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Diario
11 marzo 2008
Spagna il giorno dopo
Intervista ad Enzo Reale
D. Poteva essere una possibile “Atocha” al contrario per Zapatero questa tornata elettorale ed invece il PSOE vince in modo molto forte. Che cosa si può dire su questa vittoria?
REALE: Innanzitutto il paragone fra la strage di Atocha e l’assassinio di Isaías Carrasco è improprio. Quel massacro colpì politicamente un governo impegnato nella lotta contro il terrorismo, l’azione di Eta si produce dopo due anni di negoziato tra esecutivo e terroristi. Quattro anni fa il Psoe utilizzò a fini politici l’attentato, cosa che Rajoy si è ben guardato dal fare. Inoltre Eta ha voluto dimostrare di essere viva e presente ma non aveva l’obiettivo di spostare voti. E poi, ovviamente, per quanto triste un omicidio ha un impatto diverso rispetto ad una strage di massa.
Il Psoe ha vinto perché ideologicamente la Spagna è di sinistra, perché ha saputo gestire e manipolare il consenso meglio del Pp e perché i popolari hanno perso la capacità di mobilitazione dell’elettorato che avevano dimostrato durante l’era Aznar.
D. In ballo è tornata prepotentemente la politica contro l’ETA e la gestione delle autonomie. Alla luce di questo perché la Spagna ha scelto chi ha concesso molto in questi termini piuttosto che il PP con posizioni molto più rigide?
REALE. Direi che questo è l’interrogativo fondamentale di queste elezioni. Le risposte possono essere molteplici ma ne scelgo una su tutte: il governo socialista è stato capace di mascherare il suo fallimento nella politica di dialogo con i terroristi, attribuendolo all’ostruzionismo dell’opposizione. E la maggioranza dei cittadini ci è cascata.
D. I dati delle elezioni presentano un quadro di totale indebolimento delle forze autonomiste ed ancora di più di quelle estremiste (Izquierda Unida). Richiamo al voto utile ma soprattutto richiesta di maggiore centralità. Cosa significa ciò in Catalogna soprattutto?
REALE. Più che una richiesta di centralità vedrei un messaggio di questo tipo: i nazionalisti possono governare a casa loro ma non devono condizionare la politica nazionale. Di fatto è una sconfessione della strategia di Zapatero che sull’appoggio dei gruppi autonomisti ha puntato tutto o quasi: ma questa bocciatura non si è tradotta in un castigo elettorale. Per la Catalogna si apre un periodo complesso visto che il governo del tripartito (socialisti, indipendentisti, ambientalisti) rischia di essere superato dagli eventi. Il Psoe ha assorbito gran parte dell’elettorato delle altre formazioni di sinistra e a Barcellona e dintorni l’unico partito che ha resistito a questa forza d’urto è stato Convergencia i Unió, oggi all’opposizione.
D. Altra questione: i temi etici. Il risultato è anche l’approvazione della politica di Zapatero in questo senso e l’inopportunità della contestazione della Chiesa?
REALE. La Chiesa è entrata in campagna elettorale e ha perso. Dubito che la maggioranza degli spagnoli si ritrovi nelle posizioni radicali di Zapatero e perfino tra i socialisti ci sono posizioni discordanti sull’opportunità di inasprrire il conflitto con la Chiesa e di accelerare la laicizzazione dello stato. E’ certo però che il messaggio che è passato è quello di una conferenza episcopale arroccata su posizioni reazionarie ed antiquate. In politica non sempre vince chi ha ragione, spesso prevale chi convince l’opinione pubblica di avere ragione.
D. La parentesi economica. La Spagna sta veramente bene ed è realmente ottimista oppure ci sono ancora buchi che possono essere rischiosi in questo processo di crescita?
REALE. La crescita sta rallentando e l’economia si annuncia come il problema principale per Zapatero in questo suo secondo mandato. Molti analisti pensano che questa nuova congiuntura rappresenti il momento della verità per l’esecutivo socialista anche perché stavolta non sarà possibile vivere sulla rendita della gestione precedente.
D. Quali sono le priorità del nuovo governo che ha una buona maggioranza, ma che dovrà comunque cercare alleanze?
REALE. Economia, questione territoriale (problema irrisolto e acuito dalle politiche di Zapatero), soluzione del cosiddetto “conflitto basco” (referendum di autodeterminazione e terrorismo di Eta), estensione dei “diritti sociali”. Un’agenda molto simile a quella della scorsa legislatura con la variabile della crisi economica a scompaginare i piani. Sulla politica estera nessuna novità sostanziale: la Spagna ormai riveste un ruolo marginale nella comunità internazionale e nessuna svolta è all’orizzonte. Riguardo alla questione alleanze sarei meno tassativo: la maggioranza scaturita dal voto di domenica è più ampia di quella di quattro anni fa e il Psoe non si farà condizionare da patti di legislatura. Punterà su appoggi puntuali che ha già dimostrato di saper ottenere e gestire con sufficiente perizia.
Enzo Reale collaboratore della rivista Ideazione, per il quale si occupa di cronache dalla Spagna da Barcellona, dove risiede ed esperto di Asia, sulla quale cura due blog 1972 e Asiaedintorni.
| inviato da ilparoliere il 11/3/2008 alle 14:14 | |
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