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5 giugno 2008

Summit Fao 2008: intervista a Sergio Marelli

 

D. A chi è diretto e che cos’è il Forum Alternativo al Summit Fao? E’ un modello alternativo o una contestazione all’organismo ed al sistema che lo governa?

 

MARELLI. Non è un “contro-vertice”, ma un Forum parallelo come ha detto e non è affatto contestativo verso la Fao, ma anzi dal Forum viene un pieno riconoscimento del ruolo che la Fao deve giocare nelle questioni agricole, chiedendo altresì che siano forniti gli strumenti e le risorse per poterlo fare e contemporaneamente chiedendo una riforma dell’organizzazione nel senso di una maggiore incidenza e di una distribuzione dei fondi più concentrata sui progetti e sui contenuti e meno sulle strutture e gli stipendi.

 

D. Leggo da una fonte Asca, una sua dichiarazione che boccia il Doha Round, perché il diritto al cibo non va assecondato alle regole commerciale del WTO. Però senza libero mercato, mancano le grandi potenze ed anche maggiori stanziamenti…

 

MARELLI. Tutto è conciliabile facendo riferimento al diritto internazionale, in virtù del quale Fao ed Onu nello scorso vertice dei capi di Stato del 2002 hanno definito il diritto al cibo come un diritto fondamentale fra i diritti umani. Pertanto le questioni agricole legate a questo diritto non possono essere trattate con le regole stabilite dal WTO e non si può soprattutto, come ha proposto l’Unione Europea, subordinare gli aiuti destinati a risolvere la crisi alimentare alla sottoscrizione degli accordi di Doha da parte dei paesi in via di sviluppo. Penso che il “Doha Round” debba essere concluso e faccia il suo percorso, senza intaccare le questioni legate all’agricoltura.

 

D. C’è un problema legato alle Ong. Nel Summit Fao molte voci hanno accusato le Ong di spendere molto in organico e stipendi e di poter lavorare poco e male con regimi corrotti. Come si risponde a ciò?

 

Intanto io ho sentito certe dichiarazioni da un capo come Robert Mugabe che ha compiuto un’invettiva contro le Ong che operano sul posto e la cosa ci fa onore! Vuol dire che siamo al fianco di questa popolazione che non lo vuole più a capo dello Zimbabwe da mesi. A chi invece fa illazioni sulle spese delle Ong, rispondo con i dati, almeno per ciò che concerne l’Associazione delle Ong italiane, cioè 162 organismi, e questi parlano di una quota del 9,2% del bilancio complessivo destinate a spese funzionali. Penso altresì che tale percentuale sia ragionevole, anzi forse addirittura insufficiente. Un termine di paragone viene dai costi di gestione delle ATG internazionali che costano tre/quattro volte tanto le spese da noi sostenute.

 

D. Altra questione scabrose: l’utilizzo, l’esportazione degli Ogm, come soluzione compensativa alla crisi alimentare. Qual è la vostra posizione?

 

MARELLI: Ci poniamo in un atteggiamento non preconcettualmente contrario alla ricerca ed allo sviluppo tecnologico; ciò detto, le due questioni sono comunque separate. Sugli OGM constatiamo come la comunità scientifica sia ancora divisa al suo interno tra coloro che reputano che siano la soluzione e che non provochino problemi alla salute umana e chi invece dubita ancora di questa situazione. Credo pertanto che, come fatto dal Parlamento Europeo a Strasburgo va attuato il principio di precauzione, cioè in attesa di avere un verdetto unanime sulla certezza di conseguenze di queste manipolazioni genetiche, ci si astenga dall’utilizzo. Il secondo motivo di contrarietà e su questo c’è unanimità nella comunità non solo scientifica ovvero gli OGM creano una notevole dipendenza economica sulle popolazioni e sui piccoli agricoltori perché essendo queste sementi sterili non potendo essere coltivate e riprodotte, costringono i piccoli coltivatori e produttori agricoli locali, a tornare ad acquistare le stesse da poche multinazionali che impongono i loro prezzi sulle sementi senza controllo.

 

D. Ci sono forti divisioni fra gli Stati sulla questione biocombustibili ricavati da cereali o da piante di zucchero. Sono anche questi un problema oppure è una realtà sostenibile importante come ha detto Lula al Summit?

 

La questione dei agrocarburanti è una delle “cause” di questa crisi alimentare che sta vivendo il pianeta, per il fatto che si sottraggono importanti e significative superfici fertili che potrebbero essere utilizzate per l’alimentazione umana utilizzate invece per coltivare queste grandi estensioni di monoculture. Con questo non voglio negare l’importanza degli agrocarburanti, a patto che queste nuove tecnologie siano utilizzate nelle stesse aziende di produzione e che non siano cioè la risposta ai problemi del Nord del mondo dei paesi ricchi, facendo lievitare il prezzo e le difficoltà dei paesi in via di sviluppo. 

 

D. In ultimo, nel Summit Fao si è parlato di Task Force per la crisi alimentare, incremento dei fondi e di una banca che possa coordinare i fondi unicamente per la crisi alimentare. Quale sintonia c’è con queste decisioni e cosa si chiede alla Fao ed ai vari paesi?

 

Queste proposte incontrano l’interesse assoluto della società civile internazionale e del Forum. Il problema saranno le modalità di attuazione di queste proposte. Noi siamo convinti che l’agricoltura va sostenuta ed in modo superiore a quanto è stato fatto oggi; siamo a percentuali irrisorie dei PIL quindi sono necessarie risorse pubbliche destinate all’agricoltura. Tuttavia la cosa più importante è sostenere l’agricoltura su scala familiare perché nei paesi invia di sviluppo, corrisponde al 70-80% della produzione agricola dei paesi stessi e perché nei paesi industrializzati, come l’Italia, le piccole aziende sono l’unica via per avere una conservazione dei territori e dell’ambiente soprattutto nel caso di terreni marginali e non sono di certo le grandi multinazionali dell’alimentazione che valorizzano ad esempio i terreni montani. Quindi sì al sostegno all’agricoltura, ma a quelle delle piccole aziende e delle piccole realtà familiari.  

 

Sergio Marelli, presidente del Comitato italiano per la sovranita' alimentare e dell’Associazione Ong italiane.E’ stato uno degli ideatori del Forum Parallelo al Summit Fao del 3-5 giugno.

 

 




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