano nuove perpetue e le trovano solo fra polacche e ceche, badanti per i genitori da abbandonare per le vacanze, babysitter e lavoranti da palazzo per i “signori”. Giovanardi ha iniziato, lanciando l’accorato appello contro le ernie inguinali delle povere dame di corte…Poi è arrivato il momento di Granata, Perina, Barbieri e Mussolini che ora cercano nomi per “aiutare a regolarizzare tutti braccianti agricoli e rivedere la stangata di Maroni”. Ma sì, chi offre di più? Prima erano solo immigrati, ora clandestini e l’asta vale di più. Ma la Lega ha detto già no. Abbasso i terroni, i ladroni, i negroni ed anche i fifoni…Già, non potevate parlare prima di mettervi anche voi la vostra camicia verde (o nera)…Ora una ronda vi seppellirà…di vergogna.   


2 luglio 2009

Tutta l’inutilità del decreto “Padania Furens”

Tutta l’inutilità del decreto “Padania Furens”

 

E’ accaduto quello che non doveva accadere, ovvero il grave problema sicurezza delle persone è culminato nella questione razziale ed etnica; un reale sentimento di incertezza dei cittadini è stato interpretato come diffidenza, fastidio, perfino disprezzo. Tutto ciò non fermerà i clandestini. In Italia, a nostre amare spese, abbiamo imparato che tutto ciò che è male si può sempre proteggere quando accumula interessi ed infatti abbiamo sempre chiuso gli occhi sul lavoro nero, sulle carenze di sicurezza nei cantieri, sui soprusi commerciali delle impennate di prezzo, così faremo anche con i clandestini…Se ci farà comodo per i terreni, per i genitori da abbandonare causa vacanza, per situazioni contingenti di mancanza di manodopera, presto alla legge seguirà la deroga, la blanda applicazione o peggio ancora l’inganno. In un paese che non riesce ad assorbire ed espellere, aumentare i paletti burocratici (permessi di soggiorno obbligatori ed a pagamento, obblighi di denuncia) servirà solo ad oberare aule giudiziarie ed uffici pubblici, in modo da poter poi trovare un facile colpevole di questo nuovo marasma. Non si è capito che la malavita e il malcostume godono della disperazione e la durezza superflua non accompagnata da provvedimenti razionali, non solo favorisce l’incremento di disperati nel territorio e sulle coste, non solo pone dilanianti problemi di coscienza (scagliate la prima pietra, denunciate i clandestini se avete fegato ed otterrete il patentino del perfetto ruffiano perbenista), ma alimenta rabbia e mezzi trasversali. Saranno soddisfatti i leghisti, fanatici di questo perbenismo ottuso e superiore inserito nel Pacchetto sicurezza…Noi del Sud, sia come italiani che come meridionali preferiamo non mischiarci a loro, anzi dovremmo vergognarcene e non prendere lucciole per lanterne in buona o mala fede come hanno fatto loro.  

 

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8 maggio 2009

Vassallo:"Sull'immigrazione nessun risultato in Europa. La politica italiana provocherà una grave crisi"

 

D. Iniziamo dal caso del Pinar, ma in realtà anche di altri casi che potrebbero ripetersi in futuro con una certa frequenza dopo questo precedente. Al di là delle decisioni e politiche interne, non c’è una violazione netta delle convenzioni internazionali, soprattutto sul diritto nel mare?

 

Certamente, perché al di là della contesa sulla ripartizione delle zone di competenza per il salvataggio, esistono con una valenza gerarchica superiore, le norme di diritto internazionale che impongono a chiunque, mezzo militare o mezzo mercantile, sia nella prossimità di un’imbarcazione che sia affondata e dove ci siano vite umane in pericolo, di intervenire. Questo obbligo non può essere attenuato o escluso da questioni diplomatiche di ripartizione delle zone di competenza per il salvataggio che sono oggetto di accordi internazionali di rango inferiore rispetto a norme primarie come la Convenzione di Montego Bay. Questi obblighi di salvataggio e di conduzione in un “posto sicuro” ormai fanno parte non solo del diritto internazionale ma anche consuetudinario. Salvare vite umane a mare e condurle in un porto sicuro  è principio assodato ed intangibile e non si può limitare in base alle esigenze di contrasto dell’immigrazione clandestina. Purtroppo molti legislatori in Europa ed in Italia, in particolari su molti aspetti di diritto internazionale e di diritto interno, si stanno abituando all’idea che invece la vita in mare dei migranti “ clandestini” sia un valore relativo.

 

D. Non le chiedo di entrare nel merito di processi ancora in corso, come quello per il caso Cap Anamur o ai pescatori tunisini accusati di favoreggiamento all’immigrazione clandestina, ma che idea si è fatto sulla fattispecie di reato suindicata in una situazione di soccorso?

 

Esiste nel codice penale l’art. 54 che tratta dello “stato di necessità” che esclude la rilevanza penale di un fatto che altrimenti sarebbe riconducibile ad una chiara fattispecie di reato. Specificamente abbiamo poi nel diritto sull’immigrazione, l’art. 12 comma 2 del Testo Unico sull’immigrazione che afferma la non punibilità degli interventi di assistenza in favore di immigrati irregolari. La norma specifica “interventi nel territorio dello Stato”, ma è sicuramente territorio dello Stato, la zona di acque territoriali, ma anche la zona contigua che si estende a 12 miglia dalle acque territoriali ed oltre questa zona  le acque internazionali in cui la nostra Marina esercita un potere di imperio, tutte queste sono zone che rientrano nella competenza dell’intervento delle nostre navi militari. Nel caso di intervento di salvataggio di mercantili civili, anche in assenza di una  autorizzazione delle autorità amministrative nazionali,  è esonerato da responsabilità penali chi salva naufraghi e li conduce in un porto sicuro. Nel caso dei pescat che sulla base dei tracciati consegnati dalle autorità ai magistrati dimostrano come sia mancato un intento di agevolazione di ingresso clandestino. Nel caso dei pescatori tunisini l’avvicinamento a Lampedusa fu consentito dai mezzi italiani che fecero scorta fino al limite delle acque territoriali, dove poi arrivò il divieto di ingresso. Contraddizioni altrettanto evidenti sono emerse nel 2004 nel caso della nave Cap Anamur un caso complicato dalla estenuante  trattativa, protrattasi oltre due settimane, che riguardava tre governi, italiano, tedesco e maltese. A seguito di queste lunghe trattative e perfino dopo diverse interrogazioni parlamentari, con giornalisti a bordo della nave, la stessa approdò poi nel limite delle acque territoriali, non si può certo parlare per questo di agevolazione dell’ingresso di “clandestini”, perchà mai sbarco risultò essere meno clandestino di quello dei naufraghi salvati dalla Cap Anamur. Su questo ci sono anche testimonianze di giornalisti, fra questi Francesco Viviano di Repubblica che possono confermare l’assoluta mancanza di un intento di eludere la normativa italiana sull’immigrazione clandestina e confermare la volontà di salvataggio e l’intervento di carattere umanitario della Cap Anamur. Ci auguriamo che il 20 maggio quando ci sarà la sentenza, la magistratura sappia con equilibrio apprezzare tutte le testimonianze e fornire una valutazione che tenga conto della ricostruzione dei fatti che è emersa durante tutto il processo.

 

D. La normativa però sembra molto confusa, soprattutto laddove si parla di zone di salvataggio o di zone contigue che sembrano quasi un escamotage o un limbo dove gli stati possono rivalersi l’un l’altro nelle loro competenze…

 

In realtà la normativa internazionale è chiara, ciò che non è chiaro è come operino gli stati. Il problema non è la suddivisione geografica di zone con delle linee, ma il problema è dove vengono portate le persone che le unità navali soccorrono. In un momento in cui gli stati sono coalizzati per interventi di blocco dell’immigrazione clandestina, mettendo anche a rischio la salute e la vita dei migranti, in gran parte fuggitivi provenienti dalla Libia che approdano in Europa, il problema è che se c’è una pattuglia di Frontex con un mezzo spagnolo, un mezzo italiano, un mezzo greco, un mezzo maltese, a secondo di chi effettua il salvataggio, si definisce dove questa persona deve essere accolta, magari è un richiedente asilo, ma se si tratta di una pattuglia congiunta con equipaggio libico, il Regolamento Frontex non dice niente e l’Unione Europea non ha mai chiarito nulla ed invece dovrebbe farlo. Altra cosa è invece quando si verificano interventi di salvataggio al di fuori di Frontex, l’agenzia europea, perché in quel caso il conflitto fra stati viene regolato sulla base del diritto internazionale e delle norme di cui abbiamo parlato prima. In realtà nessun mezzo militare o mercantile può essere considerato un mezzo sicuro ed il salvataggio si completa soltanto con lo sbarco a terra e la regola dovrebbe essere che se interviene un mezzo italiano, questo dovrebbe poi portare le persone in Italia (come è capitato peraltro lo scorso anno), anche se l’intervento è avvenuto in acque libiche o maltesi. Io non penso che lo scorso anno, dei 33mila salvataggi operati dalla nostra Marina, la medesima non abbia violato nessuna legge, anzi, ha coniugato rigore ed umanità. Quest’anno invece un malinteso senso di rigore verso l’immigrazione clandestina ha fatto saltare tutte le regole d’ingaggio, ha riportato di fronte a Lampedusa i mezzi militari italiani impedendo loro di operare salvataggi più a sud, e questo per decisione del Ministero dell’interno che ha innescato una serie di incidenti diplomatici (già a marzo è stata respinta una motovedetta italiana a Malta, adesso il caso Pinar ed infine il caso della motovedetta maltese respinta a Lampedusa dove aveva diritto di entrare e sbarcare le persone, perché era il posto più sicuro e più vicino. Pertanto questa nuova scelta politica che imposto nuove regole di organizzazione delle azioni della Marina Militare avrà delle conseguenze sul piano delle vite che si perderanno a mare nei prossimi mesi. Spero di sbagliarmi, ma fino ad ora i fatti mi danno ragione.

 

D. Italia e Malta hanno ottenuto che sia rispettato il principio dell’equa distribuzione dell’immigrazione in sede Ue. Non pensa che realmente c’è stata questa mancanza di distribuzione e che l’Italia ad oggi è un paese con Malta, Cipro che sconta il prezzo più alto?

 

Sì questo è sicuro, però dobbiamo pensare che sulla distribuzione degli oneri soprattutto per quanto riguarda l’accoglienza dei richiedenti asilo perché gli altri per definizione vanno in espulsione e non sono suddivisibili, siamo ancora alle dichiarazioni di principio, non c’è nulla di certo, non c’è nessuna decisione operativa che preveda il passaggio di una quota di persone che arrivano a Malta o in Italia verso altri paesi europei, anche perché gli altri paesi europei, quando si affronta questo tema fanno notare, come nel caso della Germania, che lì arrivano profughi richiedenti asilo dalla Cecenia o da altri paesi dell’ex Urss sfaldata e che rispetto agli 80mila immigrati che ricevono in totale,ogni anno, paesi dell’Europa mediterranea, i paesi dell’Europa centrale e settentrionale ricevono centinaia di migliaia di immigrati provenienti da est in condizioni tragiche se non per il viaggio, ma per quello che lasciano alle spalle. E’ bene insomma che l’opinione pubblica sappia che questo discorso non è stato mai affrontato in modo conclusivo a livello comunitario, dunque risulta evasivo appellarsi all’Europa come fa tutti i giorni il governo italiano. Ad ogni vertice europeo c’è sempre un paese che tira fuori il problema del “burden sharing”, soprattutto tra gli stati comunitari del  Mediterraneo, ma tra questo e le decisioni operative ed i relativi finanziamenti per questa distribuzione di oneri ( e di persone) c’è realmente “il mare”.  Infatti non c’è nessun impegno da parte dell’Unione Europea di finanziare gli spostamenti di immigrati che dovessero arrivare nei prossimi mesi in Italia verso altri stati europei. Diverso è il discorso per Malta e Cipro perché la loro posizione geografica rende prioritarie le loro richieste di dislocazione rispetto all’Unione Europea e si sa già di programmi di finanziamento consistenti che si stanno rivolgendo verso questi due paesi per permettere il trasferimento da Malta e Cipro di immigrati verso altri paesi europei. Per l’Italia in questo campo non si prevede nulla di concreto.

 

D. Ultimamente l’Italia ha improntato la propria politica sull’immigrazione nel senso di una collaborazione, anche gravosa, ma ritenuta utile, con i paesi del Maghreb. Come valuta questa decisione?

 

Nessuno di questi accordi è vincolante per il futuro. Sono sempre punti di compromesso che hanno una validità di qualche mese, poi tutto dipende dai rapporti politici che sussistono fra diversi paesi e da come vengono gestiti questi rapporti. Ad esempio, nel caso della Tunisia, l’Italia aveva concordato il rimpatrio di un certo numero di tunisini giunti a Lampedusa nei mesi scorsi e quindi di un certo quantitativo a settimana. In realtà l’Italia avendo difficoltà ad identificare le persone appena sbarcate, ha rinviato in Tunisia, in prevalenza, persone che uscivano dal carcere, tossicodipendenti e sieropositivi. Questo ha alterato un po’ il quadro di riferimento creatosi quando a gennaio Maroni è andato a Tunisi per la firma dell’accordo e la Tunisia per ora, in segno di protesta, ha bloccato completamente i rimpatri verso questo paese, perché l’Italia in un certo senso ha sbagliato, inviando una tipologia di immigrati diversa da quella per la quale era stato stipulato l’accordo. In questi accordi bilaterali dovrebbero esserci delle clausole in questi accordi che prevedano la salvaguardia dei diritti della persona, come il diritto all’asilo, alla salute, anche di chi deve essere rimpatriato. Invece, come nel caso della Libia, l’Italia ha un accordo che non prevede alcuna garanzia concreta per il pieno rispetto dei diritti umani, con particolare riferimento ai soggetti più vulnerabili come donne, minori e richiedenti asilo. Dagli accordi ratificati a febbraio dal parlamento con voto bipartisan non era comunque prevista la riammissione in Libia di persone arrivate in Italia, o bloccate in acque internazionali ma soccorse da unità militari italiane

Si  prevedeva però il pattugliamento congiunto delle acque territoriali e quindi il respingimento verso la Libia di persone, subito dopo la loro partenza, persone che in gran parte sono richiedenti asilo, diretti verso l’Italia, i quali se respinti in Libia normalmente sono messe in detenzione ed esposte a violazioni che numerosi rapporti internazionali documentano fino allo scorso anno. Pertanto gli accordi per essere realmente efficaci, dovrebbero prevedere il rispetto dei diritti umani dei paesi confinanti, dovrebbero garantire l’esercizio effettivo del diritto di asilo o di protezione internazionale, e garantire controlli sulla corruzione delle forze di polizia nei paesi di transito.  Se tutto si limita ad un trasferimento di funzioni di polizia rispetto ai migranti di paesi terzi, anche la Libia che subisce una forte immigrazione dall’interno, non ha interesse a riprendersi tutti gli immigrati rispediti dall’Italia, salvo qualche operazione di pura facciata, ed infatti anche le recenti operazioni poste in essere dalla polizia libica e disponibili sui filmati in www.repubblica.it, raccolti da Francesco Viviano, sono perlopiù tentativi di giustificare gli ingenti contributi che la Libia incassa dall’Italia e dall’Europa per contrastare l’immigrazione clandestina..

Peggiora sempre di più la condizione dei migranti. La Libia continua far partire persone solo che sono costrette a viaggi più lunghi, ad attese più atroci nei lager e capannoni dove sono nascoste e stipate. Ciò ne condiziona anche la salute e veniamo che giungono persone con problemi sempre più frequenti di Tbc, di scabbia o come successo recentemente a Caltanissetta addirittura a meningite.

 

D. Che cosa va rivisto nella politica sull’immigrazione del Governo italiano, alla luce anche della situazione di chiara emergenza dei CIE al collasso e dell’esasperazione della gente di fronte a qualsiasi paventato tentativo di accoglienza?

 

La popolazione presto si accorgerà che questa mano dura porterà al disastro sociale, provocherà ancora maggiore insicurezza e criminalità, perché se il Governo pensa di poter fermare totalmente l’immigrazione regolare, per esempio abolendo le quota dei flussi annuali di ingresso e poi si rafforzano le misure di contrasto dell’immigrazione irregolare, che è poi l’unica politica attuata dal governo finora, in realtà si trasmette un messaggio rassicurante per i prossimi mesi e fino alle prossime elezioni all’opinione pubblica, ma si creano condizioni che, fra due, tre o quattro anni determineranno una bomba sociale ad orologeria. Tutto ciò perché quelle persone che non potranno entrare regolarmente o che perderanno il permesso di soggiorno e non potranno rinnovarlo perché non hanno più un contratto di lavoro, tutti coloro che nel tempo ottenevano la regolarizzazione e non la otterranno più, resteranno sul territorio clandestinamente e nessun paese al mondo può permettersi un numero di immigrati clandestini superiore a un quarto del numero di tutti gli immigrati. Perfino gli Usa hanno affrontato questo problema con sanatorie, più volte negli anni, e penso che anche l’Italia e questo Governo di fronte a questa bomba sociale sarà costretto ad adottare un provvedimento di parziale regolarizzazione, magari lontano da scadenze elettorali.

 

D. Si è parlato di aumentare il numero dei CIE e di estenderli in tutto il territorio italiano. Può essere una soluzione condivisa?

 

Il governo parla di un raddoppio di questi centri. Attualmente questi centri consentono di detenere circa 1000-1100 persone per 60 giorni. Noi abbiamo al momento 900mila immigrati che potrebbero potenzialmente finire in queste strutture per essere accompagnate in frontiera. Sappiamo che per la scarsa collaborazione dei paesi di provenienza, anche quelli che hanno stipulato accordi con l’Italia, appena il 40% di chi va in un Cpt viene poi accompagnato al paese di provenienza. Sappiamo ancora, e questo lo confermano anche i sindacati di polizia, che se una persona non viene identificata nei primi due mesi, difficilmente lo sarà, restando ad occupare quel posto altri quattro mesi. In realtà, se sarà prolungato il periodo di detenzione amministrativa ed ammesso che si inizino a costruire anche cento nuovi Cpt o CIE, l’effettiva capacità esplosiva dell’Italia verso i paesi di provenienza resterebbe esattamente la stessa o potrebbe per assurdo anche diminuire. Non si capisce che il punto di partenza è favorire forme di innesco della legalità e chiudere accordi con i paesi di transito o di provenienza che rispettino i diritti della persona e comunque trovare forme di cooperazione economica con questi paesi come ha fatto la Spagna in anni passati e sottolineo questo esempio perché tale modello ha raggiunto risultati tangibili in diminuzione dell’immigrazione clandestina, ma forme di ingresso nella legalità di persone che riuscivano ad essere regolarizzate, anche dopo il loro ingresso irregolare in Spagna. L’Italia sta invece seguendo la strada della criminalizzazione, ingolfando i CIE, poi si ingolferanno i tribunali, le carceri ed esploderà il sistema, perché il tempo di maturazione di questi problemi saranno molto più rapidi del tempo necessario a costruire 10 o 50 CIE per gli stranieri da espellere come va promettendo l’attuale governo in carica. Una promessa ( a nostro avviso una minaccia)che si ripete da un anno senza essere mantenuta.. E poi parlano di risultati concreti. L’unico risultato concreto finora è costituito dal raddoppio degli immigrati irregolari che sono arrivati in Sicilia nei primi quattro mesi del 2009, l’aumento dei morti e dei dispersi nel Canale di Sicilia, il peggioramento delle condizioni di salute dei migranti, la distruzione del sistema di accoglienza di Lampedusa, e da ultimo le pratiche disumane ed illegali di respingimento in alto mare verso i porti della Llibia.. Nessuna svolta storica, ma solo un cammino a ritroso sulla via della democrazia e dello stato di diritto. Altro che sicurezza e contrasto delle organizzazioni criminali che sfruttano l’immigrazione clandestina. Gli ultimi provvedimenti del governo, il proibizionismo delle migrazioni, faranno soltanto aumentare i profitti dei criminali.  

 

Angelo M. D'Addesio.


8 maggio 2009

La gioiosa guerra di Maroni. Dopo le motovedette, i cannoni?

Roberto ha vinto la battaglia (la guerra no, quella se la può scordare). Oggi gioviale ed entusiasta come un bambino che consegna alla mamma la pagella zeppa di buoni voti, si è presentato in conferenza stampa e si è felicitato per il respingimento di un barcone di poveri cristi verso la Libia, dove saranno incarcerati, magari torturati da Gheddafi che non fa di certo complimenti e che magari potrebbe anche rispedirli in Sudan o in Somalia, da dove la maggior parte di essi sono venuti. Pazienza, anzi “Cazzi loro”, perché il messaggio venuto oggi dal Mediterraneo è proprio questo.  Poi il gioco ricomincerà. Gheddafi rimanda, poi fa vedere che li riprende con un’azione congiunta di facciata e così via…Tutto almeno per questo inizio dell’estate, giusto il tempo di un colpo di coda elettorale della Lega che risollevi le sorti del Cavaliere sedotto (da altre) ed abbandonato dalla moglie, che neutralizzi Fini con la sua smania umanista, che ottenga un buon 12-13% alle prossime elezioni e che faccia contenti decine di migliaia di italiani che fanno dell’ignoranza il pane quotidiano e non sanno (lo sapranno oggi quando ci sarà detto da voce più autorevole del sottoscritto) che non c’è nessun patto di redistribuzione dell’Ue, che stiamo violando tutte le convenzioni internazionali sul diritto del mare e che il 50% dell’immigrazione viene dall’Est e sarà difficile da frenare…A quanto allora i cannoni sulle Alpi.   

 

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QUESTA SETTIMANA:
 
* LA SETTIMANA DEI NOBEL. TUTTI I NOMI LATINI E NON DEI FAVORITI     AL RICONOSCIMENTO PER LA LETTERATURA E LA PACE
* ARGENTINA SEMPRE PIU' LEADER DEL VIRTUALE, ENTRA NEL GRANDE MERCATO DEI VIDEOGIOCHI E DELL'INTERATTIVITA' 
 
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L'ITALIA COME L'ARGENTINA DEL 2001?
 
DIBATTITO SULLA CRISI FINANZIARIA ITALIANA
 
 
LA RIVOLUZIONE DEI GIOVANI CILENI: UN ESEMPIO PER L'ITALIA
 
NE PARLIAMO CON LA GIORNALISTA ITALIANA PATRICIA MAYORGA
 
 
 
 
 
 
 

LA VIGNETTA DI FRANGI (Ettore Frangipane)

 


di Ettore Frangipane (www.frangipane.it) 

  

  

 

 

LA LANTERNA ACCESA (se sorge il sole, c'è ancora qualcosa da dire)

per questo ogni mattina ci siamo anche noi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  
 

 

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· Condividendo te stesso, scambiando le tue opinioni e il tuo mondo con la gente di Korogocho

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· Sostenendo lo Ndoto Arts Group commisssionandogli la creazione di posters e di opere di srte di strada e progettando workshop che accrescano i loro mezzi artistici le lor capacità e loro abilità.

· Sostenendo la Cooperativa di donne "Bega Kwa Bega" aiutandole ad accrescere i loro modelli stilistici, le capacità commerciali e la rete di marketing.

· Portando nuove idee/progetti comunitariattraverso il teatro, gli sport e le arti, che aiutino i bambini di strada e i tossico-diendenti a ritrovare la peopria voce e aumentare la loro fiducia.

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