|
Diario
1 maggio 2009
Caro Premier la prova del nove si chiama Lampedusa
E’ stata una settimana intensa per il premier, ma al di là delle beghe di famiglia che quasi sicuramente si chiuderanno come sono iniziate (in fondo marito e moglie si guardano in cagnesco da anni), sarebbe opportuno che il premier, dopo il 25 aprile di riconoscenza partigiana, faccia qualcos’altro di sinistra e si rechi laddove regna per tutti l’inferno italiano e la situazione scotta al punto che nessuno vuole saperne di parlarne o di fare politica o di proporre vere alternative, tranne la Lega che affonderebbe tutti i barconi e deporterebbe tutti al di là del Mediterraneo. Quel posto è Lampedusa, ma potrebbe chiamarsi Borgo Mezzanone, Crotone, Otranto dove ci sono tutti quei centri che hanno smistato un’altra “Italia” fatta di sofferenti e speranzosi, di braccianti e badanti, di ragazze di strada e di delinquenti, che ci ha permesso di arrivare ad una popolazione di 60 milioni di persone, per molti una iattura, ma in realtà una grande risorsa ed un grande futuro. Lampedusa, un’isola lasciata a sé stessa, un patrimonio naturale ed umano che vive nell’indifferenza, le norme di cui si parla nelle Camere, non arrivano neppure perché lì è la guardia costiera, le forze dell’ordine presenti, i volontari, i medici e la popolazione ad essere presa a pesci in faccia, quando Gheddafi chiede autostrade e butta in mare profughi, quando paesi come Egitto, Algeria lasciano campo libero e quando Malta chiude gli occhi, (un paese appena entrato in Ue che furbescamente si sottrae alle sue responsabilità, lasciando morire in mare centinaia di persone). In questa Auschwitz moderna contro cui non basta chiedere ed ottenere l’aiuto UE o fare le prove di forza per lavarsi le mani come fanno gli altri paesi, è ora che il premier inizi il suo giro (che sia di propaganda o di impegno poco importi), fra gente che forse non vota, forse non capisce (ma i lampedusani, i brindisini, i crotonesi, i foggiani sì), ma che ha bisogno di comprensione e di vicinanza e non di essere messa nei Cie a cuocere nel futuro caldo o condannata ad essere colpevole prima di approdare in terra italiana. Anche la propaganda vuole le sua fatiche. Dove è sporco si può pulire, dove è crollato si può ricostruire, ma dove si è volutamente rotto qualcosa di umano, non si può fare finta di niente.
|