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Governo forte per manovra forte

Se c’è qualcuno che ancora crede nella tesi del complotto internazionale, prego, si accomodi nella grande e già piena sala delle dietrologie e dell’ingenuità italiane. Perché l’attacco, di cui si sta parlando da giorni, non può definirsi attacco un giorno e legge del mercato un altro giorno. Gli speculatori attaccano i nostri titoli e godono della loro debolezza, frutto di superficialità, di scarsa crescita, di povero impegno imprenditoriale. Nel frattempo ogni paese ed ogni governo corre ai ripari per salvare la propria posizione, tranne il nostro. Siamo il paese che avrebbe più bisogno di un governo forte per una manovra forte ed invece si ritrova con una politica litigiosa, provinciale che si copre dietro la tesi del complotto per portare avanti una manovrina debole con i forti e forte con i deboli e sostanzialmente priva delle chiavi che occorrerebbero. Una manovra per dirsi tale dovrebbe prevedere progressivamente, ma in tempi brevi, uno smantellamento degli istituti inutili (arrivando sino alle province), una patrimoniale per chi può e deve dare e ne sono tanti in Italia, né lavora ed un forte incentivo alla concorrenza ed alle professioni che può arrivare solo da una seria liberalizzazione, purché non dei servizi essenziali. Per farlo servirebbe un governo di unità nazionale, senza liti, con un ampio ventaglio di partiti, con un ministro dell’economia capace di muoversi non solo nel campo dei tagli ma anche in quello della crescita ed un premier meno attaccato ai suoi personali problemi. Unità e coraggio che fanno difetto ad una classe politica poco responsabile, ancorata alle sue poltrone e dove non è possibile chiedere a nessuno di farsi da parte per ridare credibilità al nostro paese

Pubblicato il 12/7/2011 alle 8.58 nella rubrica La lanterna accesa.

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