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La destra abiura la multietnicità...Se lo può permettere?

 

«La sinistra aveva aperto le porte, la sinistra era ed è quella di un'Italia multietnica: la nostra idea non è così, è quella di accogliere solo chi ha le condizioni per ottenere l'asilo politico». Purtroppo questa volta la frase del premier non è un equivoco, ma l’orgogliosa rivendicazione di una chiara scelta politica, che unita alle proposte non ritirate, ma serie, di vagoni della metrò riservati a milanesi o immigrati di Salvini (per la cronaca a Foggia è stata creata un linea bis di autobus per gli immigrati per separarli il più possibile dai cittadini) o di vagoni riservati a donne per evitare palpeggiatori stranieri della candidata leghista alle Europee, Piccinni, sposta definitivamente il governo verso una linea di confine troppo rischiosa.

Innanzitutto il premier, quando parla di idea diversa dal principio di multietnicità, prescinde dalla regolarità o meno degli immigrati. E’ questo è un passo ulteriore rispetto alla giusta lotta all’immigrazione irregolare. Anzi sembra quasi che il diritto d’asilo venga considerato un’imposizione internazionale che non un reale diritto da garantire. Inoltre il premier e la Lega attribuiscono a questo punto la paternità di una società multietnica e di una stagione cosmopolita, aperta e globalizzata unicamente alla sinistra, mentre attribuiscono alla destra, un ruolo tradizionalista, conservatore e difensore dei confini non solo geografici, ma anche culturali ed etnici. A questo punto è lecito chiedersi all’interno del centro-destra, del Popolo delle Libertà e di tutta la galassia grandissima che vi orbita intorno, se esiste ancora una destra liberale, illuminata, che culturalmente ha superato, al di là dei proclami elettorali, il retaggio del conservatorismo puro, i vecchi dilemmi etnico-religiosi oppure se questa destra non c’è più ed al suo posto c’è invece qualcosa che appartiene, ahinoi, non tanto alle evolute destre europee ed occidentali, ma a formazioni più antiche e che credevamo obsolete, a semi-nazionalismi timorosi dei cambiamenti provenienti dall’esterno. Nel primo caso infatti, anche le più conservatrici ed identitarie destre occidentali si sono mai spinte a negare l’accettazione del principio di multietnicità, da De Gaulle alla Thatcher, dall’amministrazione Bush fino a Sarkozy, che hanno avuto linee tutt’altro che morbide, ma sempre sul piano politico, ma su quello socio-religioso o etnico e sarebbe bene far ritornare il Pdl verso questi modelli. Nel secondo caso, ovvero, se l’ispirazione governativa rifugge dagli esempi precedenti, gli unici possibili sono in Europa il Bzoe di Haider, il Fn di Le Pen, Diritto e Giustizia di Kaczynski in Polonia o ancora i gruppi politici che mirano a limitare determinati sviluppi etnici come il BJP in India o il nuovo African National Congress (peraltro di sinistra) di Zuma che ha imposto una sorta di “empowerment nero”, un privilegio di diritto dei neri rispetto ai bianchi. Sarebbe troppo provocatorio dire che queste posizioni così espresse in Italia suonano più di Forza Nuova o di Fiamma Tricolore che non di un grande partito dei moderati, dei cattolici e dei liberali, ma il rischio c’è. Che dipenda dalla Lega che ricatta con i suoi numeri, o dal desiderio di dissociarsi dal Presidente della Camera, o dalla sinistra, non sappiamo, ma sappiamo che se la destra rinuncia al patrimonio multietnico, dovrà fare i conti con un mondo che la isolerà, con altre destre che non potranno mai imitarla, pena la sparizione o l'anacronismo (pensate se l’Ump, la Cdu-Csu ed il Pp facessero così in Francia, Germania e Spagna o se i repubblicani prendessero questa strada negli Usa) e soprattutto con un momento storico in cui siamo 60 milioni, grazie proprio a questa commistione etnica che fa vivere piccole e medie imprese, rivitalizza l’agricoltura, sostituisce gli italiani nei lavori più umili, aumenta il fabbisogno di scuole, ospedali e quindi di sviluppo anche urbanistico ed abbassa la media di un paese vecchio, nonostante tutti gli sforzi per ringiovanirlo. Può permettersi il Pdl di rinunciare del tutto a solidarietà, multiculturalità e confronto e di considerarle un fastidio più che un’occasione? 

 

Angelo M. D’Addesio

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Pubblicato il 11/5/2009 alle 9.55 nella rubrica Pensieri nel web.

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