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Diario


20 novembre 2011

Lo Spread siamo noi

Lo spreadsiamo noi, nessuno si senta offeso,

 

siamonoi questa folla di indignati sotto il palazzo.

Lo spread,siamo noi, attenzione, nessuno si senta illeso,

Lo spreadsiamo noi, siamo noi questi mutui da pagare,

questebanche che ti chiamano per versare,

questi clientiche hanno sempre meno da prelevare.

 

E poiti dicono “Tutto va bene, tutti i ristoranti sono pieni la sera”

Ma èsolo un modo per spingerti a spendere comunque alla stessa maniera.

Però lospread non si ferma davvero davanti ad un premier secchione

lo spreadsfonda le porte delle fabbriche, le chiude

lo spreadesplode mentre schiacci un bottone

 

Lo spreadsiamo noi, siamo noi che riceviamo le lettere,

siamonoi che avevamo un lavoro, prima di vederlo perdere

 

No no no – si si si,

No no no - si si si,

No no no - no no no – no nono

 

E poi la gente, (perché è la gente che alza lo spread)

quando si tratta di doversela cavare,

te la ritrovi tutta insieme, negli uffici e nellepiazze

che cercano qualcuno da cui farsi raccomandare

Quelli che prendono euro a milioni

e quelli che non sanno cosa mangiare

Ed è per questo che lo spread lascia i lividi

perché sono gli stessi a doverlo pagare

Lo spread siamo noi, siamo noi padri e figli,

siamo noi, pensioni che salutiamo

Lo spread non ha rispetto né limiti,

Lo spread non lascia niente in mano

Lo spread siamo noi…Siamo noi, pure quando crepiamo…

 

No no no – si si si,

No no no - si si si,

No no no - no no no – SI SISI

 

Chiediamo scusa a quel grande maestro che è Francesco De Gregori, ma di questi tempi vale più lo spread della storia...Se ce la musicate e citate la fonte ci fate un piacere




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13 ottobre 2011

Pellegrini portabandiera? no grazie!

Ci fa piacere che Federica Pellegriniprovi fatica nel ricoprire il ruolo di portabandiera e lo abbia rifiutato. La bandiera è un oggettopesante che richiede anni di dedizione, di sacrificio ma anche un esempio diserietà e di amore per la maglia e sfortunatamente la Pellegrini ama solo séstessa, il suo personaggio, il gossip che raccoglie volontariamente, salvo poiusare i facili trucchi da attrici quando viene pescata in fallo, ovvero dare lacolpa ai giornalisti che la inseguono. Di recordman è pieno il mondo, dipersone che sono speciale perché uniscono veramente un paese e danno lasensazione di essere campioni nella vita di tutti i giorni, ce ne sono poche esi potrebbero scegliere proprio quelle ad occhi chiusi per il ruolo di portabandiera,dalla Idem alla Cagnotto, dai pallanuotisti ai tiratori italiani, gente che incarnail vero spirito olimpico e che si sudava il pass olimpico mentre la “GrandeFederica” spostava un po’ di gossip dalle aule parlamentari all’atmosferasobria di Shanghai durante i mondiali, come l’ape che passa di polline inpolline, la diva che dice “notatemi, sono la migliore e tutti gli uominivengono a me…”. Certo, per il triste periodo d’immagine che l’Italiaattraversa, la Pellegrini sarebbe degna rappresentante di una generazione e diquesti tempi per il paese, ma noi sinceramente vorremmo iniziare ad aspirare aqualcos’altro. Anzi, il vero errore lo ha commesso chi ha proposto questa improponibile candidatura.

Il Paroliere. 


2 settembre 2011

Il paese di merda...quello che non ti ha cacciato

Ormai anche i quotidiani all’estero lo ignorano. Sfogliandosul web qua e là dal Le Monde ad El Pais fino al Financial Times non c’ètraccia, se non in qualche quotidiano italiano, dell’ennesimo scatto di iramista a repressione del premier italiano. Gli altri hanno cose ben piùimportanti a cui pensare che sentire le farneticanti dichiarazioni di unpresidente senza consiglio e senza governo che butta giù proposte economichesenza criterio e senza conoscere neppure quale appoggio potranno avere (ormai l’Europasta invitando in fretta e furia Tremonti a prendere in mano la situazione e senecessario a costringere con la Lega, Silvio Berlusconi alle dimissioni) e chenel pieno dell’impotenza accusa gli altri, che siano opposizione, magistrati,giornalisti di ciò che è ben noto ed indifendibile ovvero la sua posizione diricattato, imbarazzante per un paese intero. Ma c’è una frase che fa rabbia piùdi tutto, quella in cui afferma di “voler andare via da questo paese di merda”.Ebbene è proprio un paese di merda quello che in questi anni ed in questi mesiha atteso ed attende che sia lui a fare il primo passo, che mai farà, perandarsene, e che non è ancora sceso in piazza, ancora gonfio di paure eprivilegi, per mandare in archivio questa deplorevole stagione politica equesto imperatore declinante. 

Link: 

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/09/01/news/vado_via_da_questo_paese_di_merda_lo_sfogo_di_berlusconi_con_lavitola-21119423/?ref=HRER3-1

http://www.tgcom.mediaset.it/politica/articoli/1020154/manovra-il-premier-assicurapareggio-nel-2013.shtml


15 gennaio 2011

Fiat: Si al 54% grazie agli impiegati. No degli operai

 

 

 

Gli operai hanno detto no. Il 53% dei NO per i seggi 6,7,8,9 nei seggi 3 e 4 vincerebbe il SI ma con circa il 54%, nei seggi 1 e 2 è sostanziale parità. Gli impiegati voterebbero per il 70% SI. La previsione finale è la vittoria del SI al 54% con i NO al 46%. La vittoria di Pirro di Marchionne che ora dovrà investire in una fabbrica demotivata e svantaggiata. Era questo il suo vero obiettivo per reiterare solo di uno o due anni l’addio a Torino?

 

Una fabbrica nelle mani degli impiegati. Saranno decisivi i 449 voti degli incamiciati, una parte dei quali potrebbe giocare la carta astensione ma il vantaggio finale dei SI resterebbe al 55%.

 

Più della metà dei voti sono stati scrutinati. I no raggiungono il 53,2%, mentre i sì si attestano al 46,8 per cento: 1.576 voti a 1.386. Fonte Libero News.

 

La previsione è di un finale 60% SI 40% NO, con i 4 seggi montaggi per il NO, il plebiscito impiegati per il SI, come per il quarto seggio di magazzinaggio. Leggeri vantaggi per il SI in lastratura e verniciatura (1,2,3).

 

Si aspetta ancora il voto degli impiegati. Il loro seggio, il quinto, è costituito da 449 voti e potrebbero essere al 90% Si. Incertezza sul voto della lastratura con 866 voti in due seggi.

L’ultimo dato che unisce il montaggio (7,8,9) e verniciatura e carrozzerie (3) vede un dato clamoroso: 1517 NO e 1361 SI.

 

Il seggio n.9 montaggio 669 operai: 362 no e 300 si. Il Seggio n. 8 montaggio aggiornato dopo il chiarimento delle schede non trovate che sono 8, forse finite in altre urne: 836 operai 360 si e 407 no. Il Seggio n. 7, sempre montaggio 732 operai: 374 no e 349 si.

Totale: 1143 no e 1011 si.

 

Purtroppo nessuna copertura televisiva, solo brevi aggiornamenti da Sky e Rai News 24, ecco come la grande editoria italiana ha a cuore i destini della Fiat e degli operai. E’ il paese del “cazzi loro”.

 

Siamo all’1,54 Dopo lo scrutinio dei primi tre seggi allo stabilimento di Mirafiori e 2.180 schede esaminate il no prevale con il 52,43% e 1.143 voti. I sì hanno raggiunto quota 1.011 voti con il 52,43%. C’è un blocco nelle votazioni.

 

 

Iniziamo in corsa il nostro piccolo liveblogging improvvisato sul referendum di Fiat Mirafiori, già conoscete i dati di affluenza che parlano del 96% di votanti, 5213 lavoratori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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10 gennaio 2011

Grazie Tea Party!

La deputata democratica Gabrielle Gifford, pro-aborto, ambientalista, contraria alle posizioni del suo Stato contro gli immigrati è stata ferita da un giovane presenzialista ed oltranzista Jared Loughner. E di questo dobbiamo ringraziare il Tea Party che raccoglie proseliti in tutto il mondo e che una volta si accontentava di assaltare le navi di te, oggi preferisce farlo con le persone. Peccato che Jared appaia su tutti i giornali come uno squilibrato, un ossessionato, con fissazioni neo-naziste. Non è così. Jared è il prototipo di quello che sarà fra qualche anno il famigerato Tea Party se non sarà fermato e non è un caso che la Gifford rappresenti proprio l’esatto contrario degli ultra-teocon. Che cos’è oggi il Tea Party se non una formazione sostanzialmente anti-abortista per forza, con forme di puritanesimo, di americanismo puro ed esasperato, vicina alle lobbies del petrolio e del carbone, contraria alla spesa pubblica e quindi ai sostentamenti per sanità e scuola e con forme distorte di razzismo (anti-neri ed anti-Obama) e di machismo, basta guardare a Boehner nuovo speaker della Camera che non trova di meglio che presentarsi con un martellone da fustigatore che si è fatto fare apposta e proclama la distruzione delle politiche democratiche. Se anche gli Usa attraversano questa frontiera, come pensare di poter cambiare qualcosa nell’Italia dei Sallusti, dei Calderoli, delle Santanchè dove il te ha troppo limone e così poco zucchero da essere velenoso.     




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19 ottobre 2010

E' la curiosità...bellezza!

 

Il “tutti contro tutti” della realtà sociale e politica italiana sta prendendo un’altra strada senza uscita ma anche senza soddisfazione per tutti i cittadini italiani, salvo che per il loro relax quotidiano: la strada dei Carabi. E’ lì che si perde l’ormai ricca e cafonesca borghesia e nobiltà italiana, quella dei Gaucci  e di altri imprenditori, pardon faccendieri, meglio,  che ci fanno credere di essere puri “vincitori del Superenalotto”, quella dei calciatori che nelle isole trovano il buen rifugio immobiliare, fisico e mentale in tutti i sensi, quello dei politici che accusano altri di avere miniere zeppe di ricchezze nei paradisi perduti e si arrabbiano quando il loro paradiso viene scoperto. E quando ciò accade, in questo mondo così grande e così interessato ai fatti degli altri, purché vergognosi, tutti hanno il diritto di parlarne ed anzi cercare di fare i censori, è comprovato, aumenta la curiosità. Ecco perché Report, grazie a Masi, Ghedini e Berlusconi, è diventato il “superprogramma” della domenica, nonostante abbia parlato in passato di cose ben più interessanti. Ecco perché Santoro dà fastidio: perché supera il politically correct di Vespa, Floris e Vinci. Ecco perché Saviano e Fazio non devono andare in onda. Lì, anzi, la cosa può essere ancora più pericolosa. Ogni nome in bocca a Saviano vale doppio…Come se gli italiani non sapessero che c’è una richiesta d’arresto per Cosentino, per concorso esterno in attività legate alla malavita. E se non lo sapessero? Cambierebbe di una virgola il saperlo? C’è rischio di perdita di consensi? Penso proprio di no. Non preoccupatevi: resterete tutti in sella, dal primo all’ultimo, proprio grazie a questi programmi e questo chiacchiericcio. E allora, abbiamo perso soldi, lavoro, speranza…lasciateci almeno la curiosità. Tanto la privacy, in fondo, non la vuole più nessuno.  

Il Paroliere




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22 settembre 2010

Ciao

E’ una scelta sacrificante ma credo giusta ed ormai opportuna. Ho deciso di non scrivere più su questo blog e questa volta l’ho deciso al di là di qualsiasi influenze esterne o avvenimenti di qualunque natura, ma per una mia scelta. So che a qualcuno dispiacerà, a molti interesserà poco, ma credo di avere ormai poco da dire e da commentare su un mondo dove tutto sta iniziando a diventare tremendamente frivolo e sento pertanto l’esigenza di svoltare e cercare cose meno lette e meno banali. Questo blog mi ha dato tanto, mi ha permesso di conoscere gente, di migliorare e far crescere la mia voglia di scrivere, di conoscere luoghi e fatti che forse non vedrò e vivrò mai. Ma tutto si chiude e di questo blog resteranno le centinaia di interviste, gli spaccati del mondo offerti da tante persone, i link al mio blog di Nova100 dove ancora scriverò finché potrò e troverò motivazioni per farlo ed argomenti profondi e meno letti ma sicuramente più importanti come le interviste ai dissidenti cubani, gente che ha la voglia di cambiare, l’aspirazione a migliorarsi, la fiducia e l’ottimismo in mezzo alle botte e soprattutto la consapevolezza che si vive credendo in qualcosa. E restano le mie riflessioni ed il mio saluto. Chi mi vorrà mi cercherà su Nova100 e chissà in altri siti, lidi, in altre vesti. Qualcosa lentamente va cambiando anche per il sottoscritto. E cambiare è sempre bello, è sempre un difficile ma doveroso passo in avanti. Pensate ad un bruco, se rimanesse sempre tale. Potrebbe mai diventare farfalla? Le parole del Paroliere dunque non finiscono e non abbandonano la scena. Perché la parola è uno dei beni più preziosi che abbiamo. Ferisce, placa, guarisce e fa crescere. Questo è per me il senso dello scrivere. Ora più che mai  




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8 settembre 2010

Costituzione o piazza

 

Un grande equivoco sta coinvolgendo frotte di editorialisti e costituzionalisti che si stanno sbizzarrendo sulle ipotesi di crisi istituzionale e sull’opportunità di chiedere le dimissioni del presidente della Camera non sfiduciabile né dal Parlamento, né dal Capo dello Stato e nessuno di loro ha capito una cosa fondamentale: Berlusconi e Bossi e questo intero governo non si riconosce in questa Costituzione e quindi cosa ne sia o meno previsto è un problema secondario, per cui, esclusa Futuro e Libertà, ancora forza governativa bisogna ragionare in termini di vuoto costituzionale. D’altronde se così non fosse non si spiegherebbe l’uso abnorme della fiducia, le gravi accuse di parzialità e di inopportunità al Capo dello Stato ed alla Corte Costituzionale semplicemente per aver svolto le funzioni previste dalla Carta e neppure perché, piuttosto che iniziare una delegittimazione di tutte le cariche dello Stato, per dimostrare che lo Stato va riformato, non si scelga la più facile strada della sfiducia per andare al voto. Il problema è questo: nessuno sfiducerà nessuno ma alle elezioni bisogna andare e l’unico modo per farlo senza addossarsene le colpe è rovesciarle sugli altri e può farlo solo la piazza. O elezioni o piazza, anche perché ormai da anni il premier non risponde a nessuno tranne che al popolo e nel farlo ricorda a tutti che la sovranità popolare è sancita dall’art. 1, pur dimenticandosi il resto dell’articolo. Agitare la piazza, però, in un periodo dove il populismo, l’irrazionalità, il livore raggiungono quasi i 2/3 del paese (ovvero la Lega al 12%, l’Idv al 7%, Grillo al 2%, altre forze di destra e sinistra molto estreme al 5% oltre a quelli che per scelta e costrizione si dicono anti-politici e non votano, circa il 10%), significa rovesciare un paese e destinarlo al conflitto sociale, politico, forse anche peggio. E’ la conclusione logica di una classe politica che non ha saputo sopravvivere ai reali cambiamenti avvenuti in Europa e piuttosto che rinnovare le istituzioni, sta pensando di distruggerle per salvare i pochi che le comandano. In questo la Costituzione non c’entra nulla perché il popolo in ogni momento può essere chiamato a detronizzare e condannare alcuni ed innalzare altri e quando lo fa, perlopiù inconsapevolmente, non si accorge di aver rinunciato, non solo ai simboli della propria identità (Costituzione, bandiera, lingua, identità) che tra l’altro la gran parte della popolazione non conosce o non reputa fondamentali (se così non fosse, non si capirebbe perché la “svolta del predellino” valga più delle elezioni come riconoscimento di potere) ma anche la propria libertà, la vera libertà, quella di scegliere secondo le regole e non secondo gli umori o la rabbia. Ed il popolo, anche quello berlusconiano del 4 ottobre dovrà scegliere fra l’uomo e la sua piazza senza regole e le regole senza uomini, anzi con uomini nuovi, di cui l’Italia ha urgente bisogno più di nuove norme.


17 agosto 2010

Muore Cossiga: il finto matto della folle e pericolosa Prima Repubblica

Non avrebbe bisogno di parole di elogio, né di conforto insincere Cossiga, non avrebbe saputo cosa farsene, abituato com’era ad un ambiente duro e selvaggio ma verace come quello della Sardegna e poi a quello ancora più velenoso ma certamente meno verace della Dc anni ’60-’70, mal sopportava la falsa flemma e l’eccessiva superficialità di certi personaggi della vecchia e della nuova repubblica, una nuova repubblica in cui non aveva mai creduto, perché aveva considerato Berlusconi prima un male necessario e poi un incidente con conseguenze imprevedibili ma ormai da affrontare, anche quando lo aveva sostenuto, convinto, da vero democristiano, che lo Stato non può permettersi “vuoti”. D’altronde lui di vuoti se ne intendeva e quello più grande di Cossiga fu nel lontano 9 maggio quando la strategia dell’unione lasciò spazio al dispotismo Dc, in cui lui si sentì subito fuori luogo e si dimise, perché mangiare sulla tavola preparata ed imbandita da un presidente ed amico defunto e costruire una carriera sui soliti “mali necessari” non gli andava. Ma quando un uomo fugge dai mali necessari, ne viene quasi sempre attaccato, insidiato. Accade così negli anni ’60 quando mandò i blindati contro le proteste o quando si trovò a gestire sotterranei complotti negli anni del terrorismo e della Guerra Fredda o ancora quando picconò il suo partito ed il sistema politico intero, già diventato una triste caricatura, quasi a vendetta di quanto successo ed infine all’ultimo con le sue amare ammissione. Con lui volano via molti misteri, ma è meglio così, perché una politica così volgare e malfatta difficilmente saprebbe gestirli come ha fatto lui e magari crearne occasione per giustizia e verità sempre celate. Se ne va, dopo aver combattuto, anche sporco, contro le insidie allo Stato, fuori e dentro lo Stato e forse con la convinzione che questo Stato meriti proprio poco ora come ora. Per questo lo accoglierà la Sardegna per i suoi funerali e la Brigata Sassari lo omaggerà, perché anche lui era un autonomista vero senza dover indossare camicie verdi e dire baggianate sul Nord.

Il Paroliere.




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31 maggio 2010

Sarà ballottaggio ma la Colombia resta “uribista”

Sarà necessaria la seconda vuelta per decidere il presidente della Colombia per i prossimi quattro anni, ma la sorpresa annunciata dai sondaggi è stata fortemente ridimensionata. Juan Manuel Santos non sfonda al primo turno come il suo predecessore Uribe ma ottiene il 46,5% e quindi un netto vantaggio sull’outsider del Partito Verde Antanas Mockus fermatosi al 21,4% avversario nel ballottaggio. Non sono bastati al professore filosofo, ex sindaco di Bogotà la mobilitazione sui social networks, l’appoggio dell’elettorato più giovane e la campagna elettorale improntata sulla legalità e la lotta alla corruzione ed al paramilitarismo fra i parlamentari. L’ago della bilancia, molto relativo, nella sfida del 20 giugno non sarà come pure previsto dai sondaggi Noemi Sanin, l’unica donna in corsa che ha ottenuto solo il 6% ma German Vargas fuoriuscito polemicamente dal governo di Uribe, che ha ottenuto un voto di protesta pari al 10% oltre ai due esponenti della sinistra che solo insieme sommano un deludente 10%. Eppure l’incredibile vantaggio, anche economico, di Santos (appoggiato dall’elite imprenditoriale del paese e proprietario del maggior quotidiano colombiano e con molte emittenti vicine a lui) fa pensare che le polemiche sui continui scontri diplomatici con Chavez e quelli militari con l’Ecuador e lo scandalo dei Falsos Positivos, attentati organizzati dal governo per incolpare i guerriglieri marxisti, non abbiano scalfito assolutamente la credibilità dell’uomo che ha detronizzato le Farc ed impostato la sua campagna sulla lotta al narcotraffico e sulla sicurezza. La pillola è resa ancora più amara dall’incapacità di una candidatura unitaria delle opposizioni nel momento più basso dell’Uribismo. Ora l’ultima speranza di Mockus è la chiamata di tutti i perdenti al voto indipendente…Ma sarà un voto anti-Santos?

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