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25 novembre 2006

Medio Oriente: Intervista a Maurizio Morabito

D: Partirei dalla condanna a morte di Saddam. Al di là  dei principi morali che sottendono alla contrarietà  alla pena di morte, come considera questa decisione, in chiave politica, militare e religiosa in Iraq? Potrà  essere una nuova causa di destabilizzazione del paese e di rivolta del mondo sunnita, anche in altri paesi?

 

MORABITO: Il potere di Saddam si basava sull’autorità, la paura e la potenza. Sono scomparse. E quindi non vedo alcuna conseguenza per l’Iraq se l’antico Rais riuscirà o meno a scampare al patibolo.

 

D: Sempre sulla condanna di Saddam, si è discusso della natura giuridica di questa sentenza. È realmente, come si è detto, lo specchio della giustizia dei vincitori e di una ammistrazione controllata della giustizia o più semplicemente la rivalsa degli Iracheni contro un ex dittatore ormai in rovina?

 

MORABITO: Vista la tempistica della condanna a Saddam Hussein, sembra più plausibile parlare di una "giustizia dei vincitori” che hanno cercato di usarla anche per manipolare le elezioni USA di un paio di settimane fa. La rivalsa gli Iracheni purtroppo la stanno prendendo gli uni sugli altri, con il ciclo di vendette e contro-vendette che uccide senza sosta, e non solo negli ennesimi attentati suicidi.

 

D: Cosa potrebbe succedere in Iraq dopo il ritiro delle forze internazionali. Si prospetta uno scontro etnico oppure sarà  possibile mantenere un equilibrio precario fra le diverse fazioni?

 

MORABITO: Dipende da come verrà gestito il ritiro. Se per esempio l’ONU riuscisse a organizzare una forza di “peacebuilding” e un programma di restaurazione della società civile, come anni fa in Mozambico, allora potremmo aspettarci un Iraq sempre più stabile. Dubito fortemente che ci siano pero’ le condizioni, perchè le risorse irachene fanno gola a troppi: un altro caso, insomma, della Maledizione delle Materie Prime, quella che ha visto la Sierra Leone scivolare in un’orrenda guerra civile per il controllo dei diamanti. Il problema iracheno è composto dal fatto che non esiste una chiara supremazia militare della parte sunnita su quella sciita o viceversa. Non possiamo quindi applicare il modello vietnamita, in cui era chiaro che l’ultimo Marine americano sarebbe andato via mentre le truppe del Nord prendevano possesso di tutto il Paese. In Iraq invece, in assenza appunto di un serio piano ONU, l’ultimo soldato americano vedrà una nazione decadere in una guerra civile, probabilmente con l’eccezione del Kurdistan che procederà a una preliminare dichiarazione di indipendenza. Ci saranno eccidi, che dopo un po’ saranno troppo efferati perchè nessuno intervenga, e quindi la palla passerà di nuovo all’ONU. Uno scenario da Bosnia, forse: ma solo dopo che I contendenti capiranno che nessuna delle due parti puo’ vincere. Speriamo solo non diventi un’eco del genocidio in Rwanda

 

D: Capitolo Iran. Il paese continua a minacciare apertamente Israele e gli Usa, conferma i propri progetti nucleari. Qual è il vero  obiettivo di Ahmadinejad e quali le sue forze e le sue opposizioni in patria?

 

MORABITO: L’obiettivo dell’Iran è la sicurezza nazionale. Non dimentichiamoci che solo cinquanta anni fa il democraticissimo governo Mossadeq fu deposto dalla CIA per rimettere in piedi una monarchia assolutista come quella dello Scià Reza Pahlevi. C’è quindi poco da meravigliarsi se il governo iraniano abbia deciso di costruire la Bomba, visto che il Presidente Bush ha dichiarato che Teheran fa parte dell’Asse del Male e ha caldeggiato un “cambiamento di regime”. D’altronde, mentre l’Iraq privo di atomica è stato invaso, di fare lo stesso in Corea del Nord (dotata di arma nucleare, quand’anche rozza al momento) non ci pensa nessuno. La Bomba, ormai lo dovrebbero sapere anche i pulcini, non è un mezzo di offesa (suicida) ma il miglior deterrente mai costruito.

 

Le dichiarazioni del Presidente Ahmadinejad, alle nostre orecchie poco più che farneticanti,  sono più che altro un’operazione di marketing interno. Urlare il proprio odio verso l’America (e di riflesso, in un Paese tradizionalmente non certo antisemita, contro Israele) è un metodo facile e sicuro per raccogliere consensi: un po’ come far apparire Osama bin Laden alla TV americana. Il fatto è che il governo iraniano ha bisogno di rinforzarsi internamente, dopo che le elezioni sono state fortemente condizionate dai mullah, noi diremmo i preti, più tradizionalisti. E non c’è niente che possa rafforzare la legittimità interna più che la minaccia di un’invasione americana. Forse, ma solo forse, c’è un potenziale nucleo anti-mullah intorno al figlio dell’ultimo Scià. Ma è troppo screditato per fare qualcosa. Analogamente per il semi-culto chiamato Mujahiddin del Popolo. La migliore salvezza per l’Iran, francamente, sarà costruire la Bomba e poi evolvere internamente, naturalmente, senza intromissioni esterne verso una propria società pienamente democratica, quella già sperimentata cinquanta anni fa: una situazione che potrebbe avverarsi se, calato il prezzo del greggio, finalmente il fallito modello di “economia islamica” dovrà fare i contri con il mondo reale

 

D: Come mai, di fronte alla minaccia iraniana, molti paesi arabi, come la Giordania, l’Egitto, l’Arabia Saudita, di solito alleati degli interessi americani, sembrano avere più rispetto se non paura che atteggiamenti di condanna? È forse in atto un cambiamento negli equilibri e nelle forze fra i paesi arabi o addirittura una svolta politica?

 

MORABITO: Parlerei più che altro di un gioco di politica internazionale dove nessuno vuole esporsi troppo. Protestare contro l’Iran, da parte dell’Egitto o della Giordania, avrebbe poco senso perchè non porterebbe alcun vantaggio, e anzi potrebbe far di loro potenziali obiettivi per i missili di Teheran. L’alleato americano magari nel frattempo tornerà a casa leccandosi le ferite irachene: e quindi, di nuovo, perchè esporsi in suo favore?

 

D: Passiamo al Libano. Al di là dell’invio delle forze UNIFIL, nulla di sostanziale è stato deciso sulla destinazione dei territori, nè su possibili accordi con Hezbollah o con la Siria. Come vede la situazione del paese e delle aree in conflitto a breve e a lungo termine?

 

MORABITO: Proprio ieri è stato assassinato il Ministro Gemayel, non casualmente alla vigilia della Festa Nazionale di Indipendenza. Il Libano, ancora una volta, è lo Stato di coccio in mezzo a tanti Stati di ferro e si troverà a soffrirne le conseguenze. Troppo diviso su base religiosa per stabilire una identità nazionale, il Paese dei Cedri, forse il primo Stato fallito in Medio Oriente sarà sballottato fra una crisi e l’altra: mi aspetto che la meravigliosa popolazione locale cercherà di approfittare degli intervalli di pace.

 

D: È ricominciato il fuoco incrociato fra Israele ed Autorità Palestinese. È possibile individuare delle precise responsabilità per questa nuova crisi? Soprattutto ci si sta avviando verso una nuova Intifada?

 

MORABITO: Parlare di responsabilità significa diventare al massimo parte del problema. A mio non troppo modesto avviso, la soluzione al problema israelo-palestinese è molto vicina, ed è proprio per questo che le parti in causa cercano di mettersi nelle migliori condizioni possibili (non potranno più farlo, se “scoppierà” la pace). Detta pace, d’altronde, porterà sconvolgimenti all’interno di entrambe le società. Insomma per ora, forse proprio perchè la soluzione è a portata di mano, non conviene a nessuno cercarla, anzi al minimo accenno di calma delle ostilità sono sicuro che si farà in modo di farle esplodere di nuovo.Una nuova Intifada? Difficile. Non avrebbe l’impatto mediatico delle prime due. A chi gioverebbe?

 

D: Israele è in un grave momento di confusione politica. Olmert è un premier in difficoltà , ed il governo si sta spingendo verso l’estremismo (Lieberman). Perchè Israele, che pure aveva  portato avanti il ritiro dai territori ed aveva iniziato una nuova stagione con Kadima, ora sta perseguendo questa politica? Quali le prospettive politiche future?

 

MORABITO: Non hanno davvero vinto, non hanno davvero perso, Sharon non è davvero andato via ma quasi, l’alleato Bush ha altre gatte da pelare, l’economia va sù e giù a giorni alterni, al governo ci sono i quasi conservatori con i quasi laburisti con i quasi estremisti: penso che fra qualche anno questo periodo della storia israeliana sarà ricordato come la Gran Confusione. Forse Kadima, invece che essere l’araldo di una politica nuova, è stato solo il sintomo di una politica  imballata e inconcludente, che non sa cosa fare (e quindi quale miglior leader del grigio e tentennante Olmert?). In questa ottica, il futuro di Israele non è più davvero deciso a Gerusalemme

 

D: Crede nella reale possibilità  di un Iran che possa tendere la mano e soprattutto di un governo unitario Hamas-Fatah che possa isolare le frange militari in Palestina e creare i presupposti per tregue durature?

 

MORABITO: L’Iran tenderebbe la mano a chi gliela offrisse, come dimostrato all’epoca degli scambi di armi con Ronald Reagan nell’affare Contras. Da questo punto di vista, Teheran è stata sempre il territorio di un Realismo quasi impareggiabile: ma temo che una volta odorata la piacevole sicurezza di chi ha la Bomba, non ci sarà modo di far rientrare certi progetti, e un’altra nazione “nucleare” farà  finta di poter agire da gradassi (come l’India, il Pakistan, ma anche la Russia e gli USA). Sulla Palestina mi riservo il giudizio. È improbabile che Hamas e Fatah sopravvivano entrambe sul lungo periodo, a meno che non riescano a continuare a destabilizzare la situazione a loro vantaggio, come hanno fatto per alcuni anni ormai. La situazione incerta di Gaza suggerisce che la società debba ancora “maturare” al di là  dei soliti “signorotti della guerra”: ce la farà, nonostante la continua politica israeliana di “politicidio” (termine inventato dal sociologo israeliano Baruch Kimmerling per indicare la distruzione della società politica palestinese da parte del governo Sharon)?

Maurizio Morabito, blogger di Wordpress e studioso di politiche internazionali.




permalink | inviato da il 25/11/2006 alle 15:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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