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"NOI VI DIAMO LA PAROLA, VOI CI RACCONTATE IL MONDO".


Diario


5 ottobre 2011

La stagione dell'invisibilità

Quando parliamo di Moody’s, di Borsa, di grandi vertici economici, dovremmo pensare a Barletta e tante altre migliaia di piccole e grandi realtà cittadine dove “c’è la ditta”, dove “silavora”, ma non si prova mai a chiedere “come, quando, quanto, dove” e dove chi guadagna mette tutto in tasca, ma anch’egli è vittima di un sistema perverso dove chi produce non può più farlo serenamente e chi lavora sta zitto e fa finta di stare bene. È nel momento della tragedia che ci si accorge dell’immenso sommerso italiano. Cade l’operaio da un ponte di servizio,probabilmente immigrato, e solo dopo si sa che lavorava in nero, cade una palazzina e si sa che c’era il laboratorio, “una delle maggiori risorse e fonti di lavoro dell’area” dicevano in un servizio televisivo, come se tutte queste cose potessero classificarsi con il titolo di risorse e di lavoro. Per quante ore, con quali garanzie, con quale paga, in che condizioni ambientali? Domande che non servono, l’importante è lavorare, perché si sa, sono tempi di vacche magre e quindi meglio un centesimo in più stentato che uno in meno. È la logica dei nostri tempi e non appartiene solo al laboratorio clandestino ma che tutti conoscono in paese, all’impresa edile o agricola che risparmia sui contributi, ma si sta espandendo a macchia d’olio, anzi giustificando. C’è una grande impresa italiana che con referendum e gesti concreti sta facendo capire che d’ora in poi o si lavorerà alla cinese o alla brasiliana o si chiuderanno i battenti. C’è già un governo che vorrebbe rendere più facili i licenziamenti. Dove pensate finiranno queste persone? In un salotto, in un’altra grande holding mondiale oppure in un sottoscala? E quando ve ne accorgerete, quando crollerà ed andrete a recuperare i corpi? Buon giorno Italia!   


14 giugno 2011

Colpo al quorum

Ha vinto prima di tutto il buonsenso. Prima che i comitati referendari dimenticassero un po’ polemicamente e troppo in fretta che questa vittoria è frutto di una mobilitazione che riguarda anche i partiti, la Chiesa e molti altri organismi. Prima che i partiti dell’opposizione, perfino ridicolmente quelli che hanno votato NO, sfruttassero il risultato del referendum per la solita scontata e forse inutile richiesta di dimissioni al governo. E’ innegabile che questo risultato segna l’ennesima batosta per Silvio Berlusconi ed il suo governo che naviga a vista in acque agitate con un capitano sempre più in crisi nella sala comandi ed un equipaggio alla soglia dell’ammutinamento. Non a caso il colpo di grazia che ha regalato quel 7% decisivo al quorum è stato dato proprio dalle parole del premier sul “non voto” e dai goffi tentativi fino all’ultimo giorno, di bloccare o falsare i quesiti referendari. Per questo il problema è duplice. E’ stato bocciato un piano di governo in quattro punti che affermava la tesi della persecuzione giudiziaria verso il premier, la necessità di privatizzare tariffe e gestione delle risorse idriche ed avvio del programma nucleare, tutti punti che il governo per essere credibile in termini di sviluppo, avrebbe dovuto avviare molto tempo fa ed invece si sono rivelati una disperata occasione per appoggiare le solite lobbies semi-statali dell’energia vicine al Tesoro, tanto per fare cassa e per giunta temporalmente imprudenti dopo la catastrofe di Fukushima. Un paese che chiede riforme fiscali, incentivi per il lavoro e gli investimenti, lotta all’evasione e fine del predominio finanziario di banche ed assicurazioni, non ha di certo a cuore nucleare e privatizzazione dell’acqua. Ma c’è un altro segnale: ovunque Berlusconi si spende per qualcosa, il risultato è contrario. La base della Lega è ormai lontana, parte della destra inizia a fuggire. L’incontestabile primato del premier sembra scalfito dall’impotenza programmatica e dai conti chiusi a chiave da Giulio Tremonti. Per questo già domenica la Lega può decidere chi buttare giù dalla torre: se i conti blindati o tre anni di governo.


8 giugno 2011

La favola del nucleare necessario

 

E’ caduto l’ultimo ostacolo: il referendum sul nucleare si farà, lo ha confermato anche la Corte Costituzionale fermando anche l’ultimo goffo tentativo di frenare la portata di una decisione storica e, si spera, definitiva sul tema. Il referendum sul nucleare, infatti, non è così dissimile da quello sull’acqua. Gli italiani sono chiamati a scegliere se utilizzare o meno in un futuro molto lontano (ma paradossalmente deciso oggi, come se i nonni decidessero dei loro nipoti) un’energia del tutto inadatta alle caratteristiche del territorio per l’80% falcidiato da rischi sismici, alluvionali e franosi, di per sé pericolosa e con studi e ricerche che, iniziati oggi, risulteranno essere comunque indietro rispetto agli altri paesi ovvero si parla di seconda generazione quando probabilmente altri paesi avranno già sperimentato la terza o quarta generazione dell’atomo. In più la favola del nucleare meno dispendioso è facilmente smentibile dai numerosi costi che una centrale deve sostenere: consumo ingentissimo di acqua (ed è per questo che i referendum energetici sembrano strettamente collegati fra loro, tanto più che i probabili concorrenti e monopolisti in questo mercato sono sempre gli stessi e si chiamano Enel ed Eni ovvero lo Stato con la maschera di Zorro), costi di smaltimento delle scorie, costi infrastrutturali, serie politiche di prevenzione e sicurezza, specializzazioni e studi. E’ francamente patetico sentirsi dire che un SI all’abrogazione del piano sul nucleare fermerebbe la ricerca da un governo per cui la ricerca non è mai stata una priorità. Ed è altrettanto inutile e fuorviante pensare che il petrolio possa essere sostituito solo da energie rinnovabili. Esistono, però, il geotermico, l’idroelettrico che in molte regioni d’Italia danno i loro frutti e non vediamo perché per accontentare gli appetiti dei soliti colossi pseudo-privati con partnership estera, dobbiamo assecondare queste politiche sinceramente troppo lontane e difficili per un paese che non ha ancora sperimentato del tutto le altre forme più accessibili di energia.

 

Quesito n. 3 – Scheda Grigia.

 

«Volete che siano abrogati i commi 1 e 8 dell'articolo 5 del decreto legge 31/03/2011 n. 34 convertito con modificazioni dalla legge 26/05/2011 n.75 ?».


15 gennaio 2011

Fiat: Si al 54% grazie agli impiegati. No degli operai

 

 

 

Gli operai hanno detto no. Il 53% dei NO per i seggi 6,7,8,9 nei seggi 3 e 4 vincerebbe il SI ma con circa il 54%, nei seggi 1 e 2 è sostanziale parità. Gli impiegati voterebbero per il 70% SI. La previsione finale è la vittoria del SI al 54% con i NO al 46%. La vittoria di Pirro di Marchionne che ora dovrà investire in una fabbrica demotivata e svantaggiata. Era questo il suo vero obiettivo per reiterare solo di uno o due anni l’addio a Torino?

 

Una fabbrica nelle mani degli impiegati. Saranno decisivi i 449 voti degli incamiciati, una parte dei quali potrebbe giocare la carta astensione ma il vantaggio finale dei SI resterebbe al 55%.

 

Più della metà dei voti sono stati scrutinati. I no raggiungono il 53,2%, mentre i sì si attestano al 46,8 per cento: 1.576 voti a 1.386. Fonte Libero News.

 

La previsione è di un finale 60% SI 40% NO, con i 4 seggi montaggi per il NO, il plebiscito impiegati per il SI, come per il quarto seggio di magazzinaggio. Leggeri vantaggi per il SI in lastratura e verniciatura (1,2,3).

 

Si aspetta ancora il voto degli impiegati. Il loro seggio, il quinto, è costituito da 449 voti e potrebbero essere al 90% Si. Incertezza sul voto della lastratura con 866 voti in due seggi.

L’ultimo dato che unisce il montaggio (7,8,9) e verniciatura e carrozzerie (3) vede un dato clamoroso: 1517 NO e 1361 SI.

 

Il seggio n.9 montaggio 669 operai: 362 no e 300 si. Il Seggio n. 8 montaggio aggiornato dopo il chiarimento delle schede non trovate che sono 8, forse finite in altre urne: 836 operai 360 si e 407 no. Il Seggio n. 7, sempre montaggio 732 operai: 374 no e 349 si.

Totale: 1143 no e 1011 si.

 

Purtroppo nessuna copertura televisiva, solo brevi aggiornamenti da Sky e Rai News 24, ecco come la grande editoria italiana ha a cuore i destini della Fiat e degli operai. E’ il paese del “cazzi loro”.

 

Siamo all’1,54 Dopo lo scrutinio dei primi tre seggi allo stabilimento di Mirafiori e 2.180 schede esaminate il no prevale con il 52,43% e 1.143 voti. I sì hanno raggiunto quota 1.011 voti con il 52,43%. C’è un blocco nelle votazioni.

 

 

Iniziamo in corsa il nostro piccolo liveblogging improvvisato sul referendum di Fiat Mirafiori, già conoscete i dati di affluenza che parlano del 96% di votanti, 5213 lavoratori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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23 giugno 2009

Referendum fallito e ballottaggi scontati. Ecco come perdere soldi e settimane

Referendum fallito e ballottaggi scontati. Ecco come perdere soldi e settimane

 

E’ il day after, ma non è il giorno della verità, come si userebbe negli Usa,  ma il giorno in cui tutti hanno scoperto l’acqua calda, ovvero che il referendum dovrebbe essere abrogato perché ormai sentito come inutile da un popolo stanco di elezioni o che per salvare andrebbe abolito il quorum o abbassato oltre che rendere i quesiti più semplici di un manuale che una popolazione mediamente “ignorante” in diritto non può capire (salvo il delitto di Garlasco ed il processo per Meredith). Strano poi che a dirlo sia proprio Maroni che è stato il primo tifoso del non-voto, ovvero come andare allo stadio lanciare i petardi e poi dire che bisogna fare qualcosa contro la violenza negli stadi…Ma c’è di più. C’è la scoperta che se al Nord basta allearsi con la Lega per continuare a vivere la sbornia anti-immigrazione ed anti-baggianate televisive, il Sud è molto più volatile e così in assenza di risposte concrete dal governo, è bastato un piccolo patto con l’Udc ed il gioco per il Pd è stato completato. Ma tutto è rimasto come 15 giorni fa, con l’aggravante. Vi sembra bipolarismo una maxi coalizione fra Pdl, Lega, Udc da una parte e Pd, Idv, Sinistra radicale ed Udc dall’altra? Ma soprattutto non è ora di rivedere la logica stessa dei ballottaggi, dove tanti partitini fanno perdere o vincere con lo 0,5%, costringono le amministrazioni a lottizzazioni, compravendite e creano città e province eternamente bloccate? In fondo se tutto fosse terminato al primo turno, avremmo risparmiato un sacco di soldi ed avremmo avuto gli stessi risultati…Ma ci sarebbe stato poco tempo per il solito giochino dei vincenti e dei perdenti, la cosa che più importa ai nostri politici.  

 

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