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Diario


17 agosto 2011

Sarkò-Merkel e la nuova purga per l'Italia

Mentre ci stavamo distraendo con le parolacce di Umberto Bossi e la finanza creativa del governo italiano, capace di partorire in un colpo solo la “patrimoniale per borghesi e dipendenti” e poi pensare di sostituirla con la tassa sui “capitali scudati” (l’1% poi, un altro contributino da elemosina), un ennesimo incentivo all’evasione, Sarkozy e Merkel pensavano a qualcosa di più fine per salvare prima di tutto le loro economie e non farsi trascinare dal vortice delle promesse senza fondo di Italia e Spagna: fermare la grande bolla finanziaria, partendo da chi gioca sul tavolo. Meglio tardi che mai. Tassare le transazioni finanziarie significa iniziare a ragionare non più in termini di volatilità e di carta straccia ma di solid veri. Chi ha benzina cammina e chi no, va a piedi. Basta operazioni finanziarie di grande scena, ma con poca trasparenza e poca chiarezza sui conti, basta crediti e finanziamenti concessi in bianco e basta con l’Europa a doppia, tripla, quadrupla velocità. Si cammina tutti insieme, altrimenti chi resta indietro, inizia a remare per conto suo. Il super-governo economico, ma soprattutto il rifiuto dell’eurobond è un segnale positivo pensato per evitare una nuova stagione di copertura di spese e magagne. L’Europa non se lo può più permettere e l’Italia su tutti. Ecco perché bisognerebbe dire a lor signori del governo, di iniziare a far tirare fuori i soldi a chi non li ha mai tirati, ma sul serio, partendo anche qui dalla verifica su conti, depositi, investimenti, transazioni. Amato fece così e non fece male. Regalò all’Italia un’occasione che non fu sfruttata, perché ai più piacevano feste e cotillons.

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26 settembre 2009

Germania al voto: intervista a Davide Schenetti

Germania al voto: intervista a Davide Schenetti

 

Davide Schenetti docente di lingua e cultura italiana presso l’Università di Erlangen, blogger di Un po’ di Danubio ci illustra la vigilia delle elezioni in Germania.

 

D. Tutti sono stati concordi nel definire noiosa e sterile questa campagna elettorale. E’ stato realmente così?

 

S. Sì, al di là del duello televisivo Merkel-Steinmeier, è stata una campagna elettorale molto in sordina, tanto che fino ad agosto nessuno si è accorto che ci fosse una sfida elettorale in corso. Tutto ciò è dipeso dalla difficoltà dei due partiti maggiori di confrontarsi sul serio, avendo governato insieme quattro anni, ma anche dalla complicata situazione internazionale che ha lasciato un ristretto margine di azione a tutti i partiti ed infatti sia il ministro delle Finanze (Steinbrcuk – SPD) che il ministro dell’Industria (zu Guttenberg - CSU) sono stati ben consapevoli dell’impossibilità di proporre miracoli e, pur appartenenti a partiti diversi, hanno affermato chiaramente che non ci si possono permetter sconti e diminuzioni di tasse.

 

D. Quali sono stati i temi predominanti di questa campagna e dove è stata possibile una differenziazione tra i partiti?

 

S. Il tema centrale è stato quello dell’economia, dove nessuno però si è sbilanciato molto, mentre negli altri temi marginali si sono viste maggiori differenze. I liberarli dell’FDP e la sinistra massimalista de Die Linke sono state le uniche forze politiche a dissociarsi dal resto dei programmi. Preoccupati dal pericolo di perdere voti a favore della FDP, i cristiano sociali della CSU hanno poi proposto all’ultimo minuto progetti di alleggerimento fiscale soprattutto rivolti ai ceti medi e all’industria.

 

D. Al di là della caccia al sondaggio. C’è ancora la possibilità di una Grosse Koalition o si farà di tutto per non farla sia al centro-destra che a sinistra?

 

S. Penso che all’interno del partito che avrà più voti, ovvero la CDU, ci sia una grande parte che non considera negativa la prosecuzione del governo di larga coalizione ed in questo gruppo c’è anche la Cancelliera Angela Merkel, che ha lavorato bene anche con i ministri dell’SPD e che sfruttando il suo lato carismatico pensa di poter ancora continuare a coordinarsi con i socialdemocratici. Quanto ad un’alleanza rosso-rosso-verde, non sarà in questa tornata elettorale che si verificherà il coinvolgimento di Die Linke, ma il modo migliore per responsabilizzarla politicamente sarà comunque iniziare ad allargare anche a questo partito la gestione governativa, ma credo che ciò accadrà solo tra qualche anno.

 

D. Verdi, Liberali dell’FDP, Die Linke con le loro percentuali molto alte rappresentano una seria alternativa programmatica o sono l’espressione di un voto di protesta dovuto a crisi e delusione verso i partiti tradizionali?

 

S. Tutti questi partiti hanno uno zoccolo duro che resiste indipendentemente dalla situazione contingente ed infatti i Verdi sono quelli più impermeabili ad ogni sorta di vantaggio derivante dall’atmosfera di protesta e restano saldi nel loro 10% circa. Die Linke raccoglie i delusi dell’SPD che sono però solo un’aggiunta alla crescita normale dell’estrema sinistra nel paese. Stesso discorso vale per l’FDP che veleggia al di sopra del 10% e tutto ciò che viene in più, deriva dai malumori verso la CDU-CSU. La vera incognita resta la direzione che prenderà il voto degli indecisi, al momento circa il 25% degli elettori che potranno modificare in modo forte gli assetti di partiti e coalizioni.

 

D. In modo semplice che cosa sono gli Überhangmandate e come influiranno sul voto?

 

S. In Italia si tende molto a semplificare il sistema elettorale tedesco, parlando di un metodo proporzionale con sbarramento, in realtà l’elettorato tedesco ha due canali, perché sulla scheda ci sono due liste e l’elettore ha a disposizione due tipi di voto. Il primo voto è seconodo un sistema maggioritario puro: si vota per un candidato all’interno di un determinato collegio ed in questo collegio il candidato che prende più voti ottiene direttamente il seggio al parlamento (Bundestag). Con il secondo voto si sceglie il partito e tutti i voti ottenuti in questo modo vengono utilizzati per calcolare il peso percentuale che i partiti avranno in Parlamento, ammesso che abbiano superato la soglia del 5%. Se il numero dei mandati diretti ottenuto dai candidati con il primo voto è superiore al numero dei seggi che spetterebbe al partito sulla base della percentuale ottenuta, si hanno dei seggi in eccesso che sono gli Überhangmandate, ovvero mandati aggiuntivi. La legge tedesca non prevede che se un partito ha più persone in Parlamento rispetto al voto in percentuale gli altri partiti possano essere compensati, quindi i partiti minori, ovvero quelli che sono svantaggiati nel primo voto, si ritrovano ad avere una percentuale ridotta di seggi rispetto a quelli cui avrebbero diritto e che finisce invece con l’essere occupato dai grandi partiti in virtù dei suddetti mandati aggiuntivi e l’effetto sulla composizione del Parlamento e del Governo è tutt’altro che irrilevante. Forse un esempio può chiarire questo meccanismo piuttosto complicato: se in parlamento ci sono 100 deputati e un partito ha preso il 10% nella parte proporzionale, ma ha totalizzato 15 mandati diretti nella parte maggioritaria, avrà diritto a 15 deputati e il numero di parlamentari salirà a 105. Un partito che ha preso il 5% si troverà, con i suoi 5 deputati, ad avere in realtà meno peso in parlamento perché il totale dei parlamentari è aumentato a 105.

 

D. Come voteranno i tedeschi. Sarà un voto sul cancellierato della Merkel o spazierà anche su temi ben precisi, sulla crisi, sui singoli programmi di partito, tenendo conto anche del reale umore dei tedeschi?

 

S. A me sembra che l’elettorato tedesco abbia in genere un po’ di timore di ciò che non conosce e quindi la tendenza generale è quella a rimanere allo status quo che è noto e di cui si conoscono programmi ed aspettative. Sarà decisivo in questo senso anche il voto degli indecisi dell’ultimo minuto che potrebbero consolidare la scelta della scorsa tornata elettorale e quindi votare tradizionalmente per i maggiori partiti. I tedeschi hanno la tendenza a lamentarsi, ma alla fine sono consapevoli dell’alto tenore di vita che hanno ed hanno altresì consapevolezza di ciò che la classe politica può fare per loro. Credo che tutto sommato siano contenti dell’operato di angela merkel e siano pronti a riconfermarla. A margine va detto però che la figura della Cancelliera Merkel è vista come carismatica più all’estero che in Germania, dove è stata molte più spesso criticata anche per l’incapacità di imporsi nelle discussioni tra i partiti della coalizione di governo e tra i ministri.

 

D. Come sono i rapporti di forza fra Est ed Ovest sui vari campi ed in che modo potrà influire sul voto?

 

S. Da un lato c’è una differenza economica ancora notevole fra Est ed Ovest e ci sono aree dell’ex DDR che sono sottosviluppate rispetto ad alcune zone dell’Ovest, dall’altro lato, quando si riscontra in tanti una “voglia di muro”, questa non va intesa a mio parere come un segnale politico, una nostalgia della DDR.

All’ università (in cui lavoro) iniziano ad arrivare i giovani nati dopo il crollo del Muro. In molti c’è una grande ignoranza sull’argomento che deriva in parte dal loro disinteresse per qualcosa che non hanno vissuto, dall’altra dalla volontà di chi è stato coinvolto nel sistema e preferisce che si taccia su quello che è stata la Germania divisa.

 

D. Esiste, alla luce di quanto detto sopra, una divergenza generazionale dell’elettorato rispetto al voto e come stanno vivendo queste elezioni le fasce più giovani?

 

S. Esiste anche qui un certo distacco dei giovani dalla politica e che in Germania è perfino più forte che in altri paesi occidentali. C’è stato un leggero avvicinamento alla politica da quando sono state introdotte le tasse universitarie, a causa di un evidente interesse comune di tutte le giovani generazioni anche se le proteste si sono addormentate subito, segno di una generazione che continua a godere di un certo benessere. In questi mesi è nato l’esperimento del “Partito dei Pirati”, che raccoglierà molte preferenze tra i giovani. Questo movimento quasi sicuramente non entrerà in Parlamento, però credo che sarà in grado di imporre alcuni temi (privacy, società dell’informazione, pericolo del digital divide) che prima o poi gli altri partiti dovranno necessariamente inserire nella loro agenda politica, un po’ come è successo per le politiche ecologiche inizialmente portate avanti solo dai Verdi.

 

D. I tedeschi sono contenti della Germania?

 

Dicevo prima che i tedeschi esternano molto malcontento ma in fondo tornano sempre a casa volentieri ed alla fine sono contenti del loro paese, delle loro condizioni confrontate con quelle di altri paesi, che spesso conoscono direttamente in quanto i tedeschi sono un popolo di grandi viaggiatori. I tedeschi non diranno mai di essere ottimisti ma parleranno di “realismo”.

Il problema può sorgere quando si vede che lo Stato inizia ad avere grosse difficoltà, indipendentemente da chi lo governa, com’è successo durante il secondo governo Schroeder, che si è trovato a fronteggiare una disoccupazione molto alta. Io ho avvertito un senso di panico generalizzato in quegli anni, dovuto secondo me alla consapevolezza di non poter contare sull’aiuto dello Stato come avveniva negli anni precedenti.

Ora la consapevolezza sta tornando: i tedeschi si sentono coperti da un Stato forte, efficiente, presente ed adesso, nonostante ci siano delle forti pressioni, lo Stato continua a reggere ed infatti potrà essere anche uno dei primi paesi ad uscire dalla crisi.

 


25 settembre 2009

La Germania al voto: intervista a Giovanni Boggero

La Germania al voto

 

Giovanni Boggero, dalla Germania per L’Occidentale e gestore del blog Germany News, ci descrive i temi e le prospettive delle importanti e sottovalutate elezioni in Germania 

 

D. Sei stato concorde al pari di altri osservatori e corrispondenti nel definire la campagna elettorale tedesca abbastanza noiosa. Come mai questo aggettivo ritorna sempre più frequentemente?

 

B. Devo dire che ho avuto modo di correggermi nel corso delle ultime settimane. La noia finora è stata contraddistinta dal fatto che i due partiti, che avrebbero dovuto ingaggiare uno scontro serrato, non potessero farsi la guerra perché si trovavano al governo insieme; quindi hanno cercato di pungolarsi in modo per così dire “sobrio e leggero”, a differenza di ciò che è accaduto in passato. Dopo le elezioni nella Saar, in Turingia e in Sassonia e dopo lo scontro televisivo fra la Merkel e Steinmeier (sostanzialmente equilibrato e meno duro e secco rispetto alle attese), la tensione è aumentata, anche perché la CDU ha perso qualche punto in quelle regioni, Sassonia a parte, e la paura di perdere consensi a livello nazionale si è fatta più forte, così come la speranza per l’SPD di accorciare le distanze dagli avversari. Il clima è diventato un po’ più movimentato.

 

D. Quali sono stati i temi di questa campagna elettorale ed in cosa sono riusciti a differenziarsi i due partiti principali, finora al governo insieme?

 

B. E’ stato sicuramente difficile distanziarsi da un lavoro fatto insieme fino a pochi mesi fa. Le accuse sono state simili a quelle che Berlusconi rivolgeva in Italia all’ex alleato Udc, ovvero: “Non me lo hanno lasciato fare”. Infatti proprio Steinmeier ha rinfacciato alla Merkel di non aver permesso l’introduzione di un salario minimo generalizzato e così è successo per molti altri tipi di riforme. Insomma l’SPD ha cercato in tutti i modi di prendere le distanze dalla Merkel, ma vista la popolarità della cancelliera oggi, mi è sembrata un’impresa un po’ ardua, anzi una sorta di harakiri, perché la Merkel potrà essere sì contestabile ma nel complesso rimane una persona estremamente apprezzata, che si fa rispettare, ma non alza la voce; che si atteggia a statista in grado di rassicurare l’elettore medio.

 

D. Non c’è il rischio che la Merkel sia perfino più forte del suo partito ovvero che alla fine tutto dipenda da lei piuttosto che dal resto dell’apparato politico della CDU?

 

B. E’ certo che sarà così. Il voto per la CDU in questa tornata è sostanzialmente un voto per la Merkel, tanto che la cancelliera nell’appello finale ha detto “Per votare me e confermarmi alla guida del paese, dovete votare per la CDU”, mettendo in risalto così l’elemento personale sicuramente più decisivo del peso del suo partito.

 

D. Hai parlato nei tuoi articoli di prepararsi ad una nuova “Grosse Koalition”, ma gli analisti vedono come improbabile questa ipotesi e puntano su un governo di democristiani e liberali dell’FDP, al massimo con i Verdi. Credi più probabile la tua prima ipotesi o quest’ultima maggioritaria?

 

B. L’obiettivo della Merkel, apertamente dichiarato in campagna elettorale è quello di giungere a governare con i liberali: ”Molto nero (il colore della CDU) e poco giallo (colore dell’FDP)”, ha detto la Merkel, che non è però una dichiarazione di intenti molto convincente visto che dal 2005 ad oggi il rapporto con i liberali si è raffreddato molto e la Merkel nel frattempo è riuscita a consacrarsi come grande leader proprio al governo con i socialdemocratici, conosce effettivamente come si riesce a giungere a dei compromessi con i socialdemocratici, che al loro interno sono lacerati e quindi può sfruttarne i loro punti deboli, cosa molto più difficile con i liberali, che hanno un approccio differente in politica economica e comunque hanno posizioni differenti rispetto alle intenzioni attuali della Merkel stessa. Inoltre una coalizione di questo tipo potrebbe dare vita ad una nuova stagione di scioperi e di malumore social e la Cancelliera, che è preoccupata di mantenere il proprio consenso, è molto spaventata da questi scenari.

 

D. Tutti sono comunque contro Die Linke e LaFontaine, almeno nelle intenzioni. Nessuna alleanza a sinistra neppure in caso di recupero dell’SPD?

 

B. La posizione ufficiale da parte dell’SPD è ovviamente nel senso di una contrarietà all’apparentamento con Die Linke e lo ha ribadito anche negli ultimi anni, con qualche distinguo, come nel caso regionale dell’Assia dove la candidata presidente della regione all’inizio aveva escluso l’alleanza e poi è tornata sui suoi passi. L’SPD dunque si ostina a non volersi alleare con Die Linke anche perché, sebbene il partito d’estrema sinistra sia entrato ad Ovest in molti parlamenti regionali nell’ultimo anno e mezzo, c’è dall’altro lato il forte rischio di perdere il consenso dell’elettorato moderato e questo spiega perché per adesso l’SPD non farà alcun ammiccamento alla sinistra estrema. Ciò non esclude però che se dovesse fallire la Grosse Koalition nei prossimi due anni, l’SPD tornerebbe a dialogare con Die Linke per cercare di formare un governo rosso-rosso-verde.

 

D. Cosa sta succedendo ad Est che, volendo fare un paragone un po’ azzardato, è sempre più simile in Germania, a ciò che il Sud rappresenta per l’Italia?

 

B. Credo che la spaccatura a quasi venti anni dalla riunificazione, in tutto questo tempo, non si sia mai saldata bene (di qui il termine Ostalgie per connotare un certa nostalgia di alcuni strati sociali per la vecchia DDR) e c’è sempre stata una dura rivalità Est-Ovest. Sul piano economico l’Est continua ad avere un gravoso tasso di disoccupazione, un notevole gap tecnologico ed evidentemente produttivo, che però pian piano, così dicono gli esperti del settore, potrà essere colmato. Ci sono alcune zone ad Est, come ad esempio vicino Dresda ed essenzialmente in tutta la Sassonia, dove si sta sviluppando una piccola e media impresa di un certo livello e dove ci sono le premesse per qualche spiraglio in più nei prossimi anni, nel confronto con l’Ovest, sicuramente maggiori di quelle che ci sono nell’Italia Meridionale nel rapporto con quella Settentrionale. Sul piano politico Die Linke è molto seguita e cavalca l’onda della crisi, ma c’è anche l’NPD di estrema destra che ha preso molti voti in Sassonia e Turingia ed ha una buona presenza anche nel Meclemburgo-Pomerania ed in generale è evidente una tendenza popolare verso le forze estreme, soprattutto verso l’estrema sinistra che è la seconda forza politica nei nuovi Laender.

 

D. L’Ultima riflessione, un po’ scontata, riguarda la grande crisi economica. E’ arrivata anche lì l’onda lunga della crisi e cosa si sta facendo e si farà per frenarla?

 

B. La Germania è il paese più colpito dalla crisi finanziaria in Europa. La contrazione della ricchezza prodotta sarà per quest’anno intorno al 6%, si prevede una ripresa, comunque molto debole, dal 2010 e la disoccupazione dovrebbe tornare sui livelli del 2005, a quota 4-5 milioni di persone senza posto di lavoro. Finora la crisi è stata affrontata in modo molto semplice, in quanto i pacchetti congiunturali di gennaio e febbraio erano volti al controllo della crisi nel breve periodo con sussidi alle banche, incentivi per la rottamazione delle auto e l’estensione a 18 mesi (prima era di 12 mesi) della settimana corta. In questi mesi le misure termineranno e quindi la disoccupazione è destinata a risalire, il mercato dell’auto andrà verso la stagnazione e quindi la gestione della crisi si è rivelata solo un tampone emergenziale che non ha però mostrato una doverosa lungimiranza per il lungo periodo. Il futuro governo si ritroverà pertanto ad affrontare i problemi storici del paese: una spesa pubblica elevatissima, un carico fiscale molto alto, una vigilanza bancaria inefficiente, un sistema sanitario costoso, insomma dopo quattro anni si torna al punto di partenza.

 

D. E questo segna il bilancio fallimentare della Grosse Koalition?

 

B. Personalmente penso proprio di sì. La Grosse Koalition è mancata nei suoi obiettivi più importanti come il contenimento della spesa pubblica e la gestione del mercato del lavoro a lungo termine. Sembrava potesse riuscirci, poi è arrivata la crisi ed oggi i conti sono di nuovo in rosso. 

 

Angelo M. D'Addesio 

 


10 luglio 2009

Earthquake Party

Earthquake Party

 

“Earthquake Party” oppure “Terror at 3.00 am o meglio un banale ma semplice “L’Aquila ferita” o magari perché non aspettare la ricostruzione e girare “L’Aquila rinata”? Abbiamo suggerito qualche titolo a George Clooney, perché anche lui fa parte dello star system sismico, quello che ora trova qualunque idea originale per farsi intervistare o riprendere vicino alle macerie e mettere un sasso di beneficenza con un film, una donazione, una canzone, una semplice presenza. Chi contestava il premier per aver trasformato il G8 in una sorta di Hollywood Party, potrà continuare a prendersela con lui, ma non potrà dimenticare che tutti hanno fatto la loro parte. Tre giorni a 3 km dalle rovine e non sentirli: banchetti, conferenze stampa, foto di gruppo, sorrisi, chiacchiere da salotto, la solita passerella di first lady, accompagnate da Gelmini e Carfagna, tutte costrette ad un surplus di falso interessamento su bambini e famiglie disagiate, classico esempio di denigrazione e limitazione femminile (Merkel esclusa) e poi promesse, scadenze, intervallate a dissertazioni su clima, su economia, su politica internazionale, mentre gli aquilani pensano al freddo novembre ed al lavoro ed alla scuola perduti. E poi tutto il gran soiree si sposta a Roma, dove si prosegue con cene e sonni tranquilli, lontani da scosse intermittenti. Solo Carla Brunì è mancata all’appello: pudico buonsenso o terrore della polvere? Ma è solo l’inizio, sarà un’estate piena. Già ora i giornalisti di Vanity Fair, Chi, Dippiù Tv sono lì a filmare e fotografare la Miseria e la Nobiltà. Forse Clooney potrebbe ispirarsi già a loro. Ha già abbandonato l’Africa, meglio l’Aquila, si può fare la pausa Martini.  

 

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9 luglio 2009

Il G8 per l’Africa? No per noi!

Il G8 per l’Africa? No per noi!

 

Non volevamo pensarlo, un po’ per orgoglio, un po’ per l’impensabilità della cosa, ma è vero. Il G8 ha un programma ed un calendario sostanzialmente preparato di getto, soprattutto in questa prima giornata, perché essenzialmente l’obiettivo del G8 siamo noi, in particolare il terremoto dell’Aquila, la ricerca a tutti i costi di fondi per evitare che questa piaga ancora irrisolta cada ancora di più sul bilancio dello Stato. Così si spera che gli Usa rinnoveranno la loro promessa di recuperare e ricostruire le opere d’arte, la Germania ha già offerto una congrua somma di 140mila euro per inviare esperti della Protezione Civile e prepara uno stanziamento di 3 milioni di euro per Onna. La Russia si appresta ad aiutare le aziende agricole e piccole e medie imprese abruzzesi. Anche la Francia collaborerà sugli aspetti culturali…Importanti sovvenzionamenti…per noi. Soltanto tre mesi fa il presidente Berlusconi diceva al mondo:”Non abbiamo bisogno di aiuti dagli altri paesi. Siamo in grado di farcela da soli”. Oggi no. Non ce la facciamo più. Non sono bastati i concerti di Bocelli e della Pausini, le raccolte fondi da parte di tutti, giornali, tv, chiese, comuni, protezione civile…Lo Stato italiano non ce la fa da solo e quelle case promesse per settembre arriveranno sì, ma grazie ad un Piano Marshall ed a continui ricorsi all’aiuto internazionale, anche per vie traverse, con gli accordi con la Cina e la Russia. Non so se gli aquilani potranno essere contenti, ma io mi sento, da italiano, molto debole, vulnerabile e se qualcuno ha paventato un’Italia fuori dal G8 è forse proprio per l’incapacità di fronteggiare situazioni standard, dagli allagamenti alle esplosioni in stazione…figuriamoci i terremoti.

 

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