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"NOI VI DIAMO LA PAROLA, VOI CI RACCONTATE IL MONDO".


Diario


12 settembre 2011

L'11 settembre dell'Elefante

Il decennale dell’11 settembresarà ricordato per due cose, una che hanno visto tutto ed un’altra che sanno inpochi. Quest’ultima riguarda l’impossibilità americana di risarcire tutti iparenti delle vittime, compresi quelli colpiti da malattia professionale e non,dopo l’11 settembre 2001 ed i veleni sprigionati dal crollo. Negli Usa di Obamache hanno inseguito assistenza finanziaria ed in quelli di Bush che hannoglorificato pompieri e volontari, mancano nomi all’appello e garanzie per chiha perso i propri cari. E' l'America che ricorda, ma sta già andando troppo veloce e pensa più al Memoriale che alla memoria, ad innalzare un vessillo di potenza piuttosto che cercare ancora storie. Eppure, e questo è il secondo punto, l’America che hascelto Obama, che ha chiesto a gran voce il ritiro dei propri ragazzi dall’Iraqe dall’Afghanistan (senza ottenere ancora quest’ultimo), che è arrossita dirabbia e vergogna per le immagini di Guantanamo e per i segreti di Rumsfeld eCheney, ha applaudito accoratamente George Bush, ha preferito il suoriferimento patriottico alla preghiera di Barack Obama…Poco conta che questa crisi sia anche figlia degli ingenti investimenti bellici di Bush e la stanchezza versoil governo repubblicano quattro anni fosse evidente. Oggi, l’America in crisitorna a ripensare al bisogno di sentirsi forte, di scacciare i fantasmi dellarecessione, con i muscoli da superpotenza più che con i calcoli delpallottoliere. Quale sarà la migliore soluzione lo sceglieranno soltanto gliamericani nel 2012, ma se quegli applausi per Bush sono l’antipasto delconsenso di Rick Perry (che in fondo viene dal Texas come Bush ed appartiene aquel Tea Party che Bush, senza saperlo, ha fondato), allora vuol dire che gliUsa a dieci anni dall’incubo ne vogliono esorcizzare un’altra trincerandosi nelmito e nell’orgoglio. Agli americani non interessano le “Primavere” el’ecumenismo obamiano, anzi l’11 settembre risveglia il sospetto islamico, ilnon volersi sentire incalzati da Cina, Brasile, India o minacciati dall’Iran. Vecchieemozioni ma anche vecchie paure, unità ma anche testa alta. La crisi in un certo senso porta sempre a reazioni e ribellioni e la "ribellione" americana non è la piazza, ma la ricerca della superiorità perduta, la convinzione che tutto dovrà andare meglio e che non ci sono dubbi in questo e che non sempre conta la parola "insieme" per realizzarla, in fondo il mondo è il mondo, ma gli Usa sono un'altra cosa. Ecco perché dietro questo 11/09 c'è già un caldo 2012.     


9 settembre 2011

Siamo tutti Lavitola

Ci riprova il Capo dello Stato,per l’ennesima volta, a far capire che se l’auto sbanda continuamente forse nonserve cambiare auto e non è neppure colpa della strada, ma l’autista deveimparare a guidare o forse non pensare ad altro mentre lo fa. Il problema non èla Costituzione,. sono altre le priorità che in realtà non si vogliono affrontare.E’ Il Giornale di Sallusti che oggi annuncia candidamente che nella legge cheabolisce le province esiste un dispositivo per rimetterle. Si chiameranno areevaste, un altro contenitore vuoto che dovrebbe prendere ordini e competenzedalla regione ma mantenere quel circuito di cariche politiche, di lottizzazionidi partito che paradossalmente si può eliminare ormai solo con uno strumentoche fino a qualche anno fa era una barzelletta ed oggi è tornato ad esserel’ancora di speranza delle opinioni di un popolo: il referendum. E poi c’è ilpareggio di bilancio da introdurre nella Carta…Un altro specchietto per leallodole, perché non basta inserire le promesse in Costituzione, bisognamantenerle ed inserire il pareggio di bilancio vuol dire dissanguare le taschedegli italiani senza crearsi spiragli per un sviluppo. D’altronde non si puòpensare di passare da un debito epocale ad un 0 spaccato nella bilanciaentrate/uscite…Insomma sono gli italiani che devono cambiare e li aiuterebbesapere che è un errore fuggire ai Caraibi per sfuggire all’arresto ed è unerrore ancora più grave avvertirlo che ci sono i carabinieri sotto casa dagabbare…Se non si inizia da qui, non c’è debito che tenga. Siamo tutti Lavitola non vogliamo ammetterlo e questa Italia è colpa nostra, non solo di Silvio Berlusconi.  


8 settembre 2011

Silenzio, si paga!

…E scorre perfino liscio. L’ultimaversione della manovra è quanto di più desiderabile potesse riguardare iparlamentari, tutti i parlamentari: mantenimento dei doppi incarichi, nessunvincolo alla riduzione dei seggi, nessun taglio significativo (lo avevamoprevisto che se la sarebbero presa solo con il ristorante di Palazzo Madama,poveracci), l’Iva al 21% per tutti e la patrimoniale per 23mila persone. Unamanovra equa, anzi equina visto che potrebbe imbizzarrirsi nel passaggio allaCamera. Ma ciò che fa paura non è neppure questo che è già di per sé grave, mail sonno di un popolo e l’impotenza di un governo. L’Italia è ormai come ilKosovo, un paese ad amministrazione controllata, che deve solo verificare ognigiorno se la Borsa e lo spread (questo famoso confronto fra titoli di statotedeschi ed italiani) scende o sale. Il resto è competenza della BCE, all’occorrenzadi Germania e Francia. Berlusconi non è più un referente, Tremonti, esautoratodi fatto, nemmeno, l’opposizione, ancora meno e neppure il popolo lo è. Ilpopolo è annullato dal suo stesso governo. Dello sciopero della Cgil non sisono conosciuti né numeri, né opinioni, di Cisl e Uil si parla ormai comeorganismi paragovernativi, gli indignati si limitano ad “assaltare” PalazzoMadama ed è chiaro che sono bollati come Cobas o Centri Sociali, quindiininfluenti. Perfino quell’ “eroe” dei nostri giorni che si divertiva adiffondere i segreti della Casta di Montecitorio ha diffuso su facebook unappello a manifestare il 15 ottobre, ma ha raccolto poco entusiasmo. Contro chipoi? Contro tutti? E allora tanto vale delegare a Beppe Grillo. Contro ilgoverno? Ma, attenzione gente come Renzi o il caro nipote di Gianni Letta, persbaglio al Pd, non sono d’accordo, idem per Cisl, per Uil…Nei giorni scorsi inuna riunione di condominio per la sostituzione di un ascensore funzionante, misono opposto, ho fatto ostruzione, ma tutti sono già d’accordo per spendere12mila euro…Uno ha inveito contro di me, dicendo che aveva già tirato fuori isoldi e che io prendevo in giro. Gli italiani hanno capito: pagare, pagare ebasta e pensare come dice Vasco che domani sarà sempre meglio. Pensare...  


6 settembre 2011

Un colpo nel vuoto

Moody’s sta tagliando ormai scontatamente il rating dopo gli ultimi fallimenti finanziaria, la BCE ha capito di non potersi fidare di un paese che pensa di fare crescita rinviando le decisioni importanti e tagliando feste patronali e posti di lavoro in modo ideologico e quindi ha annunciato sanzioni e stop all’acquisto dei titoli italiani, il Capo dello Stato si dispera dietro una richiesta di efficacia ed unità che lui stesso riconosce come impossibile…Ed il governo? Per il governo va tutto bene. Anzi non c’è manovra migliore (ma dov’è la manovra?), si sta aiutando l’Italia ad uscire dal peggio e soprattutto si sta arrivando in sella al 2013. Per un presidente ancora costretto a difendersi dall’accusa di essere finanziatore di bulli e pupe l’obiettivo è arrivare al 2013, con i suoi pretoriani da tea party improvvisati e pazienza che il Bounty sia sotto ammutinamento con Formigoni che cerca sponda in Casini e nei cattolici, Tremonti che attende il colpo di spugna (comunque tardivo) della Lega, il fronte del Sud guidato da Alemanno, da siciliani e campani che tirano per la giacca Alfano. In questo scenario disarmante lo sciopero di oggi è una grande occasione. Il mondo infatti ancora una volta aspetta non solo risposte finanziarie ma anche umane e sociali e continua a chiedersi se sia possibile che uno stato sull’orlo del baratro possa permettersi un popolo rassegnato, un’alternativa in stato di coma, forze sociali che brindano col governo al fallimento, mentre in altre parti d’Europa e del mondo già monta l’indignazione costruttiva e la scelta del futuro (la Spagna in questo è precorritrice, visto che si è messa nelle condizioni di tranquillizzare i mercati, favorendo subito, da novembre l’avvio di una nuova stagione politica). Lo sciopero generali di oggi è più necessario di quanto si pensi, se sveglia coscienze e porta alla giusta indignazione e di questo liberali e progressisti, di destra e di sinistra non possono non essere convinti. Finalmente si batte un colpo...Altro che scelta sbagliata.   

Il Paroliere


5 settembre 2011

Lavoratori....prrrr!

Ed ora aspettiamo con ansia cosa avranno da dire i paladini del lavoro di Cisl e Uil, quelli che hanno garantito (a chiacchiere) a tutti i lavoratori della Fiat che l’azienda non sarà smantellata, invitandoli a votare Si, (eppure migliaia di persone di Termini Imerese ancora non sanno che fine faranno e difficilmente il buon Marchionne resisterà alla tentazione di non spostare la produzione di Cassino o Pomigliano fra Sudamerica ed India ed il quartier generale da Torino a Detroit) o che si sono vantati di “aver favorito le modifiche alla manovra sulle pensioni” senza neppure un’ora di sciopero…Vediamo se anche ora riusciranno nel miracolo oppure se in fondo la norma che lega i destini lavorativi di una persona alla contrattazione aziendale va bene anche a loro. D’altronde chi pranza con un ministro e cena con un altro o preferisce stringere la mano agli industriali e criticare gli altri sindacati, probabilmente pensa già al suo buen ritiro in qualche poltrona politica o in un altro degli istituti dorati in materia lavorativa esistenti solo in Italia (Cnel o Commissioni di Garanzia). Restano dunque le colpe della CGIL troppo morbida, prima di arrivare a questo 6 settembre, le insoddisfazioni degli industriali che ancora non sono contenti (chissà forse vorrebbero che le persone lavorassero a gratis) e l’ingenuità dei lavoratori, che non hanno capito quanto la paura e l’assoggettamento non li avrebbe mai salvato dalle decisioni di un governo che avrebbe scaricato su di loro errori e perdite economiche. Costretti a dichiarare, pagare e con la clava del licenziamento. Ed è comunque un bene che i lavoratori sappiano di essere soli, completamente soli alla mercé di chi li potrebbe licenziare anche per maternità, malattie perduranti, partecipazioni sindacali, utilizzando la scusa della ragione produttiva, che è in Italia peraltro è scarsa. E chissà se adesso che i lavoratori non hanno più nulla da perdere, perché tutto gli è stato tolto, capiranno che lasciarsi umiliare e credere nelle favole di alcuni sindacalisti o della Lega, il “nuovo partito degli operai” non è servito a nulla.


2 settembre 2011

Il paese di merda...quello che non ti ha cacciato

Ormai anche i quotidiani all’estero lo ignorano. Sfogliandosul web qua e là dal Le Monde ad El Pais fino al Financial Times non c’ètraccia, se non in qualche quotidiano italiano, dell’ennesimo scatto di iramista a repressione del premier italiano. Gli altri hanno cose ben piùimportanti a cui pensare che sentire le farneticanti dichiarazioni di unpresidente senza consiglio e senza governo che butta giù proposte economichesenza criterio e senza conoscere neppure quale appoggio potranno avere (ormai l’Europasta invitando in fretta e furia Tremonti a prendere in mano la situazione e senecessario a costringere con la Lega, Silvio Berlusconi alle dimissioni) e chenel pieno dell’impotenza accusa gli altri, che siano opposizione, magistrati,giornalisti di ciò che è ben noto ed indifendibile ovvero la sua posizione diricattato, imbarazzante per un paese intero. Ma c’è una frase che fa rabbia piùdi tutto, quella in cui afferma di “voler andare via da questo paese di merda”.Ebbene è proprio un paese di merda quello che in questi anni ed in questi mesiha atteso ed attende che sia lui a fare il primo passo, che mai farà, perandarsene, e che non è ancora sceso in piazza, ancora gonfio di paure eprivilegi, per mandare in archivio questa deplorevole stagione politica equesto imperatore declinante. 

Link: 

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/09/01/news/vado_via_da_questo_paese_di_merda_lo_sfogo_di_berlusconi_con_lavitola-21119423/?ref=HRER3-1

http://www.tgcom.mediaset.it/politica/articoli/1020154/manovra-il-premier-assicurapareggio-nel-2013.shtml

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